“Senti, come ti fai con Marco?”

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Un bigliettino recentemente sequestrato a due ragazze in una scuola media di un Comune a noi vicino, cominciava con “senti, ma come ti fai con Marco?” per proseguire con le tecniche del “farsi”. Occorrerà attendere la fine di questo articolo per capire cosa significhi il “farsi”: per ora diciamo che ha a che fare con lo sviluppo emotivo ed amoroso dei ragazzi e delle ragazze. Quello che è veramente importante, invece, è analizzare le reazioni dei tre attori di questo evento, gli insegnanti, i genitori, le ragazze coinvolte e capire come è stata affrontata la situazione.

 

Possiamo tutti immaginarci la reazione degli insegnanti in un bel “datemi subito quel bigliettino” seguito dalle ben note (a tutti) “datemi il libretto personale” finendo con “e adesso scrivo pure sul registro “. Ma non termina qui: viene convocato un consiglio di classe con tutti i genitori della classe delle due ragazze coinvolte in cui gli insegnanti raccontano l’accaduto e analizzano le conseguenti azioni disciplinari, perché quel bigliettino non è il primo, ma c’è una serie di eventi analoghi che coinvolgono la scuola: da ricariche telefoniche in cambio di foto/filmati fatte con il telefonino di ragazzine, a bigliettini ancora più esplicitamente sessuali. Tutti gli eventi coinvolgono ragazzini e ragazzine (11 o 12 anni, per intenderci). “Basta, è ora di pensare a qualche provvedimento disciplinare” afferma senza indugio il coordinatore degli insegnanti, mentre i genitori annuiscono, impauriti.

 

Già i genitori. Soprattutto i genitori di quelle ragazze: “cosa avremo fatto perché ci ripaghi così” avranno sicuramente pensato, mettendo in atto le punizioni più esemplari: dal sequestro del telefonino, alla proibizione di accedere ad internet, fino alla proibizione di uscire per chissà quanti giorni. “Così impareranno cosa significa comportarsi bene” avranno sicuramente concluso i genitori.

 

Povere ragazze, che non vedevano l’ora di capire come “fare”, avendo il timore assoluto di parlarne con le proprie mamme e i propri papà (figuriamoci, i papà…). E che si ritrovano ora, senza avere nemmeno avuto il tempo di prepararsi una difesa, ad essere punite dalla scuola e dalla famiglia, rinchiuse nella peggiore delle prigioni di oggigiorno, cioè quella di essere tagliati fuori dal mondo virtuale più che reale. Non c’è nulla da fare che non piangere e rimpiangere, evitando gli sguardi ironici dei professori, dei compagni maschi e dagli sguardi di pietà delle compagne femmine.

 

Cos’hanno appreso da questo evento la scuola, i genitori, le ragazze? Probabilmente nessuno ha imparato come agire dinnanzi ad un evento simile che potrebbe accadere di nuovo. E il ruolo della società fallisce, perché tutti tre gli attori sono soli. E lo rimarranno se nessuno fa nulla. Ecco che, allora, questa riflessione si incolla immediatamente al ragionamento sulla scuola del numero scorso del Baco: gli attori non possono risolvere i problemi da soli ma devono lavorare assieme.

 

E su questo il Comune ha un ruolo di organizzatore e facilitatore di momenti di unione. Non succederà mai nulla in questa società se il facilitatore per eccellenza, il Comune, non si dà da fare. Come del resto sta accadendo. Fa un po’ specie notare che, sotto questo aspetto, il grado di permalosità del Comune quando si parla di pedagogia e di scuola, e del ruolo che dovrebbe avere, è molto elevato. Nel resoconto della festa degli Istituti Comprensivi del Comune viene raccontato come la Dirigente dell’Istituto Comprensivo di Lugagnano Cattaneo abbia animato il dibattito su cosa ci si attende (dal Comune?) e senza mezzi termini dichiara che “sono tempi difficili per la scuola quelli che oggi stiamo vivendo”.

 

Al di là del fatto che chi ha anche il dovere sociale di collante tra le varie realtà di un territorio, ovvero il Comune, possa in questo momento avere difficoltà presunte o reali, certo è che chi le scorge quelle difficoltà ha almeno il dovere di provare a superarle, forse avendo come obiettivo quello minimale di sensibilizzazione verso il loro superamento. Nel frattempo quindi che il Comune capisca il proprio ruolo, e sarà sempre più complesso visto l’azzeramento della Commissione scuola, il Baco cercherà di affiancare l’immane lavoro dei comitati genitori e proporrà un po’ alla volta momenti di unione per tutti i protagonisti sociali tramite eventi mirati, il primo dei quali è stato dettagliatamente descritto nel numero scorso.

 

I genitori infatti non possono essere lasciati soli di fronte a fatti che non sanno come gestire; idem per i ragazzi che crescono, idem per gli insegnanti e la scuola. Manca per ultimo il significato di “farsi”.

 

In fin dei conti è poca roba: si tratta di scambi di bigliettini di ragazze di 11 e 12 anni che miravano a capire la tecnica, anche con disegni, del “bacio alla francese”. E lo scambio terminava così: “E’ 1 po’ complic. O no?”

 

Di non capibile e complicato c’è solo perché continuiamo ad essere tutti soli nell’affrontare questi mondi. E chi dovrebbe unire gli attori non accetta alcuna critica.