Settembre, il Sole e la vite: quando il cielo scandiva il tempo della vendemmia

“Il sole con tutti quei pianeti che gli girano attorno e da lui dipendono, può ancora far maturare una manciata di grappoli d’uva come se non avesse nient’altro da fare nell’universo.”
Galileo Galilei

All’arrivo di settembre, con la maturazione dell’uva e i campi prossimi al raccolto, la luce del Sole diminuisce sensibilmente, il calore estivo si attenua e la natura si predispone all’autunno.

Per le antiche società rurali, la Terra, ferma come un campo, costituiva il punto di osservazione ove cogliere questi mutamenti. Ne è riprova il fatto che nelle campagne si sia mantenuta a lungo la concezione del cosmo in cui essa veniva percepita come una superficie piana, coperta dalla volta celeste. Il “cammino” del Sole da un orizzonte all’altro scandiva le ore dividendo la notte dal dì. Ogni sera l’astro scendeva sottoterra per poi risalire l’indomani a illuminare questo mondo e incontrare nel cielo la luna e le altre stelle.

Il compito principale del sole era di “produrre il caldo” affinché potessero maturare i frutti. Per questo si diceva che “in estate è più vicino e in inverno è più lontano”.

Seguendo il ciclo di morte e rinascita della vegetazione nell’alternanza delle stagioni, si imparava così a riconoscere i momenti propizi per le semine e i raccolti, organizzando progressivamente il lavoro secondo i diversi periodi dell’anno solare. In un contesto di sussistenza come quello delle campagne, la gestione del tempo atmosferico, che par sie mesi el fa quel che el vol e par i altri l’è paron lù, costituiva un ulteriore fattore che andava considerato.

I cambiamenti repentini delle condizioni meteorologiche, come le grandinate improvvise o i lunghi periodi di siccità che potevano essere devastanti per le coltivazioni, avevano portato all’elaborazione di sistemi previsionali empirici, tramandati di generazione in generazione.

A tale scopo, si osservavano anche i moti celesti, per individuare le correlazioni tra particolari eventi astronomici e le calamità naturali. Si potevano in questo modo anticipare le potenziali condizioni avverse, così da predisporre, per quanto possibile, gli interventi necessari a salvaguardare i terreni.

Dai movimenti degli astri si traevano inoltre indicazioni utili a riconoscere le fasi proprie delle diverse colture e a individuare i momenti più adatti alle attività che ne accompagnavano lo sviluppo. Nella tradizione romana, ad esempio, il cielo della tarda estate mostrava i “segni” per la maturazione dell’uva da vino e per i mutamenti meteorologici che accompagnavano l’ingresso in autunno.

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Verso la fine di agosto, la levata mattutina della stella Vindemiatrix inaugurava il tempo della vendemmia, mentre il sorgere di Arcturus, intorno alla metà di settembre, preannunciava giorni di tempo perturbato tipici del cambio di stagione. La corrispondenza temporale tra le levate dei due astri e i periodi dell’anno a cui erano associati è mutata con il passare dei secoli.

Tuttavia, la loro funzione nel calendario agricolo romano rimane ancora oggi un’interessante testimonianza di quanto l’osservazione del cielo fosse intimamente connessa al ciclo vegetativo, in questo caso specifico alla vite.

Per citare Pavese, “non c’è niente di più bello di una vigna ben zappata, ben legata, con le foglie giuste e quell’odore della terra cotta dal sole d’agosto”. E mentre è intento a governare un intero sistema di pianeti, il Sole nel suo moto perenne sorge e tramonta ogni giorno unendo la grandezza del cosmo e la semplicità della Terra, emanando il calore necessario a far maturare l’uva alle porte dell’autunno.

Nell’immagine: Vincent van Gogh, Le Vignoble rouge, 1888.

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Emanuela Rigo
Le nostre origini ci accompagnano per tutta la vita e io non ho mai dimenticato le mie radici montanare. Sonese di adozione, dopo diverso tempo trascorso in città, colgo ora una nuova dimensione esistenziale attraverso la scoperta delle consuetudini e degli antichi valori di questo territorio. Passeggiare tra le colline moreniche e in aperta campagna, ispira la mia passione per la scrittura e la fotografia trasportandomi in una realtà di profumi, suoni e colori, dove si percepisce lo scorrere naturale del tempo. La mia curiosità innata, unita a un animo sensibile, si esprime nella rubrica del Baco "Il salotto di Madre Natura", un viaggio di attenta ricerca nelle memorie del passato che, dalla primavera del 2022, si lascia guidare dal magico divenire delle stagioni.