Sindaci a Sona: Raffaele Tomelleri

 

Parte con questa intervista “Sindaci a Sona”, un ciclo di incontri con i quali il Baco andrà a intervistare tutti gli ex Sindaci viventi del Comune di Sona. Una panoramica per parlare del Comune che era e del Comune che verrà. Uno sguardo a tutto tondo su ex Amministratori che, in maniera differente, hanno segnato la storia del nostro territorio con le Amministrazioni che hanno guidato e con le scelte che hanno preso.

Ad aprire questa rassegna giornalistica è Raffaele Tomelleri. Classe 1955, è stato un personaggio di spicco della politica locale, a cui ha partecipato attivamente dal 1995 al 2008 fra le fila de «Il Maestrale», una «vera» lista civica, come lui la definisce. Dal 1995 al 1998 è stato Assessore allo sport e alla cultura nell’amministrazione di Franco Conti.

Nel 1998 è stato eletto Sindaco di Sona, ruolo che ha ricoperto fino al 2003, anno della fine del suo mandato. È rimasto in Consiglio comunale fino al 2008, come Consigliere di minoranza. Lasciata la politica attiva, è tornato a svolgere a tempo pieno il suo lavoro di giornalista. Si occupa, infatti, della sezione sportiva del giornale L’Arena. Vive a Lugagnano, sposato, con tre figli ed è tre volte nonno.

«Non penso di essere un politico, non l’ho mai pensato, perché la politica funziona con regole talvolta strane e talvolta assurde, che io non condivido»: questo concetto, che Raffaele Tomelleri chiarisce quasi subito, nei primi minuti della nostra chiacchierata, darà il tono a tutta l’intervista.

C’è un «altro» modo di fare politica? Secondo l’ex sindaco c’è stato, come ha dimostrato la sua Amministrazione, e può sempre esserci, tanto a livello locale quanto a livello più allargato. È la politica del confronto rispettoso e della partecipazione ampia: «I rapporti umani vengono prima di tutto», sintetizza Tomelleri che, a distanza di anni, ne è ancora convinto, nonostante molti politici di oggi sembrino pensarla in modo diverso da lui.

Litigi troppo accesi, toni eccessivamente alti, offese? Durante gli anni del Maestrale, da quel che si ricorda, non ce ne sono mai stati. «Mi gratifica incontrare le persone», afferma con un sorriso, «e vedere che ancora mi riconoscono, o fare quattro chiacchiere con i dipendenti comunali, con i quali è rimasto un rapporto bellissimo». Allora, però, non era solo il modo di amministrare il Comune ad essere diverso. Diversa era anche la comunità, che era «sicuramente più viva rispetto ad oggi».

Partecipazione e coinvolgimento erano valori sentiti da tutti: la gente non stava a guardare il bello e il cattivo tempo della politica, non la subiva passivamente, come forse accade oggi, ma vi prendeva parte in prima persona attraverso le esperienze dei comitati: «Da quel punto di vista era un periodo molto ricco», racconta l’ex sindaco, «proprio perché il confronto era sempre aperto. C’era una grande disponibilità al dialogo». In quegli anni, probabilmente, eravamo tutti più «cittadini», pensavamo di poter incidere e provavamo a farlo. Ora, invece, siamo molto più «individui», più chiusi nel privato che impegnati nel pubblico, e questo appare un dato piuttosto evidente.

Un’altra parola che ritorna spesso nelle riflessioni di Tomelleri è «continuità». Il suo mandato iniziò per «continuare un percorso che si era interrotto troppo presto», e finì con la cesura netta di alcuni progetti che l’Amministrazione successiva, quella di Bonometti, scelse di non portare avanti. La scomparsa di Franco Conti lasciò in eredità un programma a cui bisognava dare un seguito. Si trattava di un «impegno»: «In quel momento era giusto metterci la faccia», racconta.

Nei cinque anni che seguirono si dedicò a quest’esperienza «con spirito di servizio», espressione che torna più volte durante il racconto: «È stato un periodo straordinario», commenta, «anche da un punto di vista umano». Alla fine del quinquennio, però, non si ricandidò. Questa, per Tomelleri, fu una scelta molto ponderata, che ebbe a che fare con l’esigenza di dedicarsi ad altre priorità, professionali e familiari.

