Ci sono numeri che sembrano scritti dal destino. La centesima vittoria di Jannik Sinner nei tornei del Grande Slam coincide con il suo secondo trionfo consecutivo a Wimbledon, nel luogo in cui la storia non si racconta: si conquista.
Il successo numero cento non arriva in un torneo qualsiasi, ma sul prato più prestigioso del mondo. Forse è destino. O forse è semplicemente la definitiva consacrazione di un campione immenso, capace di scrivere ancora una volta il proprio nome nell’albo d’oro più desiderato del tennis.
Jannik Sinner ha sconfitto Alexander Zverev con il punteggio di 6-7(7) 7-6(2) 6-3 6-4, al termine di una finale durata tre ore e 46 minuti. Una battaglia durissima, giocata in condizioni ventose e decisa dalla capacità dell’azzurro di sopportare la tempesta prima di diventare lui stesso la tempesta.
Perché nei primi due set Zverev non è stato soltanto un grande avversario. È sembrato un Terminator: servizio impressionante, colpi profondi, aggressività continua e una fiducia probabilmente mai vista prima su un campo in erba. Il tedesco ha disputato una delle migliori partite della propria carriera in un torneo dello Slam. Ha cercato il campo, ha comandato con entrambi i fondamentali e ha avuto il coraggio di giocare in avanti, cancellando per lunghi tratti l’immagine del campione spesso frenato dalla tensione nelle occasioni più importanti.
Di fronte a questa versione di Zverev, quasi ogni giocatore avrebbe cercato una via di fuga. Sinner, invece, è rimasto lì. Ha incassato gli ace, ha rincorso palline imprendibili e ha accettato di non poter comandare immediatamente la partita. È questa la grandezza della sua vittoria. L’azzurro non ha atteso passivamente che il livello del tedesco crollasse: ha resistito abbastanza a lungo da trovare le contromisure, migliorando progressivamente la risposta e alzando la qualità del proprio servizio nei momenti decisivi.
Nel primo set Sinner ha avuto anche un’opportunità di break, ma non è riuscito a sfruttarla. Nel tie-break ha conquistato un set point sul 7-6, cancellato da un ace di Zverev, prima che il tedesco chiudesse 9-7 con un diritto violentissimo. Quel colpo avrebbe potuto cambiare la finale. Dopo oltre un’ora di gioco, Sinner si trovava sotto di un set contro un avversario che sembrava non conoscere debolezze. Eppure il numero uno del mondo non ha cambiato espressione, non ha perso ordine e non ha concesso spazio alla paura.
Il secondo parziale è diventato così una lunga prova di resistenza. Zverev ha continuato a colpire con una potenza impressionante, mentre Sinner ha difeso ogni centimetro di campo, scivolando negli angoli e trasformando palle apparentemente definitive in nuovi scambi. Non ci sono state palle break nei dodici game. Tutto è finito nuovamente nelle mani del tie-break, ma questa volta Sinner è entrato in campo con un’altra ferocia: 4-0 immediato, piedi sulla riga di fondo e una pressione diventata improvvisamente insostenibile per il tedesco.
Il 7-2 con cui l’azzurro ha pareggiato i conti è stato il vero spartiacque della finale. Non perché Zverev sia improvvisamente scomparso, ma perché da quel momento ha capito che neppure il miglior tennis della sua vita sarebbe stato sufficiente per liberarsi di Sinner.
Nel terzo set la partita ha cominciato lentamente a cambiare padrone. Sul 3-3 Zverev si è procurato la prima palla break dell’incontro, ma l’italiano l’ha cancellata con una delicatissima palla corta, dimostrando ancora una volta di possedere molto più della straordinaria potenza con cui viene spesso identificato. Pochi minuti dopo è stato Sinner a colpire. Il primo break della finale è arrivato nell’ottavo game e ha aperto la strada al 6-3. Dopo quasi tre ore di resistenza, il campione in carica aveva finalmente preso il controllo del Centrale.
Nel quarto set Zverev ha continuato a lottare, sostenuto da un servizio ancora pericoloso e dalla speranza di allungare la battaglia. Ma la partita ormai seguiva il ritmo di Sinner, sempre più solido, preciso e devastante nella gestione degli scambi da fondo. Il break decisivo è arrivato nel quinto game. Da quel momento Sinner non ha più concesso nulla, proteggendo il vantaggio con la sicurezza di chi sa esattamente dove vuole arrivare. Sul 5-4 ha servito per il titolo e ha chiuso senza tremare, lasciandosi finalmente cadere sull’erba di Wimbledon.
