Si va a processo per la morte di Alessandro Fasoli

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Sarà l’amministratore delegato Aldo Maria Vigevani, 57 anni, a dover rispondere in tribunale della morte di Alessandro Fasoli, 18 anni, avvenuta a Gardaland il 29 luglio 2008.

 

L’ha deciso ieri mattina il giudice dell’udienza preliminare, Laura Donati che ha rinviato a giudizio il dirigente del parco divertimenti di Castelnuovo con l’accusa di omicidio colposo così come aveva chiesto il pm Pier Umberto Vallerin. Il processo inizierà il 21 settembre davanti al giudice Giuditta Silvestrini. Con ogni probabilità, quel giorno in aula si presenteranno anche gli zii di Alessandro, Claudio e Antonella Tomasi, assistiti dall’avvocato Maristella Marigo del foro di Padova. Il legale si era già costituito parte civile nell’udienza del 14 gennaio scorso e, evidentemente, le parti non hanno trovato un accordo sull’entità del risarcimento e così toccherà al tribunale sbrogliare anche questa matassa. I due zii materni erano particolarmente legati ad Alessandro che, a sua volta, li considerava un importante punto di riferimento della sua vita.

 

Durante la fase delle indagini preliminari, invece, erano state risarcite la madre, la sorella e la nonna di Fasoli. Ieri, il difensore di Vigevani, l’avvocato Luigi Sancassani, al termine della sua arringa ha chiesto una sentenza di non luogo a procedere. Il giudice, però, ha ritenuto che quella vicenda debba passare al vaglio del tribunale per definire le eventuali responsabilità del dirigente del parco divertimenti.

 

La tragedia risale al 29 luglio 2008 quando Alessandro venne travolto da un trenino a monorotaia nell’attrazione di Gardaland. Ad accorgersene per prima, fu una collega che sentì l’urlo del giovane lavoratore stagionale. Lanciò subito l’allarme ma per Alessandro non c’era già più nulla da fare. Scattarono subito le indagini dei carabinieri di Peschiera insieme allo Spisal, il servizio d’ispezione sugli infortuni del lavoro dell’Ulss. Secondo quanto riporta il capo d’imputazione, Alessandro era sceso nel vano servizi del trenino senza accorgersi che stava arrivando il treno. Ne fu così travolto e ucciso. Gli inquirenti, poi, hanno accertato che quella zona pericolosa non era stata interdetta al passaggio. Sempre secondo la procura, mancavano anche i segnali di pericolo.

 

Altri accertamenti degli inquirenti erano volti a verificare se il diciottenne che viveva a Sona, era stato sufficientemente istruito sulla normativa anti infortuni. Tutti temi che faranno sicuramente parte della discussione in tribunale tra accusa e difesa a partire dal prossimo settembre.