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Più di cento persone hanno potuto apprezzare la chiarezza espositiva e la ricchezza di dettagli regalati dal Professor Marco Fasol, professore alle Stimate ed esperto di Sindone e Vangeli, il 29 aprile scorso presso il teatro parrocchiale di Lugagnano.

 

“La Sindone può essere considerata un vero e proprio vangelo scientificoracconta Fasolgrazie ad una serie di straordinarie e incredibili coincidenze con il Vangelo, nel senso che la Sindone ne riporta i tratti essenziali ma anche ne estende i dettagli, permettendo di far capire meglio alcuni passi delle Scritture e di viverli con maggiore partecipazione emotiva. Indubbiamente la Sindone è uno dei documenti più studiati al mondo, basti pensare – continua Fasol – che nel ’78 un’equipe di cinquanta scienziati americani dotati di centinaia di casse di sofisticati strumenti per più di cento ore consecutive effettuarono migliaia di foto con luce normale, all’infrarosso, lampade a fluorescenza e ultra violette. Il problema era capire come si fosse formata l’immagine che ritrae l’uomo sindonico.”

 

Il professor Fasol non manca di riportare qualche aneddoto di quel particolare momento scientifico. “Rogers, uno dei più autorevoli scienziati venuti a studiare la Sindone nel ’78, aveva affermato la sua chiara intenzione di recarsi a Torino e, in poco più di mezz’ora, dimostrare la falsità della Sindone. Purtroppo – conclude Fasol – Rogers è deceduto nel 2000 e fino a quel momento ricordava come fosse stato strabiliato dal mistero del “lenzuolo”. Lo studio del ’78 è e rimane il più approfondito mai effettuato sulla Sindone. Successivamente a questi esami i ricercatori hanno impiegato 4 anni per pubblicare le prime risultanze scientifiche.

 

Un nuovo fatto azzerò quasi completamente qualsiasi stimolo a studiare la Sindone e convinse molti studiosi ad abbandonare le ricerche: la datazione al radiocarbonio del 1988 effettuata nei laboratori di Oxford, Zurigo e Tucson. Il test sembrò dimostrare che il lenzuolo risultava essere un artefatto medievale, un’opera databile tra il 1260 e il 1390. Da qua molti scienziati abbandonarono lo studio, sopraffatti dallo sconforto e dall’incredulità. La domanda restava la stessa, ovvero come fosse possibile ciò, dal momento che le analisi scientifiche, fotografiche e sulla natura dell’immagine portavano in tutt’altra direzione.

 

Negli ultimi dieci anni, tuttavia, è stato dato un nuovo ed incredibile impulso allo studio sindonico per merito della Prof.ssa Marinelli e dell’Ing. Fanti, i due maggiori esperti italiani in materia di Sindone, oltre che di altri studiosi italiani. Ed è proprio parte di queste nuove risultanze che sono state accuratamente illustrate nella conferenza. Come si è formata la Sindone? Il professor Fasol, nella sua trattazione, è prodigo di dettagli. “Il lenzuolo misura 4,42 metri per 1,13 metri; si tratta di un tessuto in lino che avvolge interamente il corpo e che reca una tessitura a V molto antica, detta anche a spina di pesce, tipica della civiltà giudaico-egiziana del primo secolo. Anche nei Vangeli in lingua greca è possibile reperire traccia di ‘en sindoni’ proprio per definire le modalità con cui il corpo di Gesù era stato avvolto. La cucitura superiore, una sorta di cimosa, è tipica dei tessuti di Masada deI primo secolo, e non si trova in tessuti databili ad epoche successive”.

 

Il professore continua e spiega che la Sindone, dal 944 al 1240 circa, veniva esposta a Costantinopoli ogni venerdì grazie all’operato di alcuni sacerdoti che, afferrandola dagli angoli e dai bordi, la mostravano ai fedeli. “Sfortunatamente, per la datazione al radiocarbonio, gli studiosi hanno prelevato frammenti di tessuto appartenenti alla zona più usurata, ovvero quella maggiormente toccata dai sacerdoti, frammenti quindi molto sporchi ed alterati. Il test, deve aver quindi esaminato, con tutta probabilità, un rammendo di epoca successiva, effettuato manualmente proprio a seguito dell’usura. E questo spiegherebbe la datazione medievale. Tuttavia – prosegue Fasol – non è tanto questo l’aspetto più interessante, quanto piuttosto l’incredibile serie di altri indizi che portano tutti nella medesima direzione”.

