Ascolta questo articolo

All’inizio di dicembre, durante la conferenza stampa per illustrare l’ennesimo Decreto, Giuseppe Conte ha dichiarato che a gennaio le scuole superiori riprenderanno la didattica in presenza, almeno per il 75% degli studenti.

Poi, di fronte ad una impennata dei contagi in alcune regioni, si è deciso per un 50%, che progressivamente dovrebbe diventare 75%, finché la situazione non permetterà la totalità delle lezioni in classe per la secondaria di secondo grado, come già avviene da settembre per infanzia, primaria e secondaria di primo grado.

Agli studenti delle superiori è stato chiesto nella prima metà di dicembre di rispondere ad un sondaggio sul trasporto scolastico, perché è chiaro che il motivo principale della chiusura totale degli istituti scolastici di città e provincia a fine ottobre è legato all’affollamento dei bus, problema che avrebbe dovuto trovare soluzione prima di settembre.

I risultati giunti all’Ufficio scolastico regionale confermano che tre quarti della popolazione scolastica si reca a lezione utilizzando i mezzi pubblici, quindi è necessario garantire lo spostamento casa-scuola in sicurezza alla maggior parte dei ragazzi dei licei, istituti tecnici e professionali. Serviva un sondaggio per appurarlo?

Non credo, ma evidentemente era necessario quantificare precisamente il numero di utenti per potenziare le linee in modo mirato. Regione Veneto e Ufficio Scolastico Regionale, infatti, stanno organizzando finalmente il potenziamento dei mezzi di trasporto pubblico perché il DPCM prevede che le superiori possano riaprire a patto che gli autobus siano riempiti al 50% massimo della loro capienza.

Atv aggiungerà sulla rete urbana ed extraurbana veronese una ottantina di autobus (meno di quelli necessari, ma pare che le risorse giunte dal ministero non siano sufficienti per soddisfare pienamente il fabbisogno). Il numero maggiore di mezzi per il trasporto serve anche per favorire un rientro a scuola che probabilmente avverrà in orari differenziati così da evitare la concentrazione degli studenti sui bus (e alle fermate) prima delle 8 del mattino e dopo le 13.

Va detto comunque che la ripresa del 7 gennaio è piena di incognite. Se la ministra Azzolina ha stabilito il ritorno in presenza, alcuni governatori di regione nutrono forti perplessità in merito, soprattutto per l’aumento dei contagi che ha colpito alcune aree del Paese, Veneto compreso, nonostante la zona rossa ed arancione. C’è anche l’ipotesi di un “provvedimento ponte”, che copra il periodo tra il 7 e il 15 gennaio.

Intanto il sindaco di Sona Gianluigi Mazzi ha richiamato tutti al senso di responsabilità per poter riprendere le attività dopo questo periodo natalizio. Dopo le Feste “si rischia la zona rossa – ha scritto su Facebook – con tutto quello che essa comporta a partire da un ulteriore danno al sistema economico, scolastico e sociale. Si rischia di mettere in crisi il sistema sanitario che non potrà più garantire tutte le prestazioni immediate che spesso sono assolutamente necessarie e non prorogabili. Esorto quindi a rispettare le basilari e semplici regole che risiedono nell’uso della mascherina, nel distanziamento fisico, nell’uso di sanificanti. Ma soprattutto esorto con forza a continuare a rispettare la buona prassi di evitare assembramenti e situazioni di rischio”.