Sommacampagna, cinquant’anni dopo: alla Baita Alpini si ritrova la classe 1976/1977 di Monguelfo

Group of men posing outdoors in a line on a grassy lawn, many wearing hats, at a sunny gathering.

Domenica 24 maggio, alla Baita Alpini di Sommacampagna, le penne nere erano in più di ottanta. Esattamente cinquant’anni fa erano ragazzi con i capelli corti e la divisa addosso, spediti a Monguelfo per dodici mesi di leva, classe 1976/1977. Oggi sono uomini maturi ma con lo stesso passo solido di chi sa cosa significa camminare in salita.

Vengono da mezza Italia, anche se il grosso arriva dalle terre del Nord. C’è chi ha portato la moglie, testimone della vita venuta dopo, e ci sono donne arrivate da sole, con il cappello del marito tra le mani. Sono le vedove di quelli che “sono andati avanti”, come dicono gli alpini per non pronunciare la parola morte. Sono venute lo stesso, nonostante l’assenza, con l’intento di onorarli e di ricordare. 

La giornata è cominciata con la Santa messa. Un ricordo per i compagni che mancano, per poi spostarsi a tavola. Lì la memoria ha ricominciato a girare e sono riemersi gli aneddoti di quei dodici mesi trascorsi insieme, che a vent’anni sembravano un’eternità e che oggi, a guardarli da lontano, sembrano un soffio.

Ci sono i racconti di chi era conducente di muli e parlava con le bestie per farsi obbedire lungo i sentieri di roccia; le imprecazioni degli autisti alle prese con i motori che non volevano partire nelle mattine di gelo; le storie di chi prestava servizio allo spaccio o sudava dietro i pentoloni delle cucine. Si mescolano i gradi e i destini: penne bianche, tenenti, sergenti e alpini semplici. Tutti ugualmente ansiosi di rivedersi dopo tanto tempo. 

Così si finisce con gli occhi un po’ lucidi e l’entusiasmo dei vent’anni ritrovato per qualche ora. Si torna a casa, verso le proprie case e le fatiche quotidiane, ma con l’impegno scritto nel cuore di ripetere presto l’esperienza. Magari senza aspettare altri cinquant’anni. Perché finché c’è una penna nera che si ricorda di un’altra penna nera, quel pezzo di giovinezza speso a Monguelfo non andrà mai perduto.

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Elisa Oliosi
Nasce il 28 febbraio 1985 e risiede a San Giorgio in Salici da sempre. Si è laureata in Lingua e Letteratura Moderna e Contemporanea per poter insegnare: ciò che ha sempre sognato. Ora insegna Letteratura e Storia presso l'Istituto Tecnico di Bussolengo. E' sposata con Carlo, un collega di università, e ha due bambini.