Scout di Lugagnano: inizia la collaborazione con il Baco. Oggi si parla di Cina

Inizia con oggi una collaborazione stabile tra Il Baco da Seta e gli Scout di Lugagnano. Non si tratta di una novità, da sempre la nostra testata da spazio e voce alle attività degli Scout del nostro Comune. Ma con questo articolo diamo il via ad un progetto di informazione costante sulle attività in corso, in maniera da far conoscere a tutta la comunità – tramite questo sito e tramite la nostra rivista – i progetti che vengono portati avanti.

In questo spazio, ad esempio, pubblicheremo periodicamente un’iniziativa di grande interesse su cui il Clan degli Scout di Lugagnano lavorano in maniera continuativa: L’analisi ed il commento critico di articoli che appaiono sulla stampa nazionale e che riguardano grandi temi di comune interesse.

Nel corso dei loro incontri, infatti, le ragazze ed i ragazzi del Clan si confrontano di volta in volta su uno di questi articoli, e ne danno un giudizio. Un percorso informativo che ora vogliono condividere anche con tutti i nostri lettori.

E’ Giacomo Zampini, uno dei ragazzi del Clan, a spiegarci questa iniziativa. “Prima di cominciare con la proposta di alcuni articoli di attualità vogliamo spiegarvi cos’è un capitolo. Un capitolo è un’attività che il clan svolge una o più volte ogni anno attraverso la quale è possibile per noi ragazzi trattare argomenti anche molto importanti e delicati sui quali poi possiamo costruire una nostra opinione e confrontarci nella comunità di clan ma non solo. Il capitolo prevede più fasi: una prima fase è quella del prendere coscienza di una determinata tematica e della sua importanza per noi; a questa segue la necessità di informarsi a riguardo: qui entriamo in contatto con il tema in questione e riusciamo a divenire consapevoli dei suoi contenuti e del suo significato facendo anche esperienze a riguardo; dopo ciò, il clan, ormai più consapevole dell’argomento, ha occasione di mettere in tavola opinioni e conclusioni al riguardo che, grazie alla ricchezza della comunità, aiutano ogni suo membro a crescere; infine la fase a noi più cara, l’azione. L’informazione fine a se stessa non basta, pertanto si cerca e si scava più a fondo per fare in modo di mettere in pratica ciò di cui si è tanto parlato e discusso, cercando il modo di rendersi partecipi sul proprio territorio per dare una mano a cambiare le cose e magari di migliorarle per lasciare il mondo un po’ migliore di come l’abbiamo trovato”.

“Nell’anno passato – prosegue Giacomo – abbiamo deciso di occuparci di legalità. Dopo esserci informati su cosa fosse la legalità e cosa significasse vivere in tal senso, ci siamo confrontati tra di noi e siamo giunti ad un comune obiettivo: metterci in gioco vivendo la legalità. Il nostro percorso quindi ci ha portato a vivere momenti importanti, come la giornata della legalità a Bologna,seguire  la vicenda di Ca’ di Capri e il campo di servizio con ‘Libera’ a Palermo. Abbiamo trattato anche il delicato tema dell’informazione e