La vicenda di questi giorni, con le ordinanze per evitare lo spreco d’acqua che i sindaci del nostro territorio stanno emettendo in ordine sparso e con modalità e prescrizioni differenti, riportano al centro della scena quel vero nodo di contraddizioni che caratterizza oggi il ruolo del sindaco.
Come ha ben scritto sul suo profilo personale il primo cittadino di Sona Gianfranco Dalla Valentina (nella foto di Marco Bonfichi), proprio parlando di queste ordinanze, “il sindaco si trova spesso nel mezzo: deve applicare una disposizione e, contemporaneamente, rispondere ai cittadini che chiedono spiegazioni. Diventa così il volto di una decisione che, in molti casi, non nasce dal Comune e che lo stesso Sindaco può ritenere difficile da condividere nella sua applicazione concreta”.
Definizione perfetta della situazione ibrida nella quale ogni giorno si dibattono i sindaci. A causa – uscendo dal caso delle ordinanze sull’acqua e alzando la visuale – di un’architettura istituzionale penalizzante per i Comuni ma anche, e forse soprattutto, a causa di una politica che tende a riempirsi la bocca di grandi progetti e di grandi obiettivi salvo poi scaricare proprio sui sindaci le conseguenze di certe sparate che spesso non hanno semplicemente le gambe per essere sostenute.
Come spiegava Giorgio La Pira, storico sindaco di Firenze tra il 1951 ed il 1965, “se un cittadino ha un problema essenziale, il sindaco non può semplicemente rispondere che non è di sua competenza. Il sindaco non può disinteressarsi di nessuno dei problemi che riguardano la vita dei suoi cittadini”. La questione è che spesso deve farlo completamente disarmato.
Sindaci che, quindi, inevitabilmente, si trovano in prima linea nel dover tentare di mettere a terra, o giustificare come scrive Dalla Valentina, provvedimenti che non sono in grado di sostenere per la mancanza di strumenti efficaci e di risorse vere.
Già Aldo Moro – il grande statista ucciso dalle Brigate Rosse – nella relazione al Consiglio nazionale della Democrazia Cristiana del 5 agosto 1961 era stato molto chiaro nell’indicare che “le autonomie locali vanno arricchite di contenuto e difese contro il soffocamento dello Stato”. Sono passati 65 anni e le cose sono solo peggiorate.
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