Sindaci a Sona. Flavio Bonometti

Flavio Bonometti premia una manifestazione sportiva

“Il mio vecchio professore delle superiori, che era segretario provinciale della Dc, diceva che quando si prende la malattia della politica non si guarisce più”. A parlare è l’ex sindaco Flavio Bonometti, che di politica s’è “ammalato” quand’era molto giovane e che oggi, abbandonato il Consiglio Comunale ormai da qualche anno, sembra non essersi ancora totalmente ripreso dai “sintomi” di questa sua grande passione.

Insomma, l’intervistato di questo numero potrebbe essere definito un “convalescente” della politica. Non solo perché la sua Giunta ha preceduto quella attuale e molti dei suoi progetti sono stati realizzati proprio in questi ultimi tre anni, ma anche e soprattutto perché lui della sottile arte del ben amministrare non s’è mai disinnamorato.

E, del resto, pare che la capacità di gestione proprio non gli manchi, come dimostrano le quasi miracolose quadrature di bilancio partorite durante il periodo della sua esperienza politica.

“Abbiamo ereditato dei debiti enormi dal passato”, ricorda Bonometti, “e la necessità di saldarli ha non poco frenato la nostra attività. Fra il 20 gennaio 2007 e il 20 gennaio 2008 abbiamo pagato 2 milioni di euro in contanti, senza che aumentassero le tasse sui cittadini e senza che alcun assessorato risultasse scoperto”.

Per gestire, ci vogliono precisione, serietà e strategia: doti “feline”, che il suo gatto Napoleone, sempre sveglio e attento durante tutta l’intervista, non potrebbe non apprezzare. “Un sindaco non può improvvisare. Deve avere competenza, professionalità, voglia di lavorare e ovviamente una buona dose di idealità”, afferma l’ex primo cittadino.

Solo se conosce i meccanismi della macchina amministrativa”, aggiunge, “sa davvero come intervenire. Ai funzionari del Comune deve essere delegata soltanto la realizzazione della volontà politica, sotto lo stretto controllo di chi amministra. Un sindaco deve trovarsi nelle condizioni di poter gestire un patrimonio fatto di persone, imprese ed enti, in primo luogo sforzandosi di dare delle risposte a chi le chiede. I cittadini, le associazioni e i gruppi che vanno a parlare con lui, devono trovarsi davanti un interlocutore qualificato e preparato su ogni argomento di discussione. Le persone vogliono certezza e concretezza, ed è giusto che le ottengano. L’importante è essere onesti, dire la verità”. Non può non mancare un riferimento generale alla condizione politica attuale: “Mi lascia perplesso il fatto che oggi tutti si lamentino: noi avevamo tagli, magari minori, ma avevamo anche tanti debiti. Insomma, io faccio fatica a capire chi si mette a fare il sindaco e poi si lagna del fatto che mancano le risorse: lui è chiamato per risolvere i problemi, non per accentuarli!”.

Flavio Bonometti nel suo ufficio da SindacoE conclude: “In Italia, c’è un decadimento generalizzato che è sotto gli occhi di tutti. Moltissimi politici dimostrano di non essere all’altezza della realtà, e tanti di coloro che ora gridano allo scandalo in passato ci hanno tranquillamente convissuto”.

Per Bonometti, la politica è un “hobby”, a cui ha dedicato passione e impegno fin da giovane: “A scuola ero rappresentante del consiglio di istituto”, racconta, “sono sempre stato dell’ambiente. Chi mi ha spinto a candidarmi, quando ero poco più che ventenne, è stato Raffaello Manzato. Un’altra persona importante è stata Walter Tomezzoli, che all’epoca era assessore. Presi 444 voti, rimasi sbalordito, anche se allora si potevano esprimere più preferenze”.

Passo dopo passo, Bonometti è arrivato a ricoprire la carica di primo cittadino: “In realtà potevo già candidarmi nel 1995”, rivela, “ma decisi di rimandare. Quell’anno vinse le elezioni Franco Conti, che fu un grande Sindaco, con delle idee straordinarie, purtroppo scomparso troppo prematuramente per poterle attuare tutte”.

“Io fui eletto nel 2003”, continua, “e quella di fare il sindaco fu una scelta condivisa da mia moglie e da mio figlio. Ma l’accordo era chiaro: una volta sola. Come promesso in campagna elettorale, mi occupai dell’amministrazione a tempo pieno, prendendomi un periodo di aspettativa dal lavoro. Il giorno dopo la fine del mio mandato, comunque, ero già in ufficio”.

