Se i nostri bambini diventano invisibili

Il Baco, sia sulla rivista che su questo sito, si occupa da sempre molto di scuole, di edifici scolastici. Attenzione però a non dimenticarci di quelli che le scuole le frequentano quotidianamente, e parlo sicuramente di insegnanti e personale di servizio, ma anche e soprattutto di bambini. Sappiamo ancora prestare ai nostri bambini l’attenzione che meritano?

Qualche mese fa a Londra è stato fatto un esperimento per una specie di candid camera. In un centro commerciale un sabato mattina in orario di punta due sorelline vengono lasciate sole in mezzo alla folla immensa degli acquirenti. Devono fingere di aver perso la mamma: una stringe un pupazzo rosa, l’altra, la più piccola, si succhia il pollice, guardandosi intorno spaurita e chiedendo aiuto.

La madre, in realtà, si nasconde dietro un pilastro per vedere se qualcuno offre loro un soccorso alle figlie, ma non è lei la persona invisibile, sono le due bambine sperdute. In venti minuti si contano 615 passanti, ma solo una donna si ferma per aiutare le piccole. È una signora sulla settantina che si china a chiedere se per caso c’è qualcosa che non va. Gli altri passano via rapidi, come se nulla fosse, come se le due piccole fossero invisibili. La madre non crede ai suoi occhi. Se la scena non fosse stata preparata da una troupe televisiva, per un sondaggio sociologico, sarebbe drammatica. Forse lo è ugualmente: i clienti aggirano i due piccoli ostacoli viventi senza lasciarsi distrarre, e si affrettano a fare i loro acquisti.

Un esperimento dagli esiti sconcertanti ma che, purtroppo, replico ogni giorno durante l’anno scolastico. La mattina, prima di andare al lavoro, accompagno mia figlia, dodici anni, a prendere il bus della scuola. Per arrivare alla fermata deve attraversare la strada principale di Lugagnano, ovviamente sulle strisce pedonali.

Se sono presente pure io accanto a lei nell’attraversare, quasi sempre le autovetture si fermano, soprattutto se accenno l’azione di mettere il piede sulle strisce. Se è lei da sola, perchè magari siamo in ritardo e io la guardo attraversare seduto in macchina per poi partire subito dopo, non si ferma mai nessuno. Mai. Lei se ne sta impaziente a bordo strada, sulle strisce pedonali, visibilissima con quell’immenso zaino scolastico sulle spalle ed in evidente attesa di attraversare, e non vi è una macchina che si fermi.

Consideriamo pure l’orario di punta, tutti di fretta per raggiungere il lavoro. Ma nessuno sente il bisogno, e soprattutto il dovere, di fermarsi e di far attraversare quella ragazzina, che quindi deve attendere che la strada sia completamente vuota in entrambi i sensi di marcia per poter passare. Oppure deve intervenire il papà, e allora la strada si attraversa anche se vi sono delle auto.

Che dire? Non servono grandi ragionamenti sociologici, stiamo semplicemente perdendo la capacità di ‘vedere’ i nostri bambini, persi nei nostri egoismi adulti. Come qualche mese fa alcuni genitori a Lugagnano si sono lamentati per il passaggio temporaneo di alcuni bambini dalla materna comunale a quella parrocchiale dopo il distacco dell’intonaco, chi perché ci sarebbe stato meno spazio per i propri figli, chi perché nella parrocchiale avrebbe trovato simboli religiosi che offendevano la loro sensibilità laica, così un bambino a bordo strada che attende di passare (o un bambino perso nella folla, come a Londra) non ci fa più scattare alcun campanello d’allarme.

E magari dei bambini che vanno a scuola in bici diventano un fastidio insopportabile, come nel messaggio apparso su Facebook la scorsa primavera che riproduciamo sopra.

La domanda che dobbiamo farci a questo punto è: dove stiamo andando quando in una società diventano invisibili persino i bambini?

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