Settimana corta alle medie di Lugagnano e Sona: molte le discussioni (e le polemiche)

La notizia che abbiamo pubblicato la scorsa settimana in merito alla variazione d’orario in settimana corta per entrambi gli Istituti Comprensivi di Sona e Lugagnano ha subito acceso una forte discussione sul territorio e sui social.

Sono intervenuti tutti, i favorevoli, i contrari e persino i docenti delle scuole in questione. La scelta di comprimere l’orario delle scuole medie in 5 giorni sembra penalizzare in assoluto la parte didattica della scuola.

Un’insegnante ha commentato scrivendo che poco è contato il parere negativo della maggioranza dei docenti e che ora non resta che un rimedio per affrontare la settimana breve: ai docenti verrà chiesto – ha aggiunto ironicamente l’insegnante – “di non dare più compiti per casa e ai genitori di preparare un’abbondante colazione ai figli, così la scuola sarà salva”.

C’è anche chi si è fatto portavoce di più genitori e accusa la componente genitori del Consiglio di Istituto di aver votato all’unanimità solo perché nessuno si prendesse una responsabilità diretta e personale in quanto per rappresentare in toto chi li ha votati avrebbe dovuto spaccarsi nel voto, almeno uno di loro si sarebbe dovuto pronunciare a favore della settimana lunga per rappresentare anche la minoranza.

Altri lamentano il carattere d’urgenza con cui si è arrivati a deliberare, senza dare il tempo alle famiglie di informarsi e di esprimersi in merito.

Ci sono anche i favorevoli, ovviamente, ma sono di certo più silenziosi, forse perché accusati dagli altri di preferire il sabato a casa solo per dormire un’ora di più.

In ogni caso i Consigli di Istituto hanno dovuto prendere una decisione. A Sona il CdI ha votato compatto all’unanimità a favore della settimana corta nonostante la presenza di un sondaggio ufficiale svolto dalla scuola a inizio anno scolastico che esprimeva volere contrario.

Ne parliamo con Laura Stevanoni Presidente del CdI di Sona.

Da Presidente del Consiglio e rappresentante della componente genitori vuoi spiegare cosa vi ha spinto a rivedere le vostre posizioni in fase di consiglio? Quali sono state le motivazioni che vi hanno portato a votare all’unanimità in opposizione al volere della maggioranza dei genitori e del collegio docenti?

“Vorrei precisare che la componente genitori non aveva a priori  un’idea precisa della decisione che si sarebbe presa sul discorso orario  poiché voleva ascoltare le opinioni e le idee di tutte le voci presenti nel Consiglio stesso. Come componente dei genitori ci eravamo trovati prima per fare delle nostre valutazioni sia sul sondaggio sia sulle prospettive future del nostro Istituto Comprensivo. Ricordo che quest’anno nelle iscrizioni alle medie abbiamo perso 15 alunni (una classe) che hanno preferito  per molti casi un orario diverso da quello che noi proponevamo. Il sondaggio informativo non era vincolante nè per i genitori ma nemmeno per il Consiglio d’Istituto e  non ci ha dato risposte chiare. Una maggioranza del 51% per la settimana lunga  e il 48% per la settimana corta  ha significato una netta spaccatura e un segnale forte. In maniera molto responsabile e con tanto buon senso nel durante del Consiglio abbiamo valutato la questione oraria  sotto il punto di vista didattico, orario, organizzativo  e di numero alunni. Meno alunni vuol dire meno docenti, meno personale ATA, meno peso a livello di provveditorato, di progetti, di contributi. Quindi alla fine ci siamo presi la responsabilità insieme, all’unanimità di modificare l’orario dell’Istituto Comprensivo con la settimana corta comunque presente presso tante altre scuole attorno a noi”.

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La Dirigente di Lugagnano Cattaneo

Diverso a Lugagnano, dove il CdI si è spaccato tra l’unanimità dei genitori per la settimana corta e l’unanimità dei docenti per la settimana lunga. Il peso del voto della dirigente e del personale ATA hanno spinto l’ago della bilancia verso la settimana corta.

Interpelliamo quindi anche Elisabetta Carzana, Presidente del CdI di Lugagnano.

Ci spiega come siete arrivati a un voto compatto in antitesi con quanto consigliato dai docenti?

“Credo che il Consiglio abbia svolto correttamente la sua funzione, è un organo deliberativo e non rappresentativo, era chiamato a prendere una decisione e lo ha fatto. Noi della componente genitori abbiamo scelto di votare compatti appunto perchè crediamo nel nostro ruolo istituzionale. Abbiamo votato non in base a personalismi ma mettendo al primo posto esigenze e prospettive della scuola, basandoci anche su un’indagine svolta privatamente tra i genitori. Tutti sono stati informati della scelta che eravamo chiamati a prendere e tutti avevano modo di contattarci se necessario. Adesso nuotare contro corrente vuol dire sprecare energie, la scuola deve vedere nel cambiamento le opportunità da sfruttare al meglio”.

Ma qual è il carattere d’urgenza che ha portato i dirigenti a preferire una variazione dell’orario scolastico? Lo chiediamo alla Dottoressa Cattaneo, dirigente scolastico a Lugagnano.