 

Sul lino molte sono le recenti scoperte scientifiche veramente affascinanti. Ogni filo di lino è composto da 80 a 200 fibrille. Ciascuno può immaginare ogni singolo filo di lino come un fascio di cannucce legate tra di loro. Le fibrille impressionate nella Sindone sono solo quelle più esterne mentre quelle interne risultano essere intatte. L’analisi chimica riporta che ciò è avvenuto per disidratazione istantanea (meno di un millisecondo il tempo impiegato), di fatto invecchiando solo quella fibrilla di lino. Lo stato attuale della ricerca afferma che la disidratazione è avvenuta in concomitanza di un lampo di luce ultra violetta, la sola in grado di impressionare in quel modo il lino, e il tutto è avvenuto istantaneamente altrimenti il lino si sarebbe bruciato; la luce, inoltre, doveva essere potentissima, superiore al 50 milioni di volt.

 

“Nei laboratori di ricerca attuali – aggiunge Fasol – la tecnologia arriva a sviluppare qualche migliaia di volt capace di agire solo su un centimetro quadrato. Si pensi che la Sindone ha circa 5 metri quadrati di superficie”. Ma non è tutto. “Per esempio – continua Fasol – le macchie di sangue della Sindone sono ancora molto rosse e non sono affatto imbrunite, come normalmente dovrebbe essere il sangue che rimane sul tessuto per molto tempo. Questo perché il fegato, quando il corpo è sottoposto a percosse, a violenza e a ferite ripetute, produce molta bilirubina, sostanza che ha la proprietà di conferire al sangue un colore ‘rubineo’, appunto. Altro fatto entusiasmante è “l’immagine in sé”. Fino al 1898 a occhio nudo si vedeva un’immagine un po’ strana, si percepiva che era un’immagine di volto e di corpo, ma nulla più. In quell’anno, l’Avv. Secondo Pio, esperto di fotografia, fu autorizzato a fotografare la Sindone per conto dei Savoia e, subito dopo aver sviluppato il negativo, egli stesso racconta di essere ‘rimasto stordito’, perché il negativo riportava proprio l’immagine reale del volto, così come lo si può vedere normalmente. E questo fatto può accadere solo se è stata una luce ad impressionare il lenzuolo. A sostegno di ciò va aggiunto che nessun artista sarebbe stato in grado di dipingere un volto che si vede meglio al negativo piuttosto che al positivo.” Con le recenti scoperte scientifiche si è verificato che l’immagine sindonica è stata prodotta da irradiazione e non da contatto. Se si copre con un lenzuolo un corpo, infatti, la tela non tocca tutte le parti del corpo; ciononostante sulla Sindone, l’immagine delle parti in cui il lenzuolo non ha aderito perfettamente si nota con uguale chiarezza. In corrispondenza del capo si nota una notevole luminosità: la luminosità aumenta quando la tela è più vicina al corpo. Da questo fatto si può creare un’immagine tridimensionale del corpo di Gesù. E’ su questo filone di ricerca che si sta orientando l’Ateneo di Padova. La storia della Sindone è anche storia di un continuo e lungo pellegrinaggio di città in città; le prime testimonianze ci riportano a Gerusalemme, città da cui provengono le tracce di terriccio, argille e di polline riscontrati sul lenzuolo. Nel 70 DC avvenne la distruzione di Gerusalemme e molte comunità cristiane abbandonarono quella terra per spostarsi ad Edessa (Turchia). Lì la Sindone rimase qualche centinaio di anni e vi sono prove oggettive del fatto che essa sia stata visionata da alcuni artisti poiché esiste almeno un’icona orientale, chiamata “il Cristo di Edessa” ora conservata presso il Convento di Caterina del Sinai, che ne riporta analogie e somiglianze. Quello del Cristo di Edessa è un volto incredibilmente somigliante al volto della Sindone, ben diverso dalle sembianze di “buon pastore” e di “imperatore romano” con cui Gesù veniva comunemente rappresentato in occidente nel terzo secolo. “Il Cristo di Edessa, secondo gli studi eseguiti, presenta 260 punti di sovrapponibilità con il volto della Sindone. Pensate – afferma Fasol – che la polizia statunitense ritiene che due foto identifichino la stessa persona quando si riscontrano almeno 50 punti di sovrapposizione.”

