Sommacampagna, la TARI aumenta ma la prima rata slitta al 30 settembre

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Le bollette erano arrivate nelle cassette della posta quando il tempo per pagarle era ormai ridotto a pochi giorni. In qualche caso non erano ancora state consegnate. A Caselle, la mattina, davanti all’ufficio postale si era già formata la coda di chi le tasse continua a pagarle allo sportello, con il bollettino in mano e la scadenza del 31 luglio ormai addosso.

È partita da questa immagine molto concreta la decisione assunta dal consiglio comunale di Sommacampagna durante la seduta del 30 luglio: rinviare al 30 settembre il pagamento della prima rata della TARI 2026.

La modifica è arrivata nel corso della discussione sulle nuove tariffe del servizio rifiuti, dopo la proposta avanzata dal consigliere Gianfranco Dal Forno. Il consiglio ha sospeso brevemente i lavori, predisposto un emendamento e acquisito i pareri favorevoli degli uffici. La nuova scadenza è stata quindi approvata all’unanimità.

Dietro lo spostamento della rata, però, c’è una questione molto più ampia. La TARI aumenta e, per diverse categorie di utenti, l’incremento sarà nettamente superiore al limite di crescita del 6,8% previsto per il Piano economico finanziario del servizio.

La discussione si è sviluppata attraverso due punti collegati. Prima il consiglio ha preso atto del Piano economico finanziario, il PEF, validato dal Consiglio di Bacino Verona Nord. Subito dopo ha approvato le tariffe che dovranno coprire integralmente il costo della raccolta, del trasporto, dello smaltimento dei rifiuti, dello spazzamento e del lavaggio delle strade.

L’assessora Chiara Turazzini (nella foto) ha spiegato che il PEF è costruito seguendo il nuovo metodo tariffario nazionale MTR-3, definito da ARERA, l’autorità che regola energia, reti e ambiente. Il documento utilizza i dati del Comune e dei gestori del servizio, prima Serit e dal 1 giugno la nuova società in house, e stabilisce l’importo massimo che può essere coperto attraverso le tariffe. Per Sommacampagna il costo complessivo indicato per il servizio rifiuti è di 2.272.311 euro.

Il PEF non è una semplice previsione politica. È il contenitore dentro il quale devono rientrare tutti i costi riconosciuti del servizio e rappresenta la base obbligatoria per determinare la TARI. Il passaggio in consiglio ha però suscitato perplessità tra le minoranze, che hanno sottolineato la difficoltà di esprimersi su un documento estremamente tecnico senza averne compreso fino in fondo meccanismi e contenuti. La richiesta è stata chiara: non limitarsi a una presa d’atto formale, ma prevedere un momento di approfondimento che consenta ai consiglieri di capire realmente su che cosa siano chiamati a votare.

Il sindaco Fabrizio Bertolaso ha riconosciuto la complessità della materia, resa ancora più difficile dal passaggio dal precedente metodo MTR-2 al nuovo MTR-3. Ha però ricordato che il PEF viene predisposto dal Comune, validato dal Consiglio di Bacino e successivamente recepito nuovamente dal consiglio comunale, prima della trasmissione dei dati ad ARERA. Il punto è stato approvato con i voti della maggioranza e l’astensione delle minoranze. Nessun voto contrario.

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Il passaggio immediatamente successivo ha portato la discussione dalle formule contabili alle bollette che arriveranno a famiglie e imprese.

Il servizio rifiuti deve essere finanziato interamente attraverso la TARI. Se i costi riconosciuti aumentano, anche il gettito richiesto agli utenti deve crescere. L’Amministrazione ha deciso di utilizzare 127.908 euro dell’avanzo del 2025 per assorbire una parte degli extracosti maturati nei PEF del 2024 e del 2025.

L’obiettivo dichiarato è stato quello di ridurre il peso complessivo sulle utenze. A Sommacampagna risultano 6.137 utenze domestiche e 1.320 utenze non domestiche, con una ripartizione di circa l’82% tra famiglie e il 18% tra imprese, negozi, uffici e altre attività.

La quota fissa della tariffa resta distribuita come nel 2025. Per le abitazioni continua quindi a incidere soprattutto la superficie dell’immobile. È stata invece modificata la ripartizione della quota variabile, quella legata ai costi effettivi di raccolta, trasporto, trattamento e smaltimento.

Il peso assegnato alle utenze domestiche scende dal 57% al 45%, mentre aumenta quello sostenuto dalle attività economiche. La scelta, secondo l’Amministrazione, permette di proteggere maggiormente le famiglie e di avvicinare il sistema al principio secondo cui chi produce più rifiuti deve sostenere una quota maggiore del costo.