“Non nego che si sarebbero potute attivare modalità di confronto e di scambio, e in parte negli anni scorsi lo abbiamo già fatto con tempi e modalità lunghe, ma non saremmo usciti da questo problema cercando di convincere e di discutere. Con la settimana lunga rischiavamo di perdere troppe iscrizioni e ci sono momenti in cui si devono compiere delle scelte anche drastiche sulla base di interpretazioni e di considerazioni di più ampia portata con conseguenze che vanno viste e valutate anche per i tempi futuri. Nel mio ruolo e nel mio compito può anche non essere capita l’operazione intrapresa ma è comunque una scelta consapevole che può non avere sempre la piena condivisione ma che muove una serie di variabili che ci consentono di procedere e di non perdere su più fronti ma anzi di valorizzare l’esistente e di conservarne la peculiarità”.

Il Dirigente scolastico di Sona Dott. Squarzoni
Il Dirigente di Sona Squarzoni

Ma perché questa innovazione fa passare le nostre scuole per scuole di serie B? E’ così sbagliato mirare alla sopravvivenza della scuola e alla propria individualità uniformandosi alla realtà circostante? Alla questione risponde il Dottor Squarzoni, dirigente scolastico a Sona.

“E’ già dallo scorso anno scolastico che sia il Collegio dei docenti che il Consiglio di istituto si sono interrogati sull’opportunità di uniformare gli orari di funzionamento delle diverse scuole e di portarle tutte a settimana corta. La decisione, lo scorso anno di confermare gli orari diversificati, in particolare con la settimana lunga per la scuola secondaria di primo grado, ha provocato una perdita di iscrizioni – emigrate negli istituti confinanti – particolarmente consistente, mettendo in forse fino all’ultimo momento la formazione di quattro classi prime, come  di solito accade, con il rischio di averne assegnate solamente tre, ma molto numerose. Il Consiglio di istituto, quest’anno, ha dunque cercato di mettere sulla bilancia tutti gli aspetti che un organo di gestione responsabile deve considerare, dopo aver per altro effettuato un sondaggio che, nei fatti e in termini realistici, non risultava dirimente essendo l’utenza divisa a metà, soprattutto in una prospettiva di medio periodo, e che non ha quindi aiutato nella decisione. A fronte della considerazione che il tempo lungo può risultare più favorevole sotto l’aspetto didattico in un’ottica meramente giornaliera, non si è potuto ignorare che meno classi ma molto più numerose, magari di 27-28 alunni, non sono certo un ambiente educativo ideale, e in quel caso i vantaggi della settimana lunga verrebbero subito vanificati. Inoltre non si può nemmeno non vedere che, a compensazione di una intensificazione del lavoro quotidiano, la settimana corta offre uno stacco più consistente nel fine settimana, consentendo un recupero psicofisico più netto e favorevole al benessere e allo stare in famiglia. D’altra parte, se la vita sociale e professionale della società, di cui la scuola è parte importante e integrante, si articola sempre più sul ritmo di lavoro settimanale di cinque giorni, anche la scuola è chiamata a tenerne conto. Molte scuole si sono ormai orientate in tal senso, prendendo atto delle trasformazioni sociali e famigliari che hanno spinto a rivedere la gestione del tempo, e non è pensabile che non vi sia stata alle spalle un’analisi approfondita e orientata al futuro. Detto ciò, e bypassando, per amor di brevità, molte altre considerazioni più tecniche e gestionali che però non possono essere trascurate da un organo deliberante che si prende l’onere e la responsabilità di decidere la miglior soluzione, è evidente che la scuola si interrogherà e troverà le soluzioni migliori per conciliare la sua missione formativa ed educativa con il tempo scuola. Le esperienze di altri istituti che già da qualche anno hanno adottato la settimana corta offrono suggerimenti e strategia in merito, anche per l’organizzazione dell’indirizzo musicale che rimane un punto fermo e importante della nostra offerta formativa”.

E’ naturale interrogarsi sui disastri educativi e il repentino calo di livello che minacciano la scuola ma la verità è che nessuno ha la certezza che sarà così. Ci sono scuole che lavorano da sempre su cinque giorni con ottimi risultati anche organizzativi. Gli alunni hanno più tempo per stare in famiglia e riposarsi e consolidare l’apprendimento. Certo gli alunni arrivano sfiniti alla sesta ora ma è anche vero che il livello di attenzione è più basso il sabato del lunedì.

Uno studio pubblicato dalla rivista Education, Finance and Policy smentisce proprio la teoria di un calo di rendimento legato all’orario scolastico compatto. Da questo studio risulta che gli alunni hanno migliorato i rendimenti in alcune materie e mantenuto invariati quelli di altre. Non si può dare un valore assoluto allo studio, impossibile ammettere una relazione causa/effetto tra settimana corta e competenze in matematica.

Dunque chi ha ragione? La parola d’ordine è “dipende”. La verità è che l’insegnamento è un processo molto più complesso che non può essere legato ad un solo fattore. Entrano in gioco le capacità degli insegnanti, la loro motivazione e quella degli studenti e forse anche la distribuzione dell’orario scolastico.

Ecco perché sabato sì o sabato no non ha molto senso. Perché “dipende”, appunto.

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Francesca Tenerelli
Nata il 29 gennaio del 1976, parte attiva da sempre nella comunità di Lugagnano, con una breve interruzione per trasferimento a Decimomannu vicino a Cagliari. Ha conseguito la maturità scientifica presso il liceo Galileo Galilei a Verona e attualmente è impiegata in un’Agenzia di Assicurazioni. Sposata e madre di due figli, trova sempre il tempo per dedicarsi alla sua passione, la lettura.