Sona, dossi e pedane sotto esame: “sicurezza o trabocchetto”, il Comune risponde sul controllo

Ci sono temi che non hanno bisogno di grandi ideologie per accendere un’aula: bastano quattro ruote, due ruote, un colpo secco sotto le sospensioni e la sensazione, diffusa, di passare sopra qualcosa che dovrebbe proteggere e invece “ti prende” all’improvviso. Nell’ultimo consiglio comunale a Sona, il punto numero 7 mette al centro proprio questo: i dissuasori di velocità, i dossi artificiali, le pedane di attraversamento. Oggetti piccoli, bassi, ma capaci di incidere sulla vita quotidiana più di molte delibere.

Il presidente del consiglio comunale Edgardo Pesce introduce l’interpellanza urgente presentata dai gruppi Scelta per Sona Domani e Fratelli d’Italia: conformità normativa, sicurezza e manutenzione dei dossi nel territorio comunale. A esporre è la consigliera di Scelta per Sona Antonella Dal Forno (nella foto di Mario Pachera), che parte da una premessa semplice e difficile da smentire: “tocchiamo un tema che riguarda la vita quotidiana della stragrande maggioranza dei cittadini”. E non parla per teoria, ma per segnalazioni: tanti cittadini, dice, si esprimono e si lamentano “quotidianamente”.

Dal Forno mette in fila i punti: in paese ci sono dissuasori prefabbricati in gomma o plastica e dossi in conglomerato bituminoso, quelli d’asfalto. Sono strumenti diffusi per moderare il traffico e costringere al rispetto dei limiti, ma devono essere corretti, ben segnalati e mantenuti. Richiama la norma, l’articolo 179 del regolamento di attuazione del codice della strada, e lo dice in modo diretto: se un dosso è non conforme o usurato, smette di essere prevenzione e rischia di diventare “una potenziale insidia o trabocchetto” capace di provocare danni ai veicoli e, peggio, incidenti per ciclisti e motociclisti. Sullo sfondo c’è anche la responsabilità dell’ente proprietario della strada, che Dal Forno lega esplicitamente all’articolo 2051 del codice civile.

Le richieste non sono generiche. L’interpellanza chiede se esista un censimento aggiornato di tutti i dissuasori e se per ciascuno sia stata verificata la piena rispondenza ai requisiti tecnici. Chiede verifiche specifiche sui manufatti più vecchi o deteriorati, cita l’intervento visto in via Mancalacqua a Lugagnano, domanda quali criteri si usino per monitorare soprattutto i dossi in asfalto, spesso soggetti a deformazioni e cedimenti, e se esista un piano straordinario con tempi e risorse per manutenzione, sostituzione o rimozione di quelli non conformi o pericolosi.

A rispondere è il sindaco Gianfranco Dalla Valentina, che parte proprio da Mancalacqua e dal contesto pratico dell’intervento. Dice che in quei giorni l’amministrazione aveva già pianificato la data, legandola anche alla frequenza dei bus sulla strada: “Dovendo chiudere la strada per l’intero giorno, abbiamo posticipato fino ad attendere la chiusura delle scuole per la pausa pasquale” per evitare la presenza dei bus e deviare più facilmente il traffico. L’intervento, aggiunge, è stato fatto perché la condizione di quel dosso era di pericolosità.

Qui il sindaco sposta l’attenzione: la pericolosità, sostiene, non la decide la politica. “Viene individuata dai tecnici della struttura”, cioè dalla Polizia locale in concerto con l’ufficio tecnico, che valutano sia il rischio sia il rispetto della norma.

Poi il chiarimento che in aula diventa quasi una lezione di “alfabeto stradale”: “Distinguiamo il dosso dalla pedana”. Perché sono due cose diverse. La pedana di attraversamento è legata a un attraversamento pedonale e, spiega, l’altezza è “determinata dal marciapiede” per non creare barriere architettoniche. E qui arriva un passaggio che sorprende più di uno: “Non c’è nel codice della strada una regolamentazione delle pedane”. Diversamente, per i dossi vale l’articolo 179, che stabilisce dove si possono mettere e con quali caratteristiche.