 

Nel 944 la Sindone venne portata a Costantinopoli dai crociati; lì vi rimase per 300 anni circa finché i Crociati la trasportano, via mare, in Francia. Tra il 1204 e il 1350 si sono perse le tracce, anche se si sostiene che sia stata custodita dai Templari. “Una ragione precisa spiegherebbe il vuoto di informazioni – prosegue il racconto il professore – ovvero le disposizioni contenute nel IV concilio lateranense (1204) in base alle quali si decise di comminare scomunica a chi trafugava reperti e/o reliquie cristiani. Dopo molti altri viaggi, la Sindone arrivò in Francia, a Chambery, e successivamente fu donata ai Savoia nel 1578 che la custodirono a Torino dove si trova tuttora”.

 

Nella Sindone la proporzione tra tibia e femore è esattamente quella reale (83 a 100) mentre i pittori pre-rinascimentali riproducevano le dimensioni degli arti prive di esatta proporzione (100 a 100). Molti indizi incredibili sono da ricercarsi anche nel sangue della Sindone. Continua il professor Fasol: “sulla sindone ci sono tracce di sangue umano appartenenti al gruppo AB, molto diffuso in Palestina. Ma incredibili sono le considerazioni sul cosiddetto ‘processo di defibrinazione del sangue’. L’analisi di tale processo riscontrato sul lenzuolo risulta improvvisamente interrotto dopo 36/40 ore, proprio il tempo che intercorre tra la morte di Gesù e la sua resurrezione. La fibrinazione del sangue è un processo naturale che avviene per la presenza di unguenti quale l’aloe, ad esempio, usati per seppellire i defunti nel periodo di Cristo. Altro particolare, inedito per i Vangeli, riguarderebbe il numero di colpi della flagellazione. La flagellazione romana – prosegue Fasol – prevedeva 120 colpi di flagrum (flagelli) dotati di 3 nodi. Dalla Sindone emergono infatti tracce di circa 370 ferite sparse sul corpo. Nessun Vangelo riporta il numero di colpi che, fino ad ora, si pensava fosse pari a quello previsto dalla flagellazione ebraica che stabiliva il numero massimo di 30 colpi. Gli studiosi hanno riconosciuto in quell’epoca il ricorso abituale alla flagellazione romana, ben più severa rispetto a quella ebraica, per delitti simili a quelli di cui Gesù venne incolpato”.

 

Le valutazioni corporee riportano altri dettagli sulle ferite: nella zona scapolare c’è traccia di una notevole pressione compatibile con il fatto d’aver portato sulle spalle il patibulum (il tratto orizzontale della croce) e sulla testa sono state riscontrate 50 ferite. Non si è trattato, quindi, di una corona di spine, bensì di un intero copricapo, una sorta di casco di spine molto più penetrante e molto più coprente. Sulla ferita del cuore (15 cm. x 6 cm.) le ultime indagini hanno rivelato altri particolari affascinanti. Con speciali luci UV, sulla Sindone si può verificare che la macchia di sangue vicino al cuore è in realtà formata da due zone distinte: la parte cellulare rossa, pesante, si trova in luogo diverso rispetto alla parte più acquosa e più leggera. Ciò avviene solo quando la ferita sopraggiunge dopo la morte.

 

Ci si chiede inoltre perché sulla Sindone, nonostante la quantità di sangue e di sostanze organiche, non vi sia traccia alcuna di decomposizione, di lacerazione o di sbavature, derivante da estrazione manuale del corpo: il corpo sembra di fatto “volatilizzato”. Di particolare rilievo è anche la cosiddetta prova “palinologica”, cioè i test effettuati sui pollini, che possono essere considerati vere e proprie impronte digitali delle piante. Sulla Sindone vi sono 58 diverse specie di pollini riconducibili all’area palestinese. Tre piante tra quelle riscontrate crescono simultaneamente solo a Gerusalemme. Circa la metà dei pollini riscontrati apparterrebbero alla specie Gundelia, altrimenti conosciuta come “spina Christi”, che la tradizione afferma essere la pianta che ha fornito le spine con le quali è stato cinto il corpo di Gesù.

 

Infine, nonostante anche gli scienziati più irriducibili come quelli appartenenti al CICAP (Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sul Paranormale) abbiano affermato nel 2009 che, allo stato attuale delle conoscenze quella della Sindone non è un’immagine riproducibile, Fasol conclude la conferenza citando pareri autorevoli della Chiesa secondo la quale la Sindone è un segno che può “aiutare” la fede ma non può essere “oggetto” di fede in quanto quest’ultima è basata sui Vangeli. La scienza farà dunque il proprio corso ma, ogni volta che si troverà ad indagare su nuovi e inattesi particolari, si accorgerà di essere di fronte, suo malgrado, ad altrettanti nuovi misteri.