Si fa presto a dire mamma

Si fa presto a dire mamma. Ma cosa vuol dire mamma oggi? Come mamma e come psicoterapeuta ho a che fare con tante mamme. Le vedo quando vado a prendere i bambini a scuola o li porto al parco giochi, e le leggo nelle chat di mamme di cui faccio parte. Me le trovo davanti quando lavoro, nelle sedute di psicoterapia, o ne sento parlare, quando le persone sedute davanti a me mi raccontano delle loro mamme. E faccio fatica davvero a farmi un’idea di cosa significhi oggi essere “mamma”.

Di mamme ce ne sono di tanti tipi. C’è la mamma che fa “solo la mamma”. C’è la mamma che per prima cosa fa la mamma e poi con il tempo che avanza lavora. C’è la mamma che per prima cosa lavora e con il tempo che avanza fa la mamma. C’è la mamma che fa tutto tranne la mamma. Cos’hanno quindi in comune tutte queste persone? Niente forse, se non il fatto di affrontare, ognuna con le risorse di cui dispone, l’arduo compito di crescere dei figli… relativamente sani fisicamente e mentalmente.

Viviamo in un’epoca storica in cui il ruolo di mamma, e di donna in generale, sta vivendo una fase di cambiamento importante. Rispetto a qualche decennio fa oggi possiamo scegliere se diventare mamme, e possiamo scegliere anche che mamme essere.

“Bene, ma non benissimo”: se da un lato è vero che abbiamo molta più possibilità di scelta di quella che hanno avuto le donne della generazione precedente alla nostra, è vero anche che di strada da fare ce n’è ancora tanta.

È vero che possiamo decidere di non diventare mamme, ma poi dobbiamo subire i commenti e le battute dei familiari o dei vicini di casa. È vero che possiamo decidere di lasciare i bambini a casa con il papà e uscire con le amiche, ma dobbiamo sempre rispondere alla domanda “e i bambini con chi sono?” (ho chiesto al mio compagno, a lui non glielo chiede mai nessuno con chi sono i suoi figli).

È vero che possiamo decidere di lavorare e mandare i nostri bambini al nido, ma non sempre possiamo permetterci di farlo. Sento troppe mamme dire “ho lasciato il lavoro perché lo stipendio se ne andava tutto per pagare il nido (e la babysitter quando il bambino si ammala!)”. Oppure “ho lasciato il lavoro perché non abbiamo i nonni”.

Come si fa a dire che questa è una scelta? Certamente non lo è. Sarebbe una scelta se la mamma dicesse “ho lasciato il lavoro perché mi gratifica di più fare la mamma”, ma io questa frase non l’ho mai sentita dire.

Di strada da fare ce n’è sicuramente parecchia. Continuiamo a combattere questa battaglia perché le nostre figlie abbiano una possibilità di scelta che sia vera.

Nel frattempo, godiamocela questa festa, anche se con queste premesse ci sarebbe poco da festeggiare, perché i nostri figli ci reciteranno la poesia che hanno imparato a scuola e noi potremo guardarli con gli occhi lucidi e pensare che alla fine, nonostante tutto e tutti, forse ci stiamo riuscendo abbastanza bene.