Sona: a processo per la truffa delle cucine. Tante le coppie rimaste vittime

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Tutto nasce ancora nel 2013 quando molte coppie si rivolgono allo Showroom Design del Bosco di Sona per acquistare una cucina della prestigiosa marca Lube, di cui il negozio era concessionario.

Si trattava soprattutto di futuri sposi, che assieme al matrimonio stavano organizzando anche la loro nuova casa. Ma anche di qualche coppia più anziana, che invece vuole riarredare la cucina.

Il problema è che il legale rappresentante del negozio non aveva più l’incarico di vendere quelle cucine da parte della ditta. E qui nasce la truffa.

Infatti l’uomo di 34 anni si fece versare anticipi di circa 5000 euro ciascuno ma poi nessuna delle coppie ricevette nulla. Tante promesse, tante risposte di portare un po’ di pazienza, e poi il silenzio.

Decine di migliaia di euro spariti per sempre, con alcune giovani coppie che hanno dovuto rinunciare pure al viaggio di nozze e con una coppia di anziani che truffata dei risparmi di una vita, versati per arredare un appartamento per il figlio.

La vicenda era finita anche all’attenzione del programma televisivo “Mi manda Rai3”. E anche su alcuni forum di internet molte delle coppie truffate avevano trovato il modo di sfogarsi, come Anna da Trento che il 28 luglio 2014 scriveva “Attenti tutti! Giudicate voi se sono stata truffata o no. Ho ordinato una cucina Lube, una camera da letto e un soggiorno presso lo showroom design di Sona a inizio aprile. A metà maggio vado lì e non trovo più quella xxxxx che mi ha venduto i mobili. Al suo posto trovo un signore che mi dice che la Lube consegnerà le cucine a settembre. In alternativa il loro punto vendita SH Cucine mi farà arrivare la cucina in 20 giorni mentre gli altri mobili arrivavano a giorni. Siamo a fine luglio e non mi hanno consegnato ancora nulla. Mi hanno fissato svariate volte l’appuntamento per la consegna e poi l’hanno disdetto oppure non si sono presentati come hanno fatto all’ultimo appuntamento venerdì 25 luglio. Il 26 luglio sono andato a Sona e lo trovato chiuso per ristrutturazione. Sono andato a Mantova e dicono che non sanno niente. Ho chiesto di parlare con il proprietario e non lo chiamano. Mio marito li voleva picchiare. Adesso non posso fare altro che denunciarli e aspettare che un giudice mi dia ragione. Nel frattempo sono a casa nuova senza mobili e disperata”.

La vicenda è effettivamente poi finita davanti ad un giudice, ed è la truffa aggravata l’accusa contestata all’uomo, che non ha risarcito nessuno e che tramite il suo legale aveva concordato con il Pubblico Ministero un patteggiamento a un anno con il beneficio della pena sospesa.

Ma lo scorso 14 gennaio il Giudice dell’Udienza Preliminare ha respinto la richiesta in quanto non ci sarebbero le condizioni per consentire la concessione delle attenuanti generiche e della sospensione condizionale della pena.

La palla torna quindi al Pubblico Ministero, e le possibilità sono ora due: o viene concordato un nuovo tipo di accordo oppure l’imputato dovrà affrontare il dibattimento.

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