Scout di Lugagnano: prosegue la collaborazione con il Baco. Oggi si parla di “petaloso”

Proseguiamo il progetto di informazione sulle attività degli Scout di Lugagnano, in maniera da far conoscere a tutta la comunità – tramite questo sito e tramite la nostra rivista – i progetti che portano avanti.

Tra questi pubblichiamo periodicamente un’iniziativa su cui il Clan degli Scout lavora in maniera continuativa: L’analisi ed il commento critico di articoli che appaiono sulla stampa nazionale e che riguardano grandi temi di comune interesse. Oggi si parla della parola “petaloso”, diventata famosissima qualche giorno fa per essere stata accolta dall’Accademia della Crusca, prima con un articolo apparso su Il Sole24Ore e poi con il commento che ne ha fatto Matilde Santi del Clan.

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Un bimbo di terza elementare inventa «petaloso». L’Accademia della Crusca dice sì

Il motore di ricerca dell’Accademia della Crusca non è ancora al passo con la novità: se si cerca l’aggettivo «petaloso» ti suggerisce che forse cercavi «petroso». L’istituzione che governa l’italiano è stata invece tempestiva nel rispondere a Matteo, studente di terza elemetare della scuola primaria Marchesi di Copparo, provincia di Ferrara, inventore della parola che d’ora in poi potrebbe indicare un fiore pieno di petali.

Tutto nasce quando una mattina a scuola…«qualche settimana fa, durante un lavoro sugli aggettivi, un mio alunno ha scritto di un fiore che era “petaloso”. La parola, benché inesistente, mi è piaciuta» scrive in un post su Facebook, Margherita Aurora, che insegna nella scuola di Matteo. Alla maestra è piaciuta talmente tanto che ha pensato di chiedere un parere autorevole: «Ho suggerito di inviarla all’Accademia della Crusca per una valutazione – si legge ancora sulla sua pagina del social network -. Oggi abbiamo ricevuto la risposta, precisa ed esauriente. Per me vale come mille lezioni di italiano. Grazie al mio piccolo inventore Matteo».

Nella lettera di risposta, l’Accademia della Crusca motiva: «La parola che hai inventato è una parola ben formata e potrebbe essere usata in italiano così come sono usate parole formate nello stesso modo». Viene infatti spiegato che avendo messo insieme `petalo+oso´, per intendere `pieno di petali´, allo stesso modo «in italiano ci sono pelo+oso» per intendere «pieno di peli» o «coraggio+oso» a significare «pieno di coraggio». Ma per entrare nel vocabolario non basta l’invenzione: «La tua parola è bella e chiara – continua l’Accademia della Crusca nella lettera inviata da Firenze il 16 febbraio scorso -. Ma sai come fa una parola ad entrare nel vocabolario?Perché entri in un vocabolario, infatti, bisogna che la parola nuova non sia conosciuta e usata solo da chi l’ha inventata, ma che la usino tante persone e tante persone la capiscano». Quindi, «se riuscirai a diffondere la tua parola fra tante persone e tante persone in Italia cominceranno a dire e a scriverte “Com’è petaloso questo fiore!”» ecco allora che «petaloso sarà diventata una parola dell’italiano» e a quel punto «chi compila i dizionari inserirà la nuova parola fra le altre e ne spiegherà il significato».

Siccome oggi viviamo ai tempi dei social network l’aggettivo potrebbe entrare nel vocabolario presto perché la storia di Matteo è diventata virale e su Twitter interviene a commentare anche il premier Matteo Renzi: «Grazie al piccolo Matteo, grazie Accademia della Crusca una storia bella, una parola nuova #petaloso». Così anche Stefania Giannini, ministro dell’Istruzione, con un tweet: «Bravo Matteo. La lingua è creatività e luogo di libertà #petaloso @AccademiaCrusca». Prevedibilmente il termine è il primo dei primi 10 trending topic italiani su Twitter.

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Questa è una notizia che non fa solo tenerezza,  ma credo faccia pensare anche a quanto sia labile la lingua con cui ogni giorno parliamo, alla quale vengono aggiunte sempre più parole nuove inventate o che prendono vita da lingue straniere.

Matilde Santi

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La Redazione
Il Baco da Seta nasce nel 2000. Nel 2007 sbarca on line con il sito allnews