IL PUNTO DEL DIRETTOREPalazzolo e quelle radici che possono ancora tenerci insiemeGuardando rapidamente la semifinale contro Novak Djokovic, si potrebbe pensare che il miglior Sinner sia stato quello ammirato due giorni prima. Il 6-4 6-4 6-4 rifilato al sette volte campione era stato tecnicamente più pulito e nettamente più dominante. Ma contro Djokovic, Sinner aveva comandato. Contro Zverev ha dovuto prima sopravvivere. Ed è proprio questa la differenza che rende la finale forse ancora più grande: non sempre il capolavoro è la partita in cui giochi meglio, qualche volta è quella in cui resisti al meglio dell’avversario senza smettere di credere nel tuo tennis.
Zverev ha giocato da campione Slam, confermando che il successo ottenuto poche settimane prima al Roland Garros ha cambiato qualcosa dentro di lui. Al momento della premiazione ha riconosciuto la superiorità dell’avversario: “Jannik ha mostrato ancora una volta perché è il miglior giocatore del mondo”.
È difficile trovare una sintesi migliore. Sinner ha affrontato un finalista che serviva come una macchina, attaccava con coraggio e credeva realmente di poter vincere. Non lo ha travolto: lo ha lentamente disinnescato, togliendogli prima le certezze e poi il trofeo.
Per Jannik è il quinto titolo del Grande Slam della carriera, dopo i due Australian Open, lo US Open e i due Wimbledon consecutivi. A soli 24 anni ha già raggiunto una dimensione nella quale ogni torneo non rappresenta più soltanto una possibile vittoria, ma un nuovo appuntamento con la storia. Da lunedì Sinner inizierà inoltre la sua ottantesima settimana complessiva al numero uno del mondo. Un traguardo che gli permette di raggiungere Lleyton Hewitt ed entrare nella Top 10 dei giocatori rimasti più a lungo in vetta alla classifica ATP.
Ma i numeri, per quanto straordinari, non raccontano tutto. Non raccontano la pazienza mostrata dopo il primo set, la lucidità con cui ha affrontato il secondo tie-break e quella capacità quasi inquietante di continuare a giocare ogni punto come se nulla fosse accaduto prima. Questa vittoria dice che Sinner può dominare quando tutto funziona, come contro Djokovic, ma può anche soffrire, adattarsi e cambiare pelle quando dall’altra parte della rete trova un avversario capace di spingerlo oltre il limite.
Ed è forse questa la vera consacrazione. Il secondo Wimbledon consecutivo non appartiene soltanto al grande colpitore, al miglior ribattitore o al numero uno del mondo. Appartiene a un campione ormai completo, capace di vincere la partita anche quando la partita sembra inizialmente appartenere a un altro.
Nella Tribuna VIP del Divano è stato come scendere all’inferno e poi riuscire, non si sa bene come, a trovare la strada per tornare indietro.
Dopo il primo set, con Zverev trasformato in Terminator e apparentemente ingiocabile al servizio, anche gli animi più forti avevano cominciato a vacillare. Le luci si erano abbassate e le speranze sembravano essersi nascoste dietro il divano. È stato allora che il grande Nostradamus, con la serenità di chi riesce a vedere il futuro meglio del presente, ha pronunciato la sua profezia: “Vince Sinner 3-1”.
In quel momento nessuno ha avuto il coraggio di contraddirlo, ma pochi gli hanno creduto davvero. Poi Sinner ha conquistato il secondo tie-break, ha preso il controllo della partita e la profezia ha cominciato lentamente a trasformarsi in realtà. L’Orso, nel frattempo, non sapeva più a quale divinità rivolgersi. Dopo aver terminato quelle ufficialmente riconosciute, aveva ormai iniziato a invocare qualsiasi entità disponibile, comprese alcune di dubbia provenienza tennistica. Al match point è stato visto correre per la casa urlando: “Vi amo tutti! Amo Wimbledon! Amo il tennis! Amo anche l’est… No, dai, l’estate no. Non esageriamo”.
Stanchissima, provata ma immensamente felice, tutta la Tribuna VIP del Divano saluta i lettori del Baco da Seta e tutti gli appassionati di tennis. Adesso è arrivato il momento di un piccolo e meritatissimo periodo di riposo. Il tempo di recuperare voce, energie e stabilità emotiva. Poi si ripartirà. Destinazione Stati Uniti. E con questo Jannik Sinner, sognare non è più un atto di fede. È diventata una splendida abitudine. Forza Sinner sempre.
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