Sociale: prosegue l’analisi

Con un precedente articolo avevamo iniziato una riflessione sulla situazione del sociale a Sona, che si concludeva con: “non è possibile andare oltre nell’indicare parametri o suggerire proposte sull’argomento, partendo da percezioni personali, troppo limitate per essere adeguate ad individuare le reali necessità”.

L’articolo ricordava che le ultime indagini relative al comparto giovani ed anziani del nostro Comune datano anni 1986 e 1989 e le informazione che forniscono, superate. Con questo secondo intervento sulla stesso argomento intendiamo aggiungere alcune ulteriori considerazioni. Innanzitutto si tenga conto che lo Stato, per motivi economici, fornirà in futuro sempre minori servizi nel campo socio-sanitario, garantendo esclusivamente quelli istituzionali, e quindi dovranno essere gli Amministratori locali a trovare risorse e soprattutto idee per fornirli.

Idee, ad esempio, come quella concretizzata recentemente dai Comuni limitrofi, Bussolengo e Sommacampagna, che presentando in Regione un Progetto ai sensi del Decreto della Giunta Regionale 3912/2008 hanno ottenuto il riconoscimento di “Amministrazione amica della famiglia 2009” ed un interessante contributo per potenziare gli interventi nel settore.

Il compito degli Amministratori nei prossimi anni non sarà comunque facile, a causa di entrate fiscali non in crescita. La disponibilità economica non è però la componente più importante per realizzare progetti nel campo del welfare. Le politiche di solidarietà sul territorio, dovrebbero sempre contare soprattutto sul volontariato che può sopperire a quanto i bilanci pubblici non possono dare, ma soprattutto perché alimenta vicinanze e partecipazione. In una Comunità con un tessuto sociale ricco di associazioni di volontariato, quale è quello di Sona, non sarà difficile sollecitare la loro partecipazione; i risultati su questo terreno hanno sempre misurato le effettive capacità di amministrare degli eletti.

I servizi forniti oggi nel settore dal nostro Comune spaziano dai minori agli anziani, dall’handicap, fino a giungere all’assistenza generica. Mancano però le proposte per risolvere nei prossimi anni nuove esigenze vitali. Ci riferiamo alla necessità di soluzioni che garantiscano spazi edilizi ed organizzazioni quale rete di sostegno, soprattutto alle famiglie, 24 ore al giorno ed in tutti i periodi dell’anno. Un Centro Polifunzionale danese, che garantiva un simile servizio, visitato negli anni ’80 dai nostri Amministratori, forniva i seguenti servizi:

– riceveva i bambini di chi era impegnato nel lavoro ed anziani parzialmente non autosufficienti per brevi periodi ed era casa alloggio per famiglie in difficoltà;

– disponeva di spazi dedicati al tempo libero con tecnologie moderne per lo studio, la lettura e la ricerca;

– metteva a disposizione spazi per anziani con aree di riposo e di ristoro, con palestra, mini piscine, nonché un nucleo di assistenza sanitaria. L’attività del Centro nel periodo estivo si trasformava in parte in attività di campeggio per giovani ed organizzava gite turistico -culturali per anziani.

L’Ente pubblico, soprattutto Comune, contribuiva con una quota fissa ed una variabile legata al numero dei fruitori dei servizi, ma il volontariato era il fulcro dell’attività.

Riprodurre sul nostro territorio qualcosa di simile vorrebbe dire fornire una risposta complessiva adeguata ad una società, la nostra, che per problematiche sociali è ormai simile a quella dei paesi nordici europei. Ci riferiamo ad una vita quotidiana nella quale l’organizzazione del lavoro e dei servizi ad esso collegati non lasciano spazio alle famiglie per occuparsi in modo continuativo dei propri figli, nelle diverse età, e degli anziani loro affidati.

Un progetto come quello sopra illustrato, potrà realizzarsi nel nostro Comune? Probabilmente non sono ancora ottenibili da noi alcune eccellenze di quella realtà civica. Crediamo però che i tempi siano maturi perchè i Partiti, le Associazioni, non ultime le Parrocchie presenti sul territorio promuovano un dibattito su questo argomento ed i nostri Amministratori comunali prendano l’iniziativa di coordinare il tutto, avviando le indagini conoscitive delle quali abbiamo scritto più sopra. Per raggiungere un risultato come quello sopra illustrato necessitano tempi e azioni propedeutiche.

Si dovrebbero incrementare le politiche di promozione e sviluppo della sussidiarietà orizzontale, riconoscendo che nelle Comunità locali risiedono le migliori risorse per il proprio sviluppo e tali risorse trovano un terreno fertile per esprimersi nel welfare; le Associazioni genitori/famiglie, già operanti sul territorio, dovrebbero essere da subito coinvolte nel progetto, così come tutte le molte altre Associazioni di volontariato; si dovrebbero infine attivare incontri con la cittadinanza, perché la maggiore valorizzazione della Comunità e del suo territorio in tutte le sue componenti è la strada maestra per stimolare partecipazione ed ottenere quindi scelte condivise.

Una così corposa attività presuppone però la disponibilità e l’impegno di tutte le risorse civiche sensibili ai problemi sociali presenti sul territorio, superando ogni divisione di schieramento politico e di pregiudizio sociale. Il nostro augurio è che si trovino luoghi, tempi e modi per raggiungere un simile obiettivo.

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Renato Salvetti
Nato a Rovereto (Trento) il 24 maggio 1940, ha conseguito il diploma di ragioneria a Verona. Sposato, con tre figli, ha svolto l’attività di dirigente d’azienda. È stato per quindici anni un amministratore comunale come assessore e sindaco di Sona. È storico delle vicende del Comune ed è autore di pubblicazioni sulla storia recente e dei secoli passati del territorio di Sona e dell’area veronese.