Solori, bilancio 2025 in corsa e Moretto verso la conferma: la partita si gioca tra sportelli e nuova sede

Middle-aged man with glasses in a blue striped shirt speaking at a desk in a wood-paneled room

Una società pubblica non fa rumore quando funziona, e proprio per questo la sua “voce” si sente nei punti più delicati: nelle richieste dei cittadini, nelle pratiche che devono scorrere, nei pagamenti che entrano o restano impigliati. A Verona, il Comitato di Controllo di Solori, la Società Locale di Riscossione, si è riunito per mettere un timbro importante sul bilancio 2025 e per indicare la rotta sulla guida. Il risultato è un doppio segnale: conti in crescita e una scelta di continuità con la proposta, unanime, della candidatura di Giuseppe Moretto come amministratore unico, da ratificare in assemblea dei soci.

Attorno al tavolo siedono i rappresentanti dei Comuni soci: Verona, San Giovanni Lupatoto, Grezzana, Pescantina, Valeggio sul Mincio, Cortina d’Ampezzo, Arcole e Cerea. E proprio l’ingresso recente di Cerea viene letto come una fotografia nitida dell’“appeal” della società: una partecipata che non resta confinata al perimetro tradizionale della riscossione, ma prova ad allargare il campo d’azione.

Sul bilancio 2025, il dato che salta fuori come un cartello ben visibile è la crescita dei ricavi: oltre il 15%. Il motivo, spiegano i numeri, sta anche in commesse straordinarie e in un aumento dell’attività svolta per i Comuni soci. Non è soltanto una curva che sale: è un segnale di carico di lavoro, di servizi che vengono chiesti e presi in consegna. In parallelo, l’utile netto supera il milione di euro, con un incremento del 21%. Una continuità positiva rispetto agli anni precedenti, ma con un passo in più.

Il presidente del Comitato di Controllo, l’assessore al Bilancio del Comune di Verona Michele Bertucco (nella foto), usa parole nette e non tecniche: società “in salute”, “solida” e “dinamica”, con margini per ampliare le attività. In una partecipata, queste definizioni non sono soltanto aggettivi: diventano un messaggio ai soci e al territorio, perché tradotte in pratica significano capacità di reggere nuovi incarichi e di sostenere investimenti senza traballare.

Ed è proprio sullo Stato patrimoniale che spunta uno degli snodi più concreti: l’acquisto dell’immobile di via Avesani, destinato a futura sede. Un passaggio che pesa, perché non è un dettaglio contabile: è un investimento fisico, un “punto sulla mappa” che lega la società a un progetto di lungo periodo. Accanto, il rafforzamento della solidità aziendale con maggiori accantonamenti racconta una scelta prudente: mettere da parte risorse per reggere urti e imprevisti, invece di inseguire solo il risultato immediato.

C’è poi il capitolo innovazione tecnologica, che qui non viene venduto come slogan, ma come conseguenza misurabile: riduzione di costi, anche quelli postali, grazie alle notifiche online, e incassi migliorati. In altre parole, meno carta che viaggia e più pratiche che arrivano a destinazione in tempi utili. A sintesi di questa solidità, un numero fa effetto da solo: il valore di un’azione Solori è passato dai 500 euro del 2013 ai 3.798 del 2025. È un indicatore che racconta una crescita patrimoniale costante, e che i soci guardano come si guarda una garanzia.

Ma la crescita, soprattutto quando si incrocia con servizi rivolti al pubblico, porta con sé anche un rovescio: la pressione sugli sportelli e sui tempi di risposta. Il costo del personale viene definito “sotto controllo”, pur con un incremento legato a nuove esigenze operative. Qui la scena è molto concreta: le richieste aumentano, e aumentano anche le attese. In prospettiva, è previsto un potenziamento degli sportelli per ridurre i tempi di risposta ai cittadini, che oggi sono cresciuti anche per effetto dei nuovi sistemi di raccolta rifiuti. Sistemi che, nella quotidianità, si traducono in tessere da consegnare per l’uso dei cassonetti ad accesso controllato, un incarico affidato a Solori che porta persone, domande e urgenze davanti ai banconi.

Sul fronte delle funzioni, c’è un’altra ambizione che cambia scala: Solori si sta candidando a diventare Centrale di Committenza, con la possibilità di gestire gare d’appalto per conto di Comuni medio-piccoli. È un passaggio che, se si concretizza, allarga il perimetro dall’incasso e dai servizi di supporto a un ruolo più strategico e delicato, dove la competenza organizzativa e la solidità amministrativa diventano essenziali.

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Guardando al 2026, la traiettoria resta di crescita, ma senza dare per scontate le entrate straordinarie che hanno aiutato l’ultimo esercizio. E intanto arrivano cifre e scelte che indicano un cantiere aperto: un aumento del costo del personale di circa 150.000 euro, legato all’inserimento di tre nuove risorse allo sportello, in parte compensato da pensionamenti. E investimenti finanziari a breve termine sul monetario per circa 885.000 euro, in vista della ristrutturazione della nuova sede di via Avesani.

In questo quadro, la proposta di confermare Giuseppe Moretto come amministratore unico viene spiegata come una scelta di stabilità: non cambiare il timoniere mentre si alzano velocità, funzioni e aspettative. Ma la stabilità, per una società che lavora a stretto contatto con i Comuni e con le esigenze quotidiane del territorio, non è un punto d’arrivo. È un impegno: tenere insieme conti che crescono, servizi che aumentano, sportelli che devono reggere l’urto e un futuro che si annuncia più ampio e più complesso. Verona e gli altri Comuni soci, con il bilancio 2025 approvato dal Comitato di Controllo, hanno acceso un semaforo verde. Adesso resta la parte più delicata: far sì che quel verde si veda anche nella vita pratica, tra pratiche, notifiche e tempi che si accorciano davvero.

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