Sogno di una Morgan di mezza estate

Poche settimane fa tornavo a casa dall’evento motoristico del Vicenza Classic Car Show tenendo stretto fra le mani un modellino di una Morgan Aero 8 del 2003 che cercavo da molti anni e di cui ho sempre apprezzato moltissimo il design retrofuturista tipico dei primi anni 2000.

Sfortunatamente, debbo affermare di essere uno dei pochissimi ad essere rimasti entusiasmati dal suo design, probabilmente quei fanali a mo’ di “Clarence, il leone strabico” furono una scelta stilistica un po’ troppo ardita.

Sforare troppo dai confini della tradizione non rientra fra le caratteristiche di Morgan, azienda automobilistica inglese che ha fatto delle tradizionalissime roadster artigianali vecchia scuola britanniche il suo pane quotidiano. Uno stile inconfondibilmente british, delle giacche di tweed su quattro ruote, i modelli più famosi e longevi del marchio come la 4/4 o Plus 8 hanno presentato solo piccole variazioni tecnico-meccaniche senza mai cambiare in maniera significativa negli anni della loro produzione – tanti – sia in quanto a design che a impostazione meccanica (hanno “tradito” il telaio in acciaio e frassino in favore del ben più moderno alluminio solo cinque anni fa…).

Quest’affascinante azienda inglese – e anche italica, dal momento che ad oggi è di proprietà dell’industriale Andrea Bonomi – si è concessa poche volte delle divagazioni sul tema del design classicista, creando alcuni modelli vagamente più moderni quali la sopracitata Aero 8 (2001), la AeroMax (2008) o le concept car Eva GT (2010) o SP1 (2014).

Insomma, una Morgan ha la capacità innata di farsi riconoscere ovunque e da chiunque, proprio come la Porsche 911, la Fiat 500, il Volkswagen Maggiolino, la Mini, la Vespa, la Lada Riva (sì, anche lei pur non essendo esattamente una reginetta di bellezza). Più che doveroso quindi è omaggiare cotanta iconicità presentando un modello che esalti lo spirito così squisitamente sbarazzino ed estivo – parola chiave – di Morgan, realizzato a quattro mani con la carrozzeria italiana Pininfarina (leggi “garanzia di capolavoro”).

La Midsummer celebra la tradizione artigianale di Morgan e Pininfarina reinterpretando le forme sinuose Morgan con un pizzico di fresca modernità, quel tanto che basta per non snaturarne l’iconico design. È lo stesso approccio adottato dal chitarrista Slash e le sue collaborazioni musicali per la realizzazione del recentissimo album di cover blues “Orgy of the damned” (molto bello, ascoltatelo…).

La parte moderna di questa vettura comprende senza dubbio la componentistica meccanica, quali l’intramontabile motore sei cilindri in linea biturbo di derivazione BMW e trasmissione automatica ad otto marce della tedesca ZF. La carrozzeria è un tripudio di elementi tecnologici amalgamati sapientemente all’estetica classica: spiccano infatti le triadi di prese d’aria sui parafanghi anteriori o quelle “a tastiera di pianoforte” sul cofano motore.

E che dire degli interni in pelle rosso scuro, della cascata di legno teak che adorna il perimetro e l’interno dell’abitacolo, dei quadranti così deliziosamente analogici, della sensazionale lunga coda spiovente, degli scarichi cromati tondi o dei profili in alluminio lucidato a mano sotto la scocca? Assolutamente mozzafiato!

Ma un capolavoro non è mai interamente perfetto e, va fatto necessariamente notare, quella leva selettrice del cambio così teutonicamente ergonomica (anch’essa di derivazione BMW) stona non poco. Forse ci si poteva sforzare un po’ di più per incorporarla meglio del design complessivo dell’interno. Per quanto riguarda i due microscopici deflettori al posto del parabrezza Morgan ha affermato di aver messo a disposizione anche un parabrezza avvolgente dall’aspetto e funzione più canonici, seppur gran parte dei cinquanta acquirenti della Midsummer (già tutte vendute purtroppo…) abbia preferito mantenere i deflettori.

Se questa Morgan fosse una canzone sarebbe South Of The River del cantante inglese Tom Misch. Se fosse invece un gelato sarebbe una coppetta limone e amarena con una cialda sopra: freschissimo, dolce e intrinsecamente estivo. Una roadster che sa di soleggiata gita per due sul Lago di Garda a godersi colori, suoni, sensazioni, sapori e profumi della stagione più bella dell’anno.

Nicola Franchini
Nato nel 2004 e Palazzolese doc, si è diplomato al liceo linguistico Medi di Villafranca nel luglio 2023. Frequenta attualmente il corso di Scienze della Comunicazione all'Università di Verona ed ha iniziato a collaborare con il Baco da Seta nel novembre 2023 come corrispondente per Palazzolo. Cresciuto secondo il culto dell'automobile, negli anni ha collezionato centinaia di modellini e riviste del settore dell'automotive e visto tutti gli episodi del celebre programma britannico "Top Gear". Ascoltatore sin da neonato dell'emittente radiofonica che trasmette "musica di gran classe", nel tempo libero si diletta ad ascoltare (per ore) la musica, suonare (per altrettante ore) la chitarra e nuotare (fin dai tempi dell'asilo).