Sommacampagna, una fiaccolata di pace che accende il buio: dal Kaki Tree a Madonna di Monte

Outdoor community meeting: people seated in a circle on grass, speaker in a yellow shirt addressing the group.

La notte, a Sommacampagna, non sarà soltanto una fascia scura sopra i tetti e le colline. Venerdì 22 maggio, dalle mani di decine di persone, la luce si farà gesto, cammino, scelta. Una fiaccolata “per illuminare la notte”, dicono gli organizzatori, con un’idea semplice e ostinata: mettere un corpo davanti alla paura, un passo davanti al senso di impotenza, una comunità davanti alla tentazione di restare a guardare.

Il ritrovo è fissato alle 20.30 nel parco di villa Venier, al punto in cui da oltre vent’anni cresce un simbolo che non è decorazione, ma memoria viva: l’albero del Kaki Tree (nella foto) arrivato qui nel 2004. È legato a un progetto internazionale che diffonde nel mondo le pianticelle nate da un cachi sopravvissuto al bombardamento atomico di Nagasaki. Un segno di rinascita e di “Coscienza della Pace”, custodito e tenuto vivo dall’associazione Crea. Partire da lì non è casuale: è un modo per dire che la pace non è un sentimento generico, ma una responsabilità che passa anche dalla storia, dalle ferite, dalla consapevolezza di ciò che l’umanità è stata capace di fare.

Da quel punto, la colonna di luci si muoverà lungo il Sentiero della pace fino al santuario francescano di Madonna di Monte. Non è una passeggiata qualsiasi: il percorso è punteggiato da riflessioni esposte ai lati, testi che durante il cammino verranno letti, trasformando la marcia in una specie di rosario laico di parole e pensieri. Su quei cartelli il messaggio è netto e non ammicca: la pace “non è solo una parola ma un grande progetto che se fosse realizzato salverebbe l’umanità”. Una frase che, in questi mesi di immagini di guerra e di linguaggi sempre più duri, suona come un richiamo severo e insieme come una promessa possibile.

Gli organizzatori mettono al centro proprio questo disagio che molti sentono addosso. “In questo periodo storico drammatico – spiegano – ognuno di noi si sta interrogando sul futuro” e cresce la sensazione di non contare nulla di fronte agli eventi mondiali. Poi l’affondo, senza giri di parole: “In un momento in cui la guerra sembra essere l’unica via, abbiamo quindi scelto di non restare indifferenti.” È una frase che pesa, perché descrive un clima e insieme lo contesta. E subito arriva l’invito, che non pretende adesioni ideologiche: “L’invito a camminare insieme è rivolto a tutti, sarà un momento per sentirci una comunità in cammino, unita verso un orizzonte di speranza e per condividere il nostro desiderio di pace.”

Dietro la fiaccolata c’è il Comitato per l’educazione alla mondialità, promotore dell’iniziativa con il patrocinio del Comune. Attorno, una rete ampia, fatta di realtà diverse ma tenute insieme da una stessa parola che qui diventa pratica: partecipazione. Hanno aderito l’Azione cattolica di Sommacampagna, la cooperativa sociale I Piosi, la comunità Emmaus di Villafranca, il Comitato genitori Sommacampagna, il Gruppo missionario, il Comitato Madonna di Monte e l’Associazione per la pace tra i popoli di Verona. Un elenco che, più che un cartellone, sembra una mappa del territorio: famiglie, volontariato, comunità, associazioni, persone che si incrociano ogni giorno e che per una sera scelgono di stare insieme nello stesso passo.

Anche il Sentiero della pace ha una storia che parla di dedizione e di visione. È nato dalla spinta di Rosapia Bonomi, insegnante, scrittrice e poetessa che ha dedicato la vita ai valori della solidarietà e della pace. Camminarci sopra, con una fiaccola in mano, significa attraversare non solo un tratto di strada, ma un’idea: che i luoghi possono educare, che un percorso può diventare un discorso collettivo, che la memoria non è una targa ma un’abitudine.

Il traguardo è Madonna di Monte, santuario legato alla tradizione secondo cui vi sostò San Francesco d’Assisi. Per l’occasione sarà aperto in via straordinaria per accogliere i partecipanti. Un dettaglio che aggiunge un’immagine finale: la luce che arriva fin lì, la salita conclusa, le voci che si abbassano, la notte che non è più soltanto notte. Non perché la guerra sparisca a forza di fiaccole, ma perché una comunità, almeno per una sera, prova a rendere visibile un’altra possibilità: non l’indifferenza, non la rassegnazione, ma un cammino condiviso.

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