Sindaci a Sona: Giorgio Gatto

Prosegue “Sindaci a Sona”, un ciclo di interviste con le quali il Baco andrà ad incontrare tutti gli ex Sindaci viventi del Comune di Sona. Una panoramica per parlare del Comune che era e del Comune che verrà. Uno sguardo a tutto tondo su ex Amministratori che, in maniera differente, hanno segnato la storia del nostro territorio con le Amministrazioni che hanno guidato e con le scelte che hanno preso. La prima intervista è stata quella a Raffaele Tomelleri, Sindaco dal 1998 al 2003.

Oggi andiamo ad intervistare Giorgio Gatto (nella foto) residente a Sona capoluogo. Classe 1938, ha ricoperto l’incarico di Sindaco di Sona dal 1980 al 1985, dopo un’esperienza da vicesindaco, con delega alla sanità e al commercio, nel quinquennio precedente, durante l’amministrazione di Renato Salvetti. Prima ancora era stato segretario della Democrazia Cristiana di Sona, suo partito di appartenenza. È stato prima funzionario e poi dirigente della Banca Nazionale del Lavoro. Sposato con Ivana, ha due figli e tre nipoti. Ora che è in pensione, fa parte del Consiglio d’amministrazione di due società.

“Mi sono sempre considerato il tecnico prestato alla politica”: inizia così, con questa breve ma significativa presentazione, il racconto di Giorgio Gatto in merito alla sua esperienza da Sindaco, conclusasi ormai 26 anni fa. Un’esperienza che lo ha visto protagonista come amministratore in senso proprio e a tutti gli effetti, forte della sua convinzione che la popolazione abbia “bisogno di fatti non di parole”, come dichiarò proprio al Baco nell’aprile del 2003, alla vigilia delle elezioni che videro vincitore Flavio Bonometti.

Il Comune di Sona è debitore a Gatto di più di un intervento: primo fra tutti il passaggio dalla gestione cartacea alla gestione informatizzata dei documenti, di cui oggi nessun ente pubblico saprebbe più fare a meno. “Ho iniziato dalla contabilità”, ricorda, “perché mi trovavo a dover firmare delle carte che comportavano delle spese e non sapevo se c’erano i soldi per sostenerle. Riuscimmo in questo anche grazie all’aiuto di un amico, un mio vecchio compagno di scuola, che era ragioniere capo a San Bonifacio ed era stato incaricato dall’Olivetti di istruire gli altri Comuni su come partire con l’informatizzazione”.

Durante l’amministrazione di Gatto, inoltre, venne restaurato il municipio di piazza Roma: “Volevo dare al paese una struttura adeguata alle sue esigenze”, ricorda. In quest’ottica va pensata anche la realizzazione della sala consiliare: “La ritengo quasi un mio progetto”, afferma, e confessa che andò lui stesso a Bressanone per scegliere il tetto in legno dell’edificio. Attraverso la permuta del vecchio asilo, in quegli anni, venne acquistata corte Fedrigo, un’area di importanza strategica, dal momento che il suo possesso consentiva di unire due proprietà comunali, con il conseguente ampliamento dello spazio fisico a disposizione del Comune.

Nel 1981 fu concluso il Piano Regolatore, che permetteva di mettere ordine nell’edilizia privata e di individuare anche quali erano i terreni edificabili da parte dell’edilizia pubblica. Gatto ricorda anche gli impianti sportivi di San Giorgio, frutto di “una trattativa serrata con il conte Guarienti che era proprietario di quella zona”. Ma, forse, l’occasione in cui, più di tutte le altre, l’ex sindaco sfoderò le armi della concretezza e della decisione fu quando riuscì ad ottenere dalla Regione un contributo di 600 milioni di lire per la realizzazione del centro polifunzionale di Lugagnano: “I termini di scadenza di presentazione del progetto, che nello specifico riguardava la costruzione di una casa per anziani, erano 15 giorni”, racconta Gatto, “era evidente che era un bando fatto perché pochi Comuni riuscissero a parteciparvi. La fortuna volle che l’architetto, da cui pretesi da un giorno all’altro di presentarmi un lavoro finito, avesse già un’idea pronta per Castel D’Azzano. Cambiammo la piantina del terreno, convocammo un consiglio straordinario, e approvammo il progetto… Che poi, una volta ottenuti i soldi del finanziamento, fu completamente modificato”.

