A Sommacampagna il confine passa anche attraverso un rubinetto. Un giardino non si può innaffiare, un orto sì ma soltanto fuori dalla fascia compresa tra le 10 e le 19, una piscina può essere riempita solo dopo il via libera del gestore dell’acquedotto. Sono le regole fissate dall’ordinanza numero 38 del 13 agosto, firmata dal vicesindaco Trivellati, entrata immediatamente in vigore su tutto il territorio comunale per affrontare la fase di severità idrica alta.
Un provvedimento che arriva nel pieno di una vicenda ormai molto più larga della semplice emergenza provocata dalla scarsità d’acqua. In provincia di Verona, infatti, attorno alle ordinanze adottate dai singoli Comuni si è aperta una discussione sempre più accesa sulla diversità delle limitazioni applicate da territorio a territorio. E proprio pochi minuti fa Sona e Bussolengo hanno alzato ulteriormente il livello del confronto, annunciando di essere pronti addirittura a sospendere le proprie ordinanze se non verrà individuata una linea uniforme per tutta la provincia.
Anche Sommacampagna parte esattamente dallo stesso punto che ha dato origine ai provvedimenti dei Comuni vicini: la comunicazione trasmessa il 10 agosto dal Consiglio di Bacino Veronese, dopo che il 7 agosto l’Osservatorio Permanente sugli utilizzi idrici aveva innalzato da “medio” ad “alto” il livello di severità idrica per il territorio distrettuale. Nell’atto comunale viene richiamato espressamente quel passaggio, insieme allo schema di ordinanza e al Codice di autodisciplina approvati dall’ATO.
La risposta di Sommacampagna è una stretta che entra direttamente nelle abitudini quotidiane. È vietato utilizzare l’acqua proveniente dal pubblico acquedotto per lavare corti, piazzali e altre aree scoperte, così come per il lavaggio privato di automobili e altri veicoli a motore. Gli autolavaggi restano fuori dal divieto. Stop anche agli utilizzi definiti nell’ordinanza per scopi voluttuari, tra i quali fontane ornamentali, zampilli e piscine.
Il punto più evidente riguarda però il verde privato: niente acqua potabile della rete per irrigare o innaffiare giardini e prati, senza fasce orarie nelle quali il divieto venga meno. Su questo fronte Sommacampagna sceglie quindi una linea rigida, molto vicina a quella adottata da Sona, dove l’ordinanza firmata il 12 agosto vieta anch’essa l’irrigazione di giardini e prati ornamentali con acqua dell’acquedotto.
Per gli orti, invece, la disciplina cambia. A Sommacampagna il prelievo dalla rete idrica per l’innaffiamento è vietato dalle 10 alle 19. Fuori da quella fascia l’ordinanza non introduce il divieto.
Ed è proprio in differenze come questa che si inserisce la polemica che sta attraversando il territorio veronese. A Bussolengo, per esempio, l’irrigazione degli orti con acqua della rete è vietata dalle 7 alle 21, mentre per gli orti comunali la fascia di stop va dalle 8 alle 19. Per giardini e prati, invece, anche Bussolengo ha previsto il divieto di utilizzare acqua potabile.
A Sommacampagna una disciplina specifica riguarda anche le piscine pubbliche e private. Il riempimento, così come il rinnovo anche soltanto parziale dell’acqua, può avvenire esclusivamente dopo un’autorizzazione espressa del gestore dell’acquedotto, che dovrà valutarla sulla base della reale disponibilità della risorsa a livello locale.
Restano consentiti i normali utilizzi domestici, zootecnici e industriali, oltre agli impieghi necessari per attività regolarmente autorizzate nelle quali sia indispensabile l’uso di acqua potabile. Il senso dell’ordinanza è chiaro: garantire prima di tutto l’acqua per i bisogni essenziali e stringere invece sui consumi rinviabili.
