Sinner Imperatore di Roma: il Titano che ha riportato l’Italia sul trono dopo 50 anni

Illustration of Jannik Sinner as a Roman emperor seated on a throne, holding a tennis racket, amid cheering crowds and banners.

Il Foro Italico aspettava questo momento da mezzo secolo. Cinquant’anni di attesa, speranze, illusioni e sogni svaniti davanti ai colpi dei grandi campioni stranieri. Poi è arrivato Jannik Sinner. E oggi Roma non ha semplicemente incoronato un vincitore: ha accolto il suo nuovo imperatore. Con il successo su Casper Ruud per 6-4, 6-4, il numero uno del mondo ha riportato gli Internazionali d’Italia nelle mani di un italiano per la prima volta dai giorni immortali di Adriano Panatta, nel lontano 1976.

Ma questa non è stata soltanto una vittoria. È stata una consacrazione storica. Trentaquattro vittorie consecutive nei Masters 1000, sei titoli di fila nella categoria, il suo decimo Masters 1000 in carriera e, ciliegina su tutto, il completamento del Career Golden Masters: tutti e nove i tornei di categoria conquistati almeno una volta. Un’impresa che, nell’era moderna, era riuscita soltanto a Novak Djokovic.

Eppure, l’inizio della finale aveva raccontato tutta un’altra storia. Perché oggi sul Centrale non si è visto subito il solito Sinner glaciale e perfetto, quel tennista che molti descrivono come un robot programmato per vincere. No. Nei primi game si è visto un uomo schiacciato dal peso delle aspettative. Un campione che sembrava portare sulle spalle l’intero movimento italiano. Ed è qui che viene naturale pensare ad Atlante, il Titano della mitologia greca condannato da Zeus a sorreggere il mondo. Solo che il mondo, oggi, era quello del tennis italiano.

Roma voleva il miracolo. L’Italia voleva il suo erede di Panatta. E quel peso si è sentito eccome. Ruud ne ha approfittato immediatamente. Il norvegese è partito aggressivo, sciolto, quasi leggero mentalmente rispetto all’azzurro. Ha strappato il servizio a Sinner nei primi game, approfittando di un avvio impreciso e privo di peso. Per qualche minuto il Foro Italico ha trattenuto il fiato. Il braccio di Jannik sembrava rallentato, il timing imperfetto, il suo tennis quasi irriconoscibile.

Poi però è successo ciò che separa i campioni dai fuoriclasse immortali. Il contro-break è arrivato immediato: 2-2, e Sinner aveva già smesso di soffrire. I piedi hanno ripreso a muoversi come lame sul rosso romano, il rovescio è tornato a fendere il campo, il servizio ha iniziato a salire di livello. Soprattutto, Jannik ha ricominciato a comandare gli scambi. Sul 4-4 del primo set tre drop shot consecutivi hanno fatto letteralmente a pezzi il ritmo di Ruud, che ha ceduto il break senza riuscire a rispondere. Il norvegese ha lottato con dignità e qualità, ma quando Sinner entra in quella modalità quasi ultraterrena diventa semplicemente ingestibile.

Nel secondo set il pubblico del Centrale ha capito definitivamente che la partita stava scivolando verso la storia. Ogni colpo vincente veniva accompagnato da un boato crescente, quasi liberatorio. Roma non stava solo tifando un tennista. Roma stava vedendo un italiano dominare il tennis mondiale con una continuità che nemmeno i Big Three avevano raggiunto in questa specifica statistica dei Masters 1000 consecutivi.

E mentre il match scivolava verso il suo destino, è arrivata anche una delle immagini simbolo della giornata: la presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella sugli spalti. Un momento che ha emozionato profondamente lo stesso Sinner, capace poi di trasformarlo nella nota di colore più bella della premiazione.

Prendendo la parola dopo aver ricevuto il trofeo, Jannik ha esordito in italiano con queste parole:

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“È un grandissimo onore essere qui con il presidente Angelo Binaghi, con Adriano Panatta e mi emoziono sempre quando qui c’è il signor Mattarella… Quando sono con lui, riesco sempre a mettermi in situazioni non piacevoli.”