Con la nuova Amministrazione, però, molto di quello che era stato impostato venne abbandonato. Un esempio per tutti, il programma di revisione del centro storico di Lugagnano, a partire dalla piazza della chiesa: «Quando finì il mio mandato», ricorda, «i lavori erano già appaltati e pronti per iniziare. Poi, so che venne pagata una penale perché non venissero fatti. Ecco, questo è il mio vero unico grande rammarico». Quali furono, dunque, in positivo, i contributi che l’Amministrazione Tomelleri diede al nostro Comune? «Al primo posto», risponde l’intervistato, «metto le iniziative in campo culturale: gli spettacoli teatrali e musicali nelle ville e nelle corti cominciarono ad essere organizzati allora. La valorizzazione del patrimonio storico e architettonico di Sona visse un periodo di grande splendore. Inoltre, per quattro anni, mandammo alcuni ragazzi all’estero nelle missioni dove erano attivi missionari veronesi, pagando noi le spese: la risposta era molto bella, sono esperienze che restano nel cuore di chi le ha vissute». «Per quanto riguarda, poi, le opere», aggiunge, «vorrei citare: il centro storico di Palazzolo, il campo sportivo di Sona, l’ampliamento dei cimiteri di Palazzolo, Lugagnano e San Giorgio, il centro servizi di San Giorgio, la palestra delle scuole di Lugagnano e il senso unico sempre a Lugagnano, intervento che per qualche tempo è stato criticato, ma che alla luce dei fatti si è rivelato importante. Rispetto alle iniziative precedenti del Maestrale, credo sia giusto ricordare l’asilo nido vicino alle scuole medie di Lugagnano, e l’avvio della raccolta differenziata».

Quello che, forse, non tutti sanno di Tomelleri è la sua provenienza sportiva: negli anni Settanta e nei primi anni Ottanta è stato infatti una «stella» dell’A.C.Lugagnano. Quando glielo facciamo notare, lui sorride modesto, e commenta: «É stata un’esperienza bellissima, eravamo proprio un bel gruppo. Mi permetto di ricordare che prima di me c’era stato un altro Sindaco che aveva fatto lo stesso percorso: Angelo Boscaini, che aveva giocato a calcio nel Lugagnano negli anni Cinquanta. Se vivi lo sport in maniera corretta, ti insegna a crescere all’interno di una squadra, a capire le esigenze di un gruppo e, quindi, di una comunità. Inoltre, ti insegna che ci possono essere vittorie e sconfitte, ma ti insegna anche a combattere, a sforzarti, a provare ad oltrepassare quelli che ti sembrano i tuoi limiti: in un certo senso, a dare quello che non hai, a fare delle cose che magari non pensi di essere capace di fare. Lo stesso, per me, è stata la politica».

Ora Tomelleri guarda da spettatore quello che accade nel Comune, ma non disdegna l’idea di scendere nuovamente in campo, in un futuro più o meno prossimo, magari anche stando un po’ in disparte. Riferisce che, di recente, un Assessore attualmente in carica gli ha chiesto se sarebbe disponibile per una lista civica: «Io penso che l’esperienza delle liste civiche non sia affatto finita», afferma, «e a chi mi chiede cosa farò da grande rispondo che se l’idea è quella di far parte di un gruppo per costruire qualcosa di bello io ci sono, magari partecipando da dietro le quinte, ma solo a condizione che nessuno parli mai di politica. Negli otto anni del Maestrale quello che ognuno di noi votava non ci ha mai condizionato: credo che a livello locale questo non serva, o quanto meno che non sia importante».

L’ex sindaco, durante la nostra chiacchierata, ricorda anche le persone con cui ha condiviso il suo percorso amministrativo. Il suo pensiero, in particolar modo, va a coloro che non ci sono più: Angelo Boscaini, Franco Conti ed Ernesto Toffali. Tanti ricordi, un’esperienza straordinaria, dei compagni di viaggio indimenticabili, e un bilancio indubbiamente positivo sulle iniziative promosse e sugli interventi realizzati.

Qualche errore? «Il mio errore, forse», ci rivela, «è stato quello di aver concepito la politica in modo eccessivamente romantico. Ma sono contento di averlo fatto, e se tornassi indietro lo rifarei».

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Nata nel 1988, coltiva la passione per la scrittura fin da quando era bambina. Ha iniziato a scrivere per Il Baco da Seta nel 2005, all’età di 17 anni. Dopo la maturità classica, ha conseguito la laurea triennale in Filosofia e la laurea magistrale in Scienze filosofiche presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano. Dal febbraio del 2011 è iscritta all’Ordine dei giornalisti, elenco dei pubblicisti, del Veneto e da qualche anno è collaboratrice del quotidiano L’Arena. Da ottobre 2020 è Vicedirettore del Baco.