Scuole senza soldi

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“Non c’è mondo fuori dalle mura di Verona”. Questo afferma Romeo in una delle più alte espressioni letterarie mai scritte dall’uomo, il Romeo e Giulietta, nella scena terza del terzo atto. Verona era il mondo e il solo pensiero di uscirne significava andare incontro all’ignoto. Eppure, anche oggi l’analogia regge: non più con la città di Verona ma con le istituzioni sociali (come la scuola) che prima erano mondi quasi impermeabili che guidavano il “fuori”.

 

Ora, invece, le scuole si trovano ad avere tagliati i fondi scolastici, ad avere ridotte le ore di lezione. Eppure si chiede che la scuola funzioni, che le manutenzioni siano fatte, che tutto sia in ordine, che i ragazzi imparino e siano all’altezza delle sfide della società attuale. Quel mondo, la scuola, è in difficoltà: da sola non può più farcela. Deve “uscire” dal suo mondo.

 

E se la scuola chiedesse aiuto ai genitori o alle associazioni del territorio? Senza quel “mondo fuori” la scuola rischia di implodere, di non resistere alle pressioni. Non è la prima volta che il Baco affronta questo argomento ma ora è venuto il momento di essere ancor più propositivi: vale la regola fondamentale dell’aiuto e dell’arricchimento reciproco.

 

La capacità di lavorare insieme consente anzitutto al mondo scolastico di dare e aprirsi per accogliere in modo diverso ciò che la società può dare e ricevere. È un paradigma opposto rispetto all’ordine naturale delle cose, in cui la scuola accoglie parte della società (i ragazzi) per dare loro servizi (formazione); ciò che si può configurare, invece, è l’esatto contrario: quella parte della società, quel mondo fuori, non ordinariamente presente nella scuola (associazioni e genitori) entra nella scuola per offrire servizi (capacità di lavoro, aiuto, formazione).

 

Non c’è da avere paura di quel mondo anche se ce n’è abbastanza per capire che serva essere molto cauti per aprirsi reciprocamente e prima di parlare in astratto si verifichi cosa realmente le associazioni e i genitori possono portare nella scuola: innanzitutto la possibilità di fare azioni concrete. Da un lato ci sono le associazioni, con i loro interessi culturali e sociali dalla A alla Z, e dove spesso le persone che ne sono parte sono in generale nel pieno del proprio impegno lavorativo e professionale e hanno tra i 40 e i 60 anni. É tipico del volontario impegnarsi in modo gratuito anche per diverse ore settimanali e non si stupisce se a partecipare sembrano essere proprio le persone che hanno più impegni e responsabilità (lavoro, famiglia, volontariato). Dall’altro lato ci sono i genitori che svolgono le più disparate professioni: avvocato, commercialista, docente, manutentore nel settore edile, artigiano.

 

Paradossalmente, è questo periodo di “emergenza economica” che deve dare forza aggiuntiva per superare l’inerzia a chiedere a tutti costoro aiuto. Molti sono i modi per coinvolgere il “mondo fuori”. Dal più formale al più informale. La fondamentale questione formale da affrontare è se le associazioni possono partecipare ad appalti. Anche recentemente la giurisprudenza afferma che è proprio così, infatti “le associazioni di volontariato Onlus possono partecipare alle gare pubbliche di appalto, in difetto di apposite previsioni del bando, atteso che dal un lato l’assenza di fini di lucro non esclude che le associazioni di volontariato possano esercitare un’attività economica; dall’altro, le iscrizioni alla Camera di Commercio od al registro delle imprese non costituiscono requisiti indefettibili di partecipazione alle gare di appalto, a meno che le iscrizioni stesse non siano previste dalle norme di gara”.

 

La questione non è di poco conto perché permette di far appaltare servizi, ad esempio, alle associazioni con la garanzia di avere consistenti risparmi economici e professionalità oltre che l’indiscussa passione. C’è da lavorarci, ma buttiamo via questa possibilità? Basti ricordare che, ad esempio, le scuole hanno bisogno di manutenzioni (pittura, ad esempio, manutenzioni idrauliche o elettriche) o di formazione su particolari aspetti.

 

Ma le associazioni e i genitori possono essere, senza problemi, coinvolti sempre “informalmente”. Sulla formazione degli insegnanti, ad esempio. Facciamo un caso pratico: aggiornare gli insegnanti sulla legge della privacy, con tutte le conseguenze. Oppure, aggiornare gli insegnanti sulle nuove modalità di didattica, o di arte e tecnica. E che dire di corsi sul web, sull’editoria? Si badi che molti argomenti possono essere rivolti anche agli studenti (conoscenza e uso del web e del social networking, ad esempio). Ma non è tutto: quanti genitori potrebbero fare da “tutor” a studenti in difficoltà? quanti potrebbero sostenere studenti nelle difficoltà di matematica e inglese? o fare corsi di italiano per immigrati?

 

Spesso nei POF (piano offerta formativa) delle scuole si inseriscono progetti da fare con i ragazzi. Ecco qualche esempio di progetti presi da un POF di una scuola a noi vicina: il profumo del pane, orto didattico, giochi matematici, concerto di natale, progetti di educazione alla salute, la conoscenza di sé – percorso di educazione all’affettività e alla sessualità, prevenzione delle dipendenze con particolare riguardo all’alcol e alle sostanze stupefacenti, progetto giardino pulito/cortili puliti, presepi e paesaggi, nuove tecnologie e didattica, teatro.

 

Tutti questi argomenti potrebbero essere seguiti perfettamente e gratuitamente da associazioni e genitori. Con l’entusiasmo tipico di chi sa che è utile alla società. Sulle manutenzioni, poi, esperienze recentissime ci sono state, eccome. Genitori di Lugagnano che hanno sistemato selciati e aiuole delle scuole. Genitori di paesi a noi vicini che hanno dipinto le classi. Associazioni che fanno manutenzione e puliscono. Ma tutto questo in cambio di cosa? Praticamente sempre in cambio di nulla se non le spese vive, il colore ad esempio, o i materiali. Strano a dirsi che si lavori in cambio di nulla.

 

Ma forse questo è il paradigma di una nuova società emergente, che è contrapposta a quella attuale che manifesta chiari segni di fallimento. C’è mondo fuori dalle mura delle istituzioni. L’importante è che le istituzioni lo capiscano.