Il Centrale è esploso in una risata collettiva , Mattarella compreso. Il riferimento era alla famosa “ridarella” nervosa scoppiata al Quirinale nel febbraio 2024, durante il discorso di ringraziamento per la Coppa Davis: uno dei momenti più umani di un campione capace di restare tale anche fuori dal campo.

Poi Sinner si è rivolto ad Adriano Panatta, l’ultimo italiano a vincere qui prima di lui:

“Adriano, dopo 50 anni abbiamo riportato un torneo molto importante a casa. Non posso dire che ti ho visto vincere perché non ero nato. Anzi, forse nemmeno i miei genitori stavano insieme.”

Una frase spontanea, ironica, genuina. Ed è forse anche per questo che l’Italia si è innamorata completamente di lui. Applausi meritati anche per Casper Ruud, elegantissimo nella sconfitta. Il norvegese ha reso omaggio non solo a Sinner, ma all’intero movimento italiano:

“Congratulazioni all’Italia, non solo per Sinner ma per tutti i tennisti di successo che avete. Nel calcio è un po’ diversa la situazione.”

Una battuta che ha strappato sorrisi e applausi in tutto il Foro Italico. E così, mentre il sole tramontava su Roma, il Centrale ha assistito a qualcosa che andava oltre il tennis. Perché oggi Jannik Sinner non ha semplicemente vinto un torneo. Ha spezzato una maledizione lunga 50 anni. Ha completato un’altra impresa considerata impossibile. Ha trasformato il peso di un’intera nazione nella propria forza.

Nel frattempo, nella leggendaria Tribuna Vip del Divano, la finale è stata vissuta come una vera tragedia greca. Nei primi game aleggiavano sguardi persi nel vuoto, mani nei capelli, tisane nervose e individui maturi che fissavano il televisore con l’espressione di chi teme di aver accidentalmente aperto la bolletta del gas invece di vedere una partita di tennis. La partenza lenta della Volpe Rossa aveva gettato il panico tra i membri del clan del divano, già reduci dai traumi emotivi della semifinale contro Medvedev.

Ma proprio quando il caos sembrava prendere il sopravvento, è entrata in azione l’arma segreta. Secondo fonti vicinissime ai fatti, il vero turning point della finale sarebbe stata un’operazione congiunta dello scrivente, conosciuto negli ambienti più oscuri come l’Orso, e del misterioso Nostradamus, i quali avrebbero neutralizzato l’ormai famigerato AutoGufo. L’individuo, già responsabile di proclami prematuri, festeggiamenti anticipati e livelli di “sfiga cosmica” degni di un antico maleficio egizio, sarebbe stato prontamente imbavagliato prima che potesse pronunciare ulteriori sentenze sul match. Da quel momento, improvvisamente, il tennis di Sinner ha ricominciato a fluire come il Tevere sotto il sole romano. Coincidenze? La scienza ufficiale non si sbilancia.

Ora però è tempo di godersi questa impresa titanica. Roma è tornata italiana dopo 50 anni, l’Imperatore ha ripreso possesso del trono e la Tribuna Vip del Divano può finalmente esultare senza paura di attirare antiche maledizioni. Ma il tempo dei festeggiamenti durerà poco. All’orizzonte si intravede già il De Bello Gallico. La terra rossa di Parigi attende il suo nuovo conquistatore. Forza Sinner sempre!

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Davide Rudari
Nato a Bussolengo nel 1974, risiede da sempre a Corte Salvi, tra Lugagnano e Verona. Sposato con Chiara ha un figlio di nome Emanuele. Analista programmatore presso il Banco BPM. E’ appassionato di tecnologia, computer, fotografia, di manga/anime. Nel tempo libero gioca (male) a tamburello e segue con passione la squadra della propria contrada A.T. Salvi per la quale è segretario fotografo e reporter. Amante del freddo e dell’inverno, della buona cucina e delle persone che ridono di gusto.