Si può amministrare senza fare politica? Il caso Sona all’interno della crisi globale

Viviamo con entrambi i piedi immersi in un’epoca di post politica, con leader che hanno rinunciato a proporre un’idea di pensiero e di mondo per ripiegare su una più praticabile grammatica personale. Leadership che inseguono un consenso immediato, fondato su parole d’ordine di facile digestione, che permette di occupare la scena in maniera stabile, desertificando qualsiasi forma di discussione strutturata.

Un orizzonte che coinvolge la politica a tutti i livelli, dai palcoscenici internazionali, arrivando all’Europa ed infine alla nostra Italia. Fino a scendere a Sona, che per chi come noi qui abita rappresenta il primo anello della vita pubblica che poi, a salire, ci collega al tutto.

Anche a Sona viviamo in questi anni la situazione di un governo locale che amministra senza fare politica, come condotta consapevole e voluta.

E’ evidente da una prassi ormai certificata che il Sindaco Mazzi e la sua Giunta hanno, infatti, scelto una linea che non comporta il prendere posizioni politiche. Amministrano (bene) ma, come contrappeso sul piatto della bilancia, hanno abdicato a dare una qualsiasi veste politica al loro agire. E quando la cosa viene fatta notare, come recentemente dal nostro analista di politica Gianmaria Busatta, la risposta (spesso piccata e irritata, evidentemente governare rende qualcuno allergico al dubbio) è sempre quella: siamo una lista civica, non facciamo politica.

Una considerazione che forse andava bene vent’anni fa, quando le liste civiche sono nate come un vero e proprio antidoto, per dare una risposta alla terribile crisi della politica che aveva investito il Paese dopo il terremoto di tangentopoli. Ma oggi è una risposta sbagliata. Perché nel vuoto pneumatico di discussione e confronto nel quale viviamo immersi (i piedi nell’acqua con i quali abbiamo aperto questo pezzo), un’amministrazione di un Comune importante come Sona non può rinunciare a fare politica. A proporsi anche come veicolo di proposte e di idee non solo amministrative.

Invece è proprio questo che leggiamo nell’azione politica della Giunta di Sona: il silenzio. Dal Vicesindaco Bianco, agli altri Assessori, all’intero gruppo Consigliare la linea è quella del non prendere posizione. Non viene curata l’azione politica, non viene curata la relazione politica, non viene proposta una propria idea di società. Mentre il Sindaco Mazzi appare certamente ben inserito nelle relazioni politiche sovracomunali e nell’idea di fare rete, ma più per vocazione personale che per indicazione politica dell’intero esecutivo sonese.

Scelta giusta? Sicuramente scelta legittima. Ma, a parere di chi scrive, ciò significa rinunciare colpevolmente ad un ruolo che invece compete. Quel vuoto che i nostri amministratori lasciano rimane, appunto, vuoto. Non viene riempito da nulla e non vi è da tempo traccia di dibattito pubblico su temi più alti della (sicuramente fondamentale) azione amministrativa.

Il problema è che questa Italia dobbiamo portarla avanti, dobbiamo orientarla, dobbiamo indirizzarla. Soprattutto in questi anni difficili vi sono scelte di campo da prendere, vi sono percorsi da affrontare, c’è da decidere che Paese vogliamo diventare.

Ma se viene a mancare la spinta propulsiva dei territori, se le amministrazioni locali, le più vicine al cittadino, rinunciano al loro ruolo di interpreti e di guide anche politiche per le comunità che amministrano, cosa mai potrà arrivare a Roma?

Mario Salvetti

About Mario Salvetti

Nato nel 1969, risiede da sempre a Lugagnano. Sposato con Stefania, ha due figli. Molti gli anni di volontariato sul territorio e con AIBI. Nella primavera del 2000 fonda il Baco, di cui è Direttore Responsabile. E' giornalista pubblicista iscritto all'Ordine dei Giornalisti del Veneto.

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