Sona e Bussolengo, l’acqua divide i Comuni: “Pronti a sospendere le ordinanze”

Stessa emergenza, stessa acqua che scarseggia, stessa comunicazione arrivata dall’ATO Veronese. Ma basta attraversare il confine tra un Comune e l’altro e le regole possono cambiare.

A Verona di notte si può ancora irrigare un giardino; a Sona no. Ed è proprio dentro questa evidente contraddizione che esplode adesso la dura presa di posizione congiunta dei Comuni di Sona e Bussolengo – nella foto i sindaci Dalla Valentina e Brizzi – che chiedono una linea unica per tutta la provincia e arrivano a mettere sul tavolo una decisione clamorosa: sono pronti a sospendere le proprie ordinanze contro gli sprechi d’acqua.

Una scelta che non nasce da un improvviso ridimensionamento dell’emergenza. Anzi. Nasce dal problema opposto: secondo le due amministrazioni, non ha senso affrontare una crisi idrica che supera largamente i confini comunali con un mosaico di divieti differenti, più severi da una parte e più morbidi pochi chilometri più in là.

Tutto parte dal 10 agosto, quando il Consiglio di Bacino dell’ATO Veronese invia ai Comuni della provincia una comunicazione ufficiale dopo la decisione assunta il 7 agosto dall’Osservatorio Permanente sugli utilizzi idrici. Il livello di severità viene innalzato da “medio” ad “alto” per tutto il territorio distrettuale, con l’eccezione delle Province autonome di Trento e Bolzano.

Nella stessa nota l’ATO richiama il proprio Codice di autodisciplina: con severità alta devono essere sospesi l’innaffiamento del verde ornamentale e del verde comunale, l’irrigazione degli impianti sportivi, il lavaggio delle strade e dei mezzi comunali e il funzionamento delle fontane decorative. Per le piscine comunali alimentazione e integrazione dell’acqua devono essere ridotte al minimo compatibile con le norme sanitarie.

Da quella comunicazione sono partite, in ordine sparso, le ordinanze dei vari Comuni. Ed è qui che il quadro si è complicato.

A Sona, con l’ordinanza numero 73 firmata dal sindaco Gianfranco Dalla Valentina il 12 agosto, è stato vietato fino al 31 agosto l’utilizzo dell’acqua dell’acquedotto per irrigare giardini e prati ornamentali, senza finestre orarie notturne. Stop anche al lavaggio privato dei veicoli, alla pulizia di corti e piazzali e alle fontane decorative, mentre restano consentiti gli orti.

A Bussolengo, l’ordinanza firmata l’11 agosto dal sindaco Roberto Brizzi ha imposto anch’essa una stretta consistente: niente acqua potabile per giardini e prati, stop al lavaggio privato dei veicoli e alle fontane ornamentali, oltre ad altre limitazioni. Per gli orti è invece previsto il divieto dalle 7 alle 21.

Non perderti questa rubrica del Baco
I Sindaci e la Storia di Sona

A Verona, invece, la scelta è stata differente. L’ordinanza firmata dal sindaco Damiano Tommasi vieta gli utilizzi non essenziali dell’acqua potabile dalle 6 alle 22, ma consente dalle 22 alle 6 l’irrigazione degli orti e delle aree verdi, purché vengano adottate misure per ridurre al minimo i consumi. Anche altri aspetti sono stati disciplinati in maniera differente, comprese alcune deroghe per fontane a ricircolo e impianti sportivi.

Ed è questa geografia variabile dei divieti ad aver creato sconcerto sul territorio. Perché davanti a un’emergenza definita “alta” dall’ente di riferimento, il cittadino di Sona si trova sottoposto a una limitazione che il cittadino di Verona, in determinate ore, non ha. Una differenza ancora più difficile da comprendere quando i Comuni distano pochi chilometri e insistono sullo stesso territorio provinciale.

