Servono valori, anche a Sona

Il rapporto tra Storia e Memoria è tra i più complessi che vi siano, basti dire che attorno a questo tema hanno scritto pensatori del livello di Borges, Canetti, Levi, Adorno, oltre a Croce, Heidegger e Nietzsche, per citarne solo alcuni tra i più grandi. Eppure quello tra queste due categorie così differenti è un rapporto che non può essere sciolto, rischio un corto circuito che ci impedirebbe di dare profondità alle nostre vite e alle nostre esperienze pubbliche e private.

 

La Storia, come conoscenza dei percorsi dai quali proveniamo, e la Memoria, come consapevolezza che esistono valori e princìpi che non possono essere svenduti, dovrebbero essere sempre – per ciascuno di noi – faro guida del nostro agire. Anche, e forse soprattutto, per chi si impegna nell’attività pubblica. Mai forse come oggi l’attività politica presuppone questo tipo di riscoperta, tra Storia e Memoria, proprio per ritrovare le motivazioni dell’agire per la comunità. Anche a Sona.

 

Serve uno sforzo per tentare di uscire dall’aridità di anni nel quale il pensiero politico è stato confinato nel sottoscala della cultura, e si è agito in politica – anche a livello locale – senza la necessaria spinta ideologica di valori e di convinzioni forti. Negli ultimi quindici anni larga parte dell’opinione pubblica è arrivata a guardare con profonda diffidenza ogni principio ideologico che venisse estenato da amministratori locali e politici nazionali, quasi fosse solo un pretesto per giustificare i peggiori interessi privati.

 

Questo a seguito di vicende internazionali – la caduta del Muro di Berlino – e nazionali – Tangentopoli – che hanno da un lato determinato la caduta della peggior tirannide ideologica dello scorso secolo assieme al Nazismo, il Comunismo, e dall’altro portato alla luce una classe politica incredibilmente invischiata in una rete di perversi rapporti clientelari ed economici che come un cancro avevano corroso ogni settore della vita pubblica nazionale.

 

Al politico, anche a livello locale, si chiedeva unicamente di essere un bravo servitore del “bene pubblico”. Solo che oggi, a distanza di qualche anno, si comincia a capire che senza un pensiero e senza valori è impossibile definire cosa sia veramente il “bene pubblico”, e sia pertanto impossibile perseguirlo. Questo fenomeno di rifiuto della politica ha interessato pienamente anche Sona.

 

Una certa carenza di senso delle istituzioni di alcuni dei politici di nuova leva e la mancanza di un vero Progetto per il Comune, con la P maiuscola, derivano proprio da questa assenza di reale pensiero politico. A Sona abbiamo bisogno di un nuovo Rinascimento, abbiamo bisogno di riscoprire una serie di valori condivisi, attorno ai quali possa riconoscersi tutta la comunità, e sui quali fondare un nuovo modo di fare politica. Valori universali che, inevitabilmente, debbono essere quelli cattolici, ma al contempo laici, dell’attenzione all’uomo e alle sue esigenze, della libertà culturale e religiosa, della tutela di chiunque rappresenti elemento di debolezza in una società, dell’accoglienza e del dialogo.

 

Una riscoperta di valori non come sterile affermazione di principio, ma come luce guida dell’operare pubblico. Solo ritrovando queste fondamenta ideologiche sarà possibile dare vita ad una proposta per il nostro Comune, un vero Progetto a lungo termine che vada oltre le piccole beghe di partito e che sappia essere collante e unificante per tutti coloro che hanno a cuore il nostro Comune.

 

Il 26 luglio del 1943 la Democrazia Cristiana, per parlare ad un’Italia distrutta dal conflitto mondiale e sull’orlo di una guerra civile, decise di pubblicare un documento, “Idee ricostruttive della Democrazia Cristiana”, da inviare a tutte le famiglie per rilanciare una proposta cristiana e sociale e per chiamare a raccolta le forze migliori. Scelba, che si occupava della stesura del testo, ricevette in quelle ore da De Gasperi un pressante invito a far iniziare quel documento con questa esortazione: “Non è questo il momento di lanciare programmi di parte, il che sarebbe impari al carattere di quest’ora solenne che reclama l’unità di tutti gli italiani. Pensiamo tuttavia che queste idee ricostruttive, ispirate alle tradizioni Democrazia Cristiana, ma rivolte a una cerchia più ampia e più varia, debbano fermentare già ora, affinché nel tempo della ricostruzione possano diventare idee forza che animeranno la volontà libera del popolo italiano”.

 

Ecco che un’idea politica dai forti connotati valoriali ed ideologici, veniva aperta a tutte le forze politiche democratiche. Per ritrovare unità negli scopi e progetti comuni per ricostruire l’Italia in un momento decisivo della nostra Storia. Un patto per la ricostruzione dei valori e dei principi – aperto a tutti – che è necessario proporre anche a Sona, per una vera stagione di rilancio urbanistico, sociale, ambientale e culturale del nostro Comune che parta dai cittadini e diventi progetto politico. 

 

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Mario Salvetti
Nato nel 1969, risiede da sempre a Lugagnano. Sposato con Stefania, ha due figli. Molti gli anni di volontariato sul territorio e con AIBI. Nella primavera del 2000 è tra i fondatori del Baco, di cui è Direttore Responsabile. E' giornalista pubblicista iscritto all'Ordine dei Giornalisti del Veneto. Nel tempo libero suona (male) la batteria.