Scout di Lugagnano: “Una promessa che va oltre il distanziamento sociale, per ripartire tutti assieme”

Come tutte le associazioni, durante il periodo di lockdown da febbraio a maggio, anche il gruppo Scout Lugagnano 1 ha risentito dell’impossibilità di vivere l’esperienza comunitaria e, quindi, delle attività che sono soliti esercitare nella loro sede in Via Baden Powell a Lugagnano.

Per scoprire in che modo i capi e i ragazzi hanno vissuto il periodo di quarantena, Filippo Mazzi, il Capogruppo (nella foto), si è fatto portavoce dei problemi, preoccupazioni e soluzioni trovate dalla Comunità Capi e dalle singole Branche per mantenere ugualmente il contatto e non perdere lo spirito scout anche in un momento così delicato.

Secondo te, quali sono stati i principali problemi che la comunità ha dovuto affrontare e come questi problemi hanno influito sulle attività?

Per ciò che riguarda le attività con i ragazzi, i problemi sono stati molto simili a quelli della scuola. Quindi,  per motivi giusti, l’Associazione a livello Regionale e Nazionale si è fin da subito adeguata alle disposizioni del Governo e, quindi, anche noi non abbiamo svolto attività in presenza con i ragazzi da fine febbraio a giugno. Il nostro Gruppo ha molto risentito di questa mancanza, forse anche di più rispetto ad altre realtà. Le attività solitamente svolte sono per lo più pratiche, in cui si privilegia il contatto con la natura in una dimensione comunitaria. Quindi, non trovandosi, il rischio maggiore sarebbe stato quello di perdere l’idea di “branco”, “squadriglia” “clan”, “noviziato”, le comunità minori che costituiscono il Gruppo scout. In realtà, poi, le soluzioni sono state trovate, richiedendo, però, un dispendio di energie non indifferente ai capi. Come Co.Ca. (Comunità Capi) abbiamo optato per delle attività ovviamente a distanza, che sono servite a mantenere i contatti tra i membri  delle Branche (NdR Lupetti 8-11 anni, Reparto 11-15 anni, Noviziato 16 anni e Clan 17-19 anni) e poter comunque svolgere delle attività educative. I mezzi per mantenere questi contatti sono stati in primis le videochiamate tramite applicazioni varie, che hanno permesso di poter proseguire la nostra proposta ai ragazzi, tamponando delle difficoltà oggettive. L’obiettivo principale era quello di tenere al centro i ragazzi, facendo del proprio meglio in ogni occasione.

Personalmente, hai avuto paure e preoccupazioni durante il lockdown per ciò che riguarda la comunità?

Diciamo che come Capigruppo, io e Caterina Busatta, abbiamo sempre avuto la preoccupazione per tutti i nostri Capi e i nostri ragazzi. Abbiamo comunque sempre mantenuto i contatti con i Capi, attraverso telefonate personali e riunioni in videoconferenza. Sono state fatte, inoltre, delle scelte coraggiose da parte di alcuni di loro: ad esempio, alcuni Capi si sono adoperati nella distribuzione di mascherine o hanno prestato il loro servizio alla riapertura delle celebrazioni. Nella nostra Comunità Capi, ci sono state persone che si sono date da fare per gli altri invece di ripiegarsi in sé stesse in quel periodo buio per la società e per il nostro Paese Ci tengo a sottolineare l’unità del Gruppo che si è cercata di mantenere anche con proposte semplici, come la Decina serale per chi volesse, ognuno nelle proprie case. Aggiunge, inoltre, che, nonostante le difficoltà, la Comunità Capi ha sempre guardato con speranza all’evoluzione degli eventi in questi mesi. Nei Capi, infatti, il sentimento prevalente era ed è tuttora la speranza: tutti si sono messi in gioco, ho visto tanto impegno, determinazione e forza di volontà per cambiare gli strumenti del metodo Scout adattandoli alle modalità a distanza. Siamo sempre stati molto chiari: nonostante la pandemia, noi non avremmo abbandonato i nostri ragazzi.

Qual è stato l’aspetto più difficile di questo lockdown come Capo Gruppo?

Sicuramente la parte più difficile è stato non poter stare nella Comunità Capi, sapere che c’erano delle situazioni di difficoltà intorno a noi e tra i nostri ragazzi, il senso di impotenza difficile da gestire e, prima della chiusura definitiva, i “no” che abbiamo dovuto dire ad alcune attività, date le limitazioni del Governo e del Sistema Sanitario. Come Capi non abbiamo mai abbandonato ragazzi, anche i diversi Gruppi sono sempre stati sostenuti dal Consiglio dei Capi Gruppo della Zona Verona-Custoza che li ha supportati con indicazioni e con il confronto.

Quali sono le tue speranze per il gruppo Lugagnano 1 post Covid-19?

L’epidemia ha lasciato degli strascichi, non solo per quanto riguarda le perdite in alcune famiglie, problemi di lavoro etc., ma anche a livello educativo. L’impressione nostra, come Comunità Capi, è che molti ragazzi siano stati in difficoltà e adesso, soprattutto in certe fasce di età, stiano pagando il fatto di essere stati in casa da soli senza un confronto con gli altri per diverso tempo; quindi, secondo noi, oltre all’emergenza sanitaria, c’è anche un’emergenza educativa di cui tutta la società deve prendere coscienza. Come Gruppo Scout ancora non abbiamo avuto indicazioni per quanto riguarda la ripresa a settembre, ma la nostra idea è comunque quella di non mollare. Appena possibile noi ripartiremo, con la consapevolezza che non sarà tutto come prima: ci saranno misure da rispettare e le cose non verranno eseguite nella stessa maniera, ma noi siamo pronti. Come ci insegna Baden Powell, il fondatore degli Scout, “se non c’è una strada, inventala!”. I ragazzi hanno bisogno di nuovi stimoli e di riflettere sull’esperienza che hanno vissuto, focalizzandosi su ciò che di bello c’è nel mondo e in loro stessi per poterlo mettere a frutto per il Bene comune. Sicuramente le parole d’ordine sono: ripartire dalla Comunità!

Per quanto riguarda le attività estive, come vi siete organizzati?

Come Co.Ca. abbiamo lavorato ad un protocollo sulla base delle indicazioni date da AGESCI Veneto e dalla Regione. Abbiamo pensato di svolgere comunque delle attività in piccoli gruppi con distanziamento sociale e con tutte le misure necessarie per poterle vivere al meglio e in sicurezza. I Lupetti (bambini dagli 8 agli 11 anni) sono stati ospitati presso il Palazzetto di Lugagnano e l’obiettivo delle loro attività era, rivivendo alcuni passi del film Trolls, giocare riscoprendo il senso di appartenenza al Branco ed essere felici, rispettando le regole. Il Reparto (ragazzi dagli 11 ai 15 anni) ha svolto le attività estive presso un campo che è stato messo a disposizione da una famiglia di Lugagnano e il loro obiettivo era il recupero delle competenze per la vita di tutti i giorni , mentre il Noviziato (ragazzi di 16-17 anni) ha svolto un’attività in bicicletta e un’altra in Lessinia; purtroppo l’attività programmata in montagna per il Clan (ragazzi dai 17 ai 20 anni) è stata annullata per allerta meteo ed avrebbe avuto l’obiettivo di ricominciare a respirare di nuovo la comunità.