Fu un mandato intenso, vissuto con passione e con tenacia, ma alla fine del quinquennio Gatto non si ricandidò, per non sottrarre ulteriore tempo ai propri impegni familiari e professionali: “Facevo il sindaco dalle sei di sera alle due di notte”, racconta, “e il sabato e la domenica, perché durante la settimana ovviamente ero in ufficio”. Dopo di lui, fu la volta di Boscaini – “un Angelo di nome e di fatto”, ricorda – a cui organizzò la campagna elettorale. Il rapporto fra i due era di “amicizia e di reciproca stima”. Uomo dalla voce ferma e dal sorriso mite, Gatto è ora nonno di tre nipoti di cui va orgoglioso, e si gode la sua vita da pensionato lontano dalla politica attiva, curando il grande giardino della sua casa di Sona, in cui si è trasferito nel 1969, e impegnandosi nei Lions, nel club di Sona, Bussolengo e Pescantina, di cui nel 2000 è stato anche presidente: “Questa attività”, afferma, “mi dà la possibilità di fare qualcosa di buono per gli altri”.

Le occasioni in questi anni non sono certo mancate anche nel nostro territorio, in cui i Lions hanno promosso importanti iniziative: il sostegno al Sos di Sona, la campagna sul risparmio energetico nelle scuole elementari, la ricerca su tutte le corti rurali che ci sono nelle nostre frazioni. Degna di nota è anche l’adozione a distanza in Uganda, Paese con cui Sona è legata attraverso l’impegno e il coinvolgimento diretto del dottor Luciano Tacconi e della sua famiglia. L’iniziativa principe dei Lions, a livello internazionale, riguarda invece la lotta contro la cecità nel Terzo mondo: si tratta di dare a queste popolazioni cultura e di fornir loro medicinali, che sono per lo più poco costosi e facili da usare, necessari a curare alcune fra le più diffuse patologie degli occhi, come ad esempio la cecità da fiume. “Il nostro club”, sottolinea orgoglioso l’ex sindaco, “è considerato club modello, perché siamo stati quelli che hanno fatto la raccolta più grossa di tutto il distretto, e il nostro distretto è il secondo nel mondo”.

Da pensionato, Gatto non si annoia: infatti, è anche segretario del Gruppo Alpini di Sona, tiene i contatti con gli amici della classe 1938 del paese, e persino con i vecchi compagni di liceo. Guarda con realismo al Comune di oggi: “Ci sono grandi difficoltà economiche”, afferma, “e di questo possiamo renderci conto se pensiamo a tutte quelle aziende che erano per noi un fiore all’occhiello, ad esempio i calzaturifici, e che di punto in bianco hanno chiuso i battenti. Anche se vivere qui in questo periodo di crisi non è facile, noto molto movimento, tantissima gente che viene da fuori, che si sta inserendo. Negli ultimi tempi c’è stata una vera e propria evoluzione”.

Dalla fine del suo mandato, Gatto ha deciso di non interessarsi più alla politica, di “non mettere il naso” nelle iniziative dei nuovi sindaci, con i quali è in ottimi rapporti, così come con quelli che lo hanno preceduto: “Lasciamoli lavorare”, dichiara, “tanto poi arriva il momento in cui abbiamo la possibilità di valutarli”. E, contro le polemiche troppo facili di chi giudica la politica senza averla vissuta, afferma: “Tutti i cittadini dovrebbero fare il Sindaco per almeno un anno.. Solo allora si renderebbero veramente conto di quanto sia difficile!”.

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Federica Valbusa
Nata nel 1988, coltiva la passione per la scrittura fin da quando era bambina. Ha iniziato a scrivere per Il Baco da Seta nel 2005, all’età di 17 anni. Dopo la maturità classica, ha conseguito la laurea triennale in Filosofia e la laurea magistrale in Scienze filosofiche presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano. Dal febbraio del 2011 è iscritta all’Ordine dei giornalisti, elenco dei pubblicisti, del Veneto e da qualche anno è collaboratrice del quotidiano L’Arena. Da ottobre 2020 è Vicedirettore del Baco.