La stretta riguarda anche il Comune. L’ordinanza prevede che il personale comunale e i soggetti che gestiscono servizi pubblici possano intervenire in deroga ai divieti per esigenze di pubblico interesse o per il mantenimento dei beni pubblici, ma nel rispetto del programma comunale previsto dal Codice di autodisciplina. Nella tabella allegata vengono indicate, con livello di criticità alto, la sospensione dell’innaffiamento del verde ornamentale e comunale, quando questo non provochi danni alle piante, del lavaggio del parco auto e delle strade comunali e delle fontane decorative senza ricircolo interno.
L’EDITORIALE DEL BACOTutti abbiamo bisogno di una tazzaL’ordinanza non indica una data fissa di scadenza come accade in altri Comuni: le limitazioni resteranno in vigore fino alla cessazione dell’attuale livello di severità idrica, salvo nuovi provvedimenti. Anche questo è un elemento che differenzia Sommacampagna da Sona e Bussolengo, dove le ordinanze sono state inizialmente impostate fino al 31 agosto.
Ai cittadini viene inoltre chiesto di ridurre i consumi anche dentro casa: controllare eventuali perdite, utilizzare frangiflusso, far funzionare lavatrici e lavastoviglie a pieno carico, preferire la doccia alla vasca, non lasciare scorrere inutilmente l’acqua e recuperare quella utilizzata per lavare frutta e verdura per innaffiare le piante.
Non sono, però, soltanto raccomandazioni. L’ordinanza prevede sanzioni per chi viola i divieti e dispone controlli da parte della Polizia Locale e delle forze dell’ordine, anche per contrastare eventuali prelievi abusivi. Ed è qui che Sommacampagna entra dentro una fotografia provinciale diventata nelle ultime ore decisamente agitata.
La scintilla iniziale è stata la nota dell’ATO del 10 agosto. Da quella comunicazione sono seguite ordinanze comunali con divieti e fasce orarie non sempre coincidenti. A Sona è stata scelta una linea molto rigida sull’irrigazione dei giardini; Bussolengo ha adottato limitazioni analoghe ma con proprie fasce per gli orti; Sommacampagna introduce a sua volta un modello ancora diverso negli orari.
Una situazione che nelle ultime ore ha portato Sona e Bussolengo ad una presa di posizione congiunta particolarmente dura. Le due amministrazioni sostengono di aver seguito fedelmente le indicazioni ricevute dal Consiglio di Bacino e contestano il fatto che una stessa emergenza possa tradursi in regole differenti tra Comuni anche confinanti. Dopo una richiesta di chiarimenti inviata il 13 agosto, spiegano inoltre di aver ricevuto oggi dall’ATO una risposta che confermerebbe i contenuti delle loro ordinanze.
Il cuore della contestazione è racchiuso in una frase molto netta: “Non riteniamo coerente affrontare l’emergenza semplicemente spostando l’orario nel quale è possibile utilizzare l’acqua per irrigare: spostare il momento del prelievo non significa ridurre il consumo della risorsa idrica”. E ancora: “Se l’emergenza è sovracomunale, anche le misure devono esserlo”.
Sona e Bussolengo sono arrivati quindi ad annunciare di essere pronti a sospendere le rispettive ordinanze, in attesa che venga definito un indirizzo uniforme sul territorio provinciale. Non mettono in discussione la necessità di risparmiare acqua, ma il fatto che quell’obiettivo venga perseguito con strumenti differenti a seconda del confine amministrativo nel quale ci si trova.
L’ordinanza di Sommacampagna aggiunge così un altro tassello a questo mosaico. Qui la linea è chiara: prati e giardini restano all’asciutto, gli orti possono essere irrigati soltanto fuori dalle ore centrali della giornata, le piscine passano attraverso l’autorizzazione del gestore e gli usi non essenziali vengono drasticamente ridotti.
Ma mentre i rubinetti vengono regolati Comune per Comune, la domanda che sta diventando sempre più difficile evitare è ormai tutta politica e amministrativa: può un’emergenza che riguarda lo stesso territorio essere governata con regole diverse a pochi chilometri di distanza?
È esattamente su questa crepa che Sona e Bussolengo hanno deciso di forzare la mano. E adesso, con anche Sommacampagna dentro il quadro delle ordinanze, il confronto sulla gestione provinciale dell’acqua è destinato a pesare almeno quanto i divieti stessi.
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