Siccità e vegetazione: A soffrire maggiormente sono betulle, carpini, aceri e platani, in uno scenario autunnale

In questa secca estate, la vegetazione del nostro territorio, nelle aree dove non vi è alcun tipo di irrigazione, sta soffrendo. Oltre a tutte le colture agricole anche le varie essenze arboree ornamentali e spontanee stanno facendo fatica a superare questo lungo periodo di siccità e di estremo caldo.

Le alte temperature ma soprattutto la prolungata crisi idrica stanno causando uno scenario molto simile, in alcune zone, a quello di inizio autunno.

Sono numerose le piante assetate del nostro territorio. La loro prima reazione la si vede osservando la chioma: le foglie si accartocciano, ingialliscono, in pratica chiudono i loro stomi, (piccoli pori delle foglie) riducendo la loro traspirazione, successivamente per naturale e ulteriore difesa si spogliano delle foglie diminuendo così ulteriormente il fabbisogno idrico.

Eccole allora nella loro veste autunnale, basti osservare – come si vede dalle foto in questo servizio di Mario Pachera – il bosco della “Rugola” a Sona (quello che dal Monte Corno si affaccia sulla Statale). Qui sono molti gli alberi con foglie ingiallite o secche. Oppure se passate dalla statale potrete vedere come certi platani, magari i più deboli, siano quasi spogli, idem alla chiesetta di San Quirico (foto sopra).

In questi grandi alberi qualora la defogliazione dovesse essere particolarmente veloce può sorgere un ulteriore problema: le scottature del legno, cioè la parte dei rami e dei tronchi scoperti dalla mancanza di foglie rivolta verso il sole, se dovessero proseguire queste giornate di imperterrito sole cocente, potrebbe subire scottature che, quelle sì, avrebbe conseguenze pesanti per gli alberi.

Anche nei giardini privati le piante stanno soffrendo, in particolar modo carpini e aceri, molto comuni anche nei parchi pubblici del nostro territorio.

Ma quelle che in assoluto sono da ritenersi le vittime più vulnerabili sono le betulle. Tipiche dei giardini costruiti negli anni ’70-’80, qualche esemplare lo possiamo vedere anche nel parcheggio in località Valle di Sona, ora le vediamo rinsecchite. Non hanno resistito alla siccità, essendo piante che “bevono” e traspirano molta acqua. Per questo sono le prime a risentirne in questo periodo, loro preferiscono il clima nordico. Tuttavia, a mio parere aspetterei a toglierle. Se l’autunno-inverno sarà particolarmente piovoso potranno anche riprendersi la prossima primavera.

Resistono molto bene gli olivi, le conifere come pini, cedri e cipressi, gli oleandri e tutte le piante endemiche della macchia mediterranea. Ma è ancora presto per fare una stima, solo la ripresa vegetativa del prossimo anno potrà effettivamente indicarci quali piante non sono sopravvissute.

“Serve una pianificazione e una programmazione adeguata del verde, affidandosi a tecnici specializzati in alberi e ambiente urbano. Ogni zona richiede la sua pianta”, ci spiega il dottor Zanoni dell’ordine degli agronomi forestali. Fondamentale in futuro sarà trovare specie che resistano a sbalzi termici estremi, sia caldi che freddi.

Un discorso a parte meritano i prati dei nostri giardini e aree pubbliche. Solamente quelli regolarmente irrigati si presentano di colore verde, mentre tutti gli altri risultano secchi, completamente gialli. Nella maggior parte dei casi, si trovano in dormienza. Se non sono stati particolarmente usurati e calpestati, potranno tornare al loro stato iniziale con il ritorno delle piogge e con l’abbassamento delle temperature. Magari cambiando la loro composizione floristica: scompariranno cioè certe essenze come i loietti ma resteranno le poe e le festuche rubre.

Speriamo nelle piogge, non solo occasionali come in queste ore.

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Nato a Isola della Scala il 5 agosto 1961 e residente a Sona dal 1975. Sposato con tre figli. Appassionato di sport è componente del Comitato per la gestione del Teatro Parrocchiale e con alcuni amici organizza una rassegna di film sulla montagna. Fa parte della redazione del Baco dal 2002.