Quelli furono gli anni delle battaglie con la Sun Oil, della messa a punto del piano della viabilità, che ha portato alla realizzazione di molte rotonde, dell’integrazione del sistema fognario e di molti altri interventi: “Abbiamo cominciato allora con l’acquisto della canonica”, commenta l’ex Sindaco, “facendoci dare un miliardo e mezzo di vecchie lire dalle Ferrovie dello Stato. Salvammo la casa di riposo di Lugagnano a costo praticamente zero per l’ente locale, e ottenemmo dei contributi dalla Regione per la costruzione della caserma dei carabinieri e per la scuola. Nel settore edilizio, sono meritevoli di nota il completamento della zona Peep a Sona e a Lugagnano, e l’attuazione della zona Peep in via Regina della Pace a Sona. In quel periodo, inoltre, iniziarono i sequestri contro l’abusivismo. A livello sociale, poi, cominciammo a programmare molti importanti accorgimenti, alcuni dei quali sono stati tradotti in pratica dalla nuova Amministrazione, come l’auto per accompagnare in ospedale chi ne ha bisogno, le esenzioni fiscali per gli anziani e i libri di testo gratuiti per gli alunni delle scuole medie”.

Fu risolto il problema del mercato ortofrutticolo con la comproprietà di Sona e Sommacampagna. Inoltre, nacquero alcune importanti società come Acque Vive, Gas Morenica e Rete Morenica.

Sulle critiche ricevute in merito alla mancata attuazione del progetto di revisione del centro storico di Lugagnano, poi, l’ex sindaco replica: “Lì saremmo intervenuti su un’area che non era di nostra proprietà e che avevamo semplicemente in concessione. Quindi abbiamo deciso di investire in altre opere pubbliche”. Un particolare ricordo, che Bonometti vuole condividere con i lettori del Baco, è quello del viaggio a Wadowice, che si tenne dal 16 al 18 settembre 2006: “Avevo promesso a Michelangelo Aldrighetti che avrei preso contatti con il sindaco della città polacca, per ristabilire il gemellaggio, che anche Conti aveva molto valorizzato, e così ho fatto. Incaricai l’allora consigliere Meri Pinotti di organizzare la trasferta, e partimmo con i cori di Sona e di Lugagnano. Fummo accolti benissimo, fu un’esperienza memorabile. In quei giorni, andammo anche a visitare Cracovia e a deporre una corona di fiori ad Auschwitz”.

Nel 2008, infine, la decisione di ritirarsi dalla politica attiva: “Non c’era più un rapporto di fiducia all’interno della maggioranza, alcuni componenti avevano preso altre strade. Era inutile continuare, anche se all’inizio eravamo stati molto coesi”.

Ma la politica non è l’unico amore di Bonometti. Infatti, l’ex primo cittadino è anche un grande appassionato di storia: “Un personaggio che mi è sempre piaciuto è Cavour”, afferma, “bisognerebbe parlarne un po’ più spesso. La ragione è molto semplice: ha fatto del piccolo Piemonte una potenza europea, permettendo l’unità d’Italia, di cui quest’anno celebriamo il 150esimo anniversario. Un altro grande, a mio parere, è stato Bismarck”.

Se il suo credo politico è vicino al centro-destra e il suo interesse storico è sensibile ai temi dell’identità nazionale, il suo cuore sportivo è da sempre nerazzurro: “Sono un interista sfegatato”, ammette.

Un aspetto biografico degno di nota, che forse in pochi sanno, è che Bonometti da bambino ha vissuto dieci anni a Milano, per gli impegni lavorativi del padre: “Quando tornavo dai miei nonni a Lugagnano per le vacanze”, ricorda, “mi stupiva sempre l’estensione degli alberi di pesco e di ciliegio, che rendevano stupendo il paesaggio circostante. Le strade, invece, erano orribili: forse è per questo che, una volta Sindaco, l’asfaltatura è diventata la mia ossessione”.

L’intervista non può che concludersi con un bilancio… Tenendo ben presente che, in alcune circostanze della vita, far quadrare i conti non è così scontato, nemmeno per un genio della gestione come Bonometti.

Alla fine della nostra chiacchierata, infatti, si lascia andare ad una confessione affettiva: “Per una nota vicenda, legata alla casa di riposo, mi sono dovuto scontrare con una persona che mi stava molto cara, e questo mi è dispiaciuto parecchio. Lui è stato il mio primo amico a Lugagnano, ed oggi abbiamo ripreso i contatti. Allora dovevo fare delle scelte, e le ho fatte in maniera dolorosa, ma in quel momento non avevo alternative”.

“Se potessi tornare indietro”, aggiunge, “non entrerei in politica così giovane, aspetterei qualche anno. Rispetto alla mia esperienza da Sindaco, poi, posso dire che agirei in modo diverso riguardo alla Ca’ di Capri, ma di tutte le altre decisioni che ho preso non ne rinnego nessuna, e lascio agli altri il compito di giudicare. Una cosa però vorrei aggiungerla: sarei più accorto nella scelta di certi compagni di viaggio ”.

“La mia grande soddisfazione”, conclude, “è quella di aver lasciato i conti in ordine quando me ne sono andato”.

Tornare attivamente alla politica?Per il momento lo escludo”, risponde, “ma mai dire mai”.