Scuola nell’emergenza, come sarà il rientro a settembre? Stiamo ancora perdendo tempo prezioso?

Siamo in piena estate e dovremmo poterci godere il caldo, il mare, le vacanze. Questa estate, più della scorsa, sembra che il covid abbia allentato la presa e ci permette di riassaporare la normalità che tanto ci manca, eppure è difficile sentirsi completamente al sicuro. 

Quando finirà l’epidemia da nuovo Coronavirus? In molti hanno provato a rispondere, mettendo in evidenza l’incertezza che emerge anche dalle fonti più autorevoli.

E dunque? Che facciamo? Siamo pronti ad affrontare l’impennata di contagi che potrebbe esserci a fine estate? I numeri rilevati dopo i primi grandi eventi vacanzieri, come i focolai di Puglia e Malta, e quelli più recenti in seguito allo spostamento dei tifosi per gli Europei e quelli che forse seguiranno per i festeggiamenti di massa in tutte le piazze italiane dovrebbero farci alzare di nuovo la guardia.

Ma soprattutto, siamo pronti a far ripartire la scuola? Abbiamo fatto tesoro delle esperienze passate? Purtroppo non mi pare. L’anno scolastico 2021 sembra davvero difficile da definire ma almeno abbiamo una data, il 13 settembre. Giorno in cui le scuole del Veneto riapriranno le porte, sempre se Zaia non cambierà idea un’altra volta.

La pandemia da Covid 19 ci ha obbligati a chiusure improvvise delle scuole, a continui stop and go. Ci ha catapultato nel mondo della didattica a distanza. Poverina la DAD, tanto odiata e screditata, ma se non ci fosse stata i nostri figli avrebbero perso del tutto quasi due anni scolastici della loro vita. Certo, l’emergenza Covid ha messo a nudo i tanti problemi e le tante contraddizioni dei sistemi scolastici ed educativi a livello globale.

La didattica dell’emergenza, nonostante il grande impegno di tutti gli insegnanti, ha confermato l’indispensabilità della relazione docente/studente nel processo di insegnamento. E allora cosa stiamo aspettando? Perché non ci sono ancora proposte chiare e risolutive per il ritorno tra i banchi a settembre? Sarò un genitore ansioso ma questo per me è un problema di massima urgenza.

La scuola non è il centro di smistamento logistico dei figli. Se la scuola è chiusa noi genitori sapremo trovare dove sistemarli. La scuola è la scuola. La scuola è cultura, è educazione, è palestra di vita, è conoscenza, è crescita, è arte, è impegno civico, è inclusione.

Non voglio credere che ci ritroveremo a settembre a navigare ancora a vista. Con gli occhi sempre puntati al registro elettronico in attesa di comunicazioni pubblicate a qualsiasi ora con preavvisi inferiori alle 24 ore. Io non credo che riusciremo ancora a tollerare (e a superare) un altro anno scolastico immerso nella precarietà.

Anche se è vero che la situazione attuale dei ricoveri negli ospedali e che a campagna vaccinale fanno ben sperare in un recupero di una quanto più vicina normalità in vista del ritorno a scuola, non è possibile restare in passiva attesa degli eventi prima di attivarsi.

La scuola non si è mai fermata e la società tutta deve adesso supportarla per evitare una perdita educativa forse poco visibile nell’immediato, ma che può diventare estremamente grave per il futuro di intere generazioni. La scuola a settembre deve essere scuola. Senza forse e senza ma. Aule in presenza, cattedre assegnate, protocolli e regolamenti definiti, controlli rigorosi, piano di emergenza pronto. Basta perdere tempo.