Sedici indagati per Rotamfer

Sono sedici le persone che hanno ricevuto l’avviso di conclusione delle indagini sulla vicenda della Rotamfer, collegate all’operazione «Money Fluff», attraverso la quale, nell’ottobre 2007 la Procura di Verona sequestrò il sito della discarica di Ca’ di Capri a Lugagnano e gli impianti della ditta Rotamfer di Castelnuovo del Garda e di Arese (Milano).

 

La prima fase dell’inchiesta della procura della Repubblica portò all’arresto di nove persone, tra cui dirigenti della stessa azienda e l’ex direttore dell’Arpav di Verona, Attilio Tacconi. Secondo l’accusa, la Rotamfer grazie all’attività di manager e controllori, sarebbe riuscita a ottenere grandi risparmi sui costi di smaltimento di materiali ferrosi provenienti in particolare dalle automobili rottamate.

 

Al centro dell’inchiesta finì il cosiddetto fluff, ovvero il materiale non ferroso delle auto (sedili, plastiche di rivestimento), che, secondo quanto riportato dall’accusa, sarebbe entrato all’interno della discarica senza rispettare le norme, violando le autorizzazioni rilasciate. Per la Procura vi è stata una gestione abusiva, negli impianti di Castelnuovo e Arese, di grandi quantitativi di rifiuti anche pericolosi e lo smaltimento, nella discarica ex 2B (per rifiuti non pericolosi e non tossico nocivi) a Ca’ di Capri di residui «qualificati indistintamente dalla ditta come fluff non pericoloso anche se non idonei ad essere qui accumulati perché pericolosi».

 

L’operazione, secondo la Procura, avrebbe prodotto guadagni illeciti per la Rotamfer a seguito di traffici di rifiuti anche grazie alla complicità di figure che avrebbero dovuto controllare la regolarità delle attività.

 

Solo per i reati per i quali è indagato Romano Cordioli, presidente del consiglio di amministrazione della Rotamfer, «stiamo parlando di una truffa aggravata per oltre 2,7 milioni di euro per il mancato pagamento dell’intera ecotassa destinata alla Regione, che quindi ha subito un danno», sostengono Michele Bertucco e Lorenzo Albi, presidenti di Legambiente Veneto e Verona, e Luca Tirapelle, responsabile del Centro azione giuridica.

 

«Tutto questo», spiegano i referenti dell’associazione, «nonostante ci fosse già stata una condanna per i dirigenti della Rotamfer per gli stessi reati, pagata con poche migliaia di euro, che non ha costituito un efficace deterrente». A preoccupare i rappresentanti dell’associazione ambientalista è anche il progetto di ampliamento di Ca’ di Capri, attualmente ancora sotto sequestro, presentato dalla stessa ditta.

La proposta della Rotamfer è di alzare di altri venti metri la collina di rifiuti (che misura già 12 metri di altezza) e di introdurre in discarica altri 700mila metri cubi di materiale, «chiedendo nel contempo di trasformare il sito in discarica per rifiuti pericolosi», aggiunge Bertucco, «nonostante si trovi in una zona di ricarica degli acquiferi».

 

Il Comune di Sona ha bocciato il piano, mentre la Provincia ha espresso voto favorevole al piano di messa in sicurezza del sito. Ora spetta alla Regione pronunciarsi. «Il rischio», afferma il presidente di Legambiente Veneto, «è che l’ente regionale, vedendo la spaccatura tra Comune e Provincia, prenda atto e approvi il progetto».