Il risultato non evita comunque aumenti consistenti. Una famiglia di tre persone, residente in un’abitazione di 100 metri quadrati, passa dai 148,33 euro del 2025 ai 175,53 euro del 2026. L’aumento è di 27,20 euro, pari al 18,34%. Per una famiglia di sei persone, sempre prendendo come riferimento una superficie di 100 metri quadrati, la bolletta sale da 234,44 euro a 275,67 euro, con un incremento del 17,59%. Una persona sola in un’abitazione di 100 metri quadrati passa invece da 81,77 euro a 97,73 euro. Sono quasi 16 euro in più, pari al 19,52%.

Gli esempi mostrano come il limite di crescita del PEF non si traduca automaticamente in un aumento identico per ogni bolletta. Il costo complessivo viene infatti redistribuito tra quote fisse e variabili, famiglie e attività, categorie differenti e coefficienti stabiliti dalla normativa.

Tra le utenze non domestiche gli scostamenti sono ancora più marcati. Un ristorante di 400 metri quadrati, che nel 2025 pagava 3.873,95 euro, nel 2026 arriverà a 4.192,94 euro. L’aumento è dell’8,23%. Un ufficio di 100 metri quadrati passerà invece da 172,27 euro a 250,83 euro. Nel dibattito non è stata indicata la percentuale, ma l’aumento è superiore a 78 euro. Per un magazzino logistico di mille metri quadrati, la tariffa salirà da 713,41 euro a 1.132,26 euro, con un incremento del 58,71%. È uno degli scatti più pesanti tra gli esempi portati in aula.

L’Amministrazione ha spiegato di aver eseguito numerose simulazioni per evitare aumenti ancora più squilibrati. Nella distribuzione del costo si è tenuto conto anche del valore assoluto già molto elevato pagato da alcune categorie, come la ristorazione, e della possibilità per le attività economiche di detrarre l’Iva.

Secondo i confronti svolti dagli uffici, nonostante gli aumenti le tariffe di Sommacampagna resterebbero mediamente inferiori a quelle di diversi Comuni vicini, con differenze che, a seconda delle categorie, andrebbero dal 15% fino a percentuali molto più ampie.

Restano confermate anche le agevolazioni già previste negli anni precedenti. Le famiglie con bambini fino a due anni potranno continuare a ricevere gratuitamente le forniture previste per i pannolini, oppure scegliere il contributo per quelli lavabili. Restano i sacchetti verdi gratuiti per le persone incontinenti e l’azzeramento della parte variabile per le famiglie con almeno quattro figli minorenni.

Sulle bollette pesano inoltre alcune componenti nazionali che non vengono decise dal Comune. Ogni utenza dovrà sostenere 10 centesimi per la gestione dei rifiuti accidentalmente pescati nei fiumi, 1,50 euro destinati alle agevolazioni legate a eventi meteorologici eccezionali e 6 euro per finanziare il bonus sociale rifiuti rivolto ai nuclei familiari in difficoltà.

La consigliera Graziella Manzato ha chiesto come fosse possibile che, a fronte di una crescita massima del PEF del 6,8%, alcune tariffe aumentassero del 20% o addirittura di quasi il 60%. Il sindaco ha collegato il fenomeno anche al crollo degli introiti derivanti dalla vendita dei materiali raccolti in modo differenziato. Plastica, carta, vetro e lattine avrebbero oggi un valore di mercato molto più basso rispetto al passato. Le somme che prima contribuivano a sostenere il servizio sono diminuite e la parte mancante deve essere recuperata attraverso le bollette.

È un paradosso che colpisce soprattutto i territori nei quali la raccolta differenziata ha raggiunto livelli elevati: aumentano le quantità da avviare al recupero, ma diminuisce il valore riconosciuto ai materiali.

La parte più immediata del confronto ha riguardato però la consegna tardiva degli avvisi. Dal Forno ha segnalato che molte famiglie avevano ricevuto il bollettino soltanto sei o sette giorni prima della scadenza. Alcuni cittadini, al momento del consiglio, non lo avevano ancora ricevuto. La situazione aveva già provocato code agli sportelli postali, aggravate a Sommacampagna dalla chiusura dell’ufficio del capoluogo.

L’assessora ha riferito che gli avvisi erano usciti dagli uffici il 23 giugno e che la società incaricata della consegna era nuova, scelta nel rispetto del principio di rotazione. Il Comune attende ora i tracciati delle spedizioni per verificare quando e dove si siano prodotti i ritardi. Chi ha scelto la bolletta digitale l’aveva invece ricevuta nel mese di giugno.

È stato inoltre chiarito che il mancato pagamento della rata relativa all’anno in corso non provoca il blocco dell’accesso all’isola ecologica. La sospensione può scattare soltanto in presenza di morosità relative ad annualità precedenti.

La proposta di spostare la scadenza al 30 settembre ha trovato immediatamente il consenso del sindaco e di tutti i gruppi. L’emendamento è stato presentato formalmente da Dal Forno, ha ottenuto i pareri tecnici e contabili favorevoli ed è stato votato all’unanimità. Anche le nuove tariffe, nella versione modificata, sono state approvate senza voti contrari, con l’astensione delle minoranze.

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