Scout di Lugagnano: Ricordi da un’estate in cammino

Come tutti gli anni, anche l’estate 2009 è stata caratterizzata dall’esperienza dei campi, momento fondamentale della proposta educativa degli Scout di Lugagnano, in quanto permettono di vivere appieno gli stimoli ricevuti e i valori fatti propri durante l’anno.

L’esperienza del campo estivo è profondamente educativa perché permette al ragazzo di tutte le età di uscire dalla sua piccola realtà per vivere, a contatto con la natura, una relazione di qualità con la comunità cui appartiene, di confrontarsi con l’altro e di sperimentare la gioia dello spirito di servizio.

I primi a partire sono stati gli otto ragazzi del Noviziato (16-17 anni) che, con i loro tre capi, hanno affrontato una route straordinaria. Dal 20 al 27 giugno, partendo dai laghi di Mantova, a bordo di canoe equipaggiate di tutto il necessario (tende, viveri, zaini) hanno disceso il Po fino a Gorino, dove esso sfocia nell’Adriatico. Hanno vissuto l’essenzialità e la fatica quotidiana della “strada”.

Le Vacanze di Branco dei lupetti si sono svolte nella contrada di Geroli alle falde del Pasubio dal 19 al 25 luglio. Il branco “Occhio di primavera” è composto da 33 lupetti e da 6 vecchi lupi. La fascia d’età è compresa tra gli 8 e gli 11 anni. L’ambientazione del campo era il rapporto tra cow-boys e indiani con l’obiettivo di far comprendere come sia possibile una reciproca integrazione tra genti diverse. In particolare ogni giornata aveva un tema specifico come l’accoglienza, la conoscenza dell’altro, il rispetto, la fiducia, la lealtà e l’esserci nel momento del bisogno, il tutto, come si addice all’età dei lupetti, permeato da un clima di gioia e visto attraverso il gioco, ma non per questo trattato in modo superficiale, anzi (Baden-Powell diceva: Tutto con il gioco ma niente per gioco).

Il reparto maschile “San Marco” e quello femminile “La Fenice” sono partiti per il loro campo dal 3 al 16 agosto sull’appennino modenese, a Montecreto. Il fulcro del campo di Reparto deve essere lo stretto e intenso rapporto con la natura vissuta con spirito di avventura. Quindi la vita si svolge nel bosco dove i ragazzi, divisi in squadriglie, costruiscono con le proprie mani delle strutture sopraelevate composte da pali e assi tenuti insieme da solide legature su cui porre le tende.

La vita del campo prevede alla mattina l’alzabandiera (costruito dai capi e alto circa 8-10 metri), poi attività varie. A pranzo e a cena i ragazzi si fanno da mangiare in particolari cucine da campo alimentate dalla legna che raccolgono nel bosco. Alla sera c’è il fuoco di bivacco animato dai ragazzi con canti e scenette. La vita all’aperto è bellissima sia al sole sia sotto la pioggia perché come diceva Baden-Powell “non esiste buono o cattivo tempo, ma buono o cattivo equipaggiamento”.

Essenziale è il ruolo dei capi che devono avere una grande competenza tecnica e umana per far sì che tutto vada per il meglio.

Il campo di Clan (16 ragazzi dai 17 ai 20 anni con tre capi) si è svolto dal 27 luglio al 3 agosto a Palermo, presso la base scout “Volpe Astuta”. Questa base era in origine la casa di un boss mafioso sequestrata da Falcone e donata con una legge all’AGESCI per scopi educativi. Però, come accade troppo spesso in Italia, la legge è stata inapplicata per un decennio e la casa è rimasta in stato di abbandono totale e soggetta ad atti vandalici. Da quando gli scout sono riusciti ad entrarne effettivamente in possesso si stanno dando da fare per recuperarla al suo scopo. Così anche il Clan è andato per dare una mano contribuendo in modo gratuito a liberare i terreni dai decennali rovi dell’incuria.

Centrale infatti all’interno della comunità di Clan è vivere il servizio al prossimo, sull’esempio di Cristo. Data la natura cattolica dell’associazione, momento basilare nella vita quotidiana di ogni campo è l’incontro con Dio attraverso la preghiera comunitaria e personale. Lo scopo dell’azione educativa dello scoutismo infatti è quella di formare non solo il buon cittadino, ma anche il buon cristiano.

In tutto questo formazione è una parola chiave. Anche noi capi abbiamo la necessità di crescere, di essere in formazione permanente per rispondere al meglio alle esigenze diverse dei ragazzi e per permettere loro, attraverso varie esperienze, di prendere autocoscienza delle proprie capacità e divenire primi protagonisti della propria crescita. Compito di noi capi non è quello di inculcare nozioni, ma di “educare” dal latino “e-ducere” letteralmente “condurre fuori”, cioè far sì che il ragazzo tiri fuori dal suo interno ciò che ha di meglio e trovi la strada verso la felicità.

Il capo è colui accompagna il ragazzo nella crescita e ogni sua azione educativa è intenzionale, finalizzata a questo scopo. È logico che questi concetti i capi li devono prima capire e poi applicare con un metodo specifico. Questa è la ragione per cui alcuni di noi hanno partecipato al Campo di Formazione Metodologica (CFM) in cui si comprende il metodo con il quale relazionarsi con i ragazzi, altri al Campo di Formazione Associativa (CFA), focalizzato più sulla dimensione vocazionale dell’essere capi. Il capo e il ragazzo… insieme… sempre sulla stessa strada.