Il sindaco insiste su un vincolo spesso ignorato nel dibattito “mettiamo i dossi ovunque”: “Il dosso lo si può mettere solo e soltanto sulle strade residenziali”, non sulle strade di percorrenza dei mezzi di soccorso e non sulle strade di accesso al paese, dove si devono usare pedane. E porta un esempio operativo: annuncia la realizzazione di una pedana in corrispondenza dell’impianto sportivo del rugby a Sona, spiegando che si tratta di una strada dove la velocità in ingresso è un problema e dove transitano famiglie e minori.

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Poi entra nelle misure, con la prudenza di chi sa che sbagliare numeri in consiglio è un boomerang: parla di segnaletica, bande giallo-nere, cartelli, e richiama limiti e altezze previste. Il messaggio politico, però, è un altro: anche i dossi a norma, per come sono pensati, non sempre “scoraggiano di molto” chi corre. “Ma tant’è, la legge dice così”, taglia corto.

Sul fronte del censimento, la risposta è netta: “Sì, è quello legato alle ordinanze”. Tutti i dossi e le pedane sono registrati e catalogati perché nascono da ordinanze della Polizia locale. Non è una scelta estemporanea del sindaco. E sulla manutenzione: la situazione viene monitorata e, oltre a Mancalacqua, viene citata via Kennedy, dove comincerebbero a comparire segnali che richiederanno un intervento “non troppo lontano nel tempo”.

Interessante anche la parte su come si controlla. Alla domanda sui criteri di monitoraggio, il sindaco dice apertamente che il controllo è visivo: “È visivo, cioè tu lo controlli visivamente un dosso”. Per i dossi prefabbricati si verifica che siano ancorati e, secondo norma, anche “asportabili velocemente”. Per quelli in asfalto, si osservano cedimenti e deformazioni. E sul come si interviene: viene richiamato un accordo quadro per manutenzioni urgenti su asfalti e strade, dentro cui rientrano anche le situazioni “di somma urgenza”, come un dosso pericoloso o una buca. In chiusura, annuncia anche la prossima realizzazione di un dosso in via San Quirico.

La consigliera Dal Forno rilancia: non basta un controllo visivo, chiede, non sarebbe possibile un controllo periodico “sperimentale”, cioè un’uscita sul territorio per “provare” i dossi, perché alcuni creano disagio percepibile, e Mancalacqua, dice, è stata un’esperienza chiara fino a Pasqua.

Il sindaco risponde tornando sul terreno tecnico, spiegando che anche le strutture a terra si controllano visivamente, ma “sotto carico”: il cedimento si vede perché la deformazione resta. Richiama l’esempio delle travi, delle “frecce” e delle misurazioni strutturali, per poi concludere che, per strutture a terra, non esiste una normativa che imponga un metodo diverso: “Il controllo è solo ed esclusivamente visivo”. E chiude affidandosi all’idea di presidio quotidiano: gli agenti sono “sempre in giro” e, dice, “io mi fiderei assolutamente del giudizio della nostra polizia”.

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Erica Ederle
Giornalista pubblicista, vivo di parole, immagini e connessioni: la comunicazione è il mio habitat naturale, in tutte le sue forme — dalla carta ai social, dalle storie sussurrate a quelle che fanno rumore. Sono una sognatrice concreta, una che cambia prospettiva per capire meglio il mondo (e anche sé stessa). Mi muovo tra storie, trend e narrazioni digitali con curiosità e spirito critico, sempre pronta a rimettermi in gioco. Mi occupo dei canali social del Baco da Seta, dove unisco strategia e creatività ma, soprattutto, autenticità. Perché comunicare per me è anche ascoltare, interpretare e poi trovare il filo giusto per raccontare.