Sona e Bussolengo rivendicano di essersi mossi proprio sulla base delle indicazioni ricevute dall’ATO e sostengono che le rispettive ordinanze abbiano seguito fedelmente anche il facsimile predisposto dal Consiglio di Bacino. Le amministrazioni spiegano di aver esteso ai cittadini le limitazioni indicate per affrontare una situazione considerata grave, anche per le possibili conseguenze igienico-sanitarie nel caso di un ulteriore abbassamento della falda.

Ma oggi proprio i due Comuni che hanno adottato una linea particolarmente rigorosa alzano il livello dello scontro istituzionale. “Comprendiamo le difficoltà e le domande che arrivano dai cittadini, che non possono essere lasciati senza risposte”, spiegano le due amministrazioni, precisando che le ordinanze “non sono nate da una scelta autonoma o arbitraria” ma dalla comunicazione dell’ATO e dal passaggio alla severità idrica alta.

Il nodo, per Sona e Bussolengo, è ormai quello dell’efficacia stessa delle restrizioni. Perché se l’acqua va davvero risparmiata, sostengono, consentire semplicemente di utilizzarla qualche ora più tardi non risolve il problema alla radice.

“Non riteniamo coerente affrontare l’emergenza semplicemente spostando l’orario nel quale è possibile utilizzare l’acqua per irrigare: spostare il momento del prelievo non significa ridurre il consumo della risorsa idrica”, attaccano i due Comuni. E aggiungono un secondo elemento, altrettanto politico: “Non vogliamo che la nostra sensibilità ambientale e l’attenzione alla tutela dell’acqua si trasformi in una disparità di trattamento tra cittadini di Comuni confinanti. Se l’emergenza è sovracomunale, anche le misure devono esserlo. È necessario che sia indicata una linea unica, chiara e applicabile in modo uniforme”. Parole pesanti, perché spostano il problema dal semplice rapporto tra cittadini e amministrazioni alla gestione complessiva dell’emergenza in provincia.

I due Comuni hanno quindi scritto il 13 agosto all’ATO Veronese chiedendo chiarimenti interpretativi. La risposta è arrivata oggi, 14 agosto, e, riferiscono Sona e Bussolengo, conferma i contenuti delle loro ordinanze.

Ed è proprio qui che il cortocircuito diventa ancora più evidente. Se le ordinanze più restrittive di Sona e Bussolengo sono coerenti con le indicazioni dell’ATO, resta aperta la questione di come possano convivere sullo stesso territorio provinciale con provvedimenti che introducono regole differenti.

La conseguenza annunciata è forte: Sona e Bussolengo sono pronti a sospendere le rispettive ordinanze, in attesa che venga finalmente definita una modalità di intervento condivisa e uniforme.

Non significa, precisano, voler riaprire i rubinetti agli sprechi. “La nostra non è una rinuncia all’obiettivo di risparmiare acqua, che rimane pienamente condiviso e necessario. È la richiesta che questo obiettivo venga perseguito con strumenti efficaci, coerenti e uguali per tutti”.

Ed è qui che una vicenda nata dalla siccità assume un significato più ampio. Perché un’emergenza non vive soltanto dentro le ordinanze e i divieti: vive anche nella loro comprensibilità. Se a pochi chilometri di distanza cambiano orari, deroghe e possibilità di utilizzo, diventa inevitabile che i cittadini si domandino quale sia davvero la misura necessaria per proteggere la risorsa e quale, invece, dipenda semplicemente dal Comune nel quale si trovano.

Sona e Bussolengo hanno deciso di portare quella domanda direttamente sul tavolo dell’ATO. E questa volta non con una semplice richiesta di spiegazioni. Sul tavolo hanno messo le proprie ordinanze.

© 2026 Riproduzione riservata

IL BACO OGNI GIORNO

Segui il Baco

Scegli il canale che preferisci per ricevere e trovare più facilmente le notizie del territorio.

Mario Salvetti
Nato nel 1969, risiede da sempre a Lugagnano. Sposato con Stefania, ha due figli. Molti gli anni di volontariato sul territorio e con AIBI. Nella primavera del 2000 è tra i fondatori del Baco, di cui è Direttore Responsabile. E' giornalista pubblicista iscritto all'Ordine dei Giornalisti del Veneto. Nel tempo libero suona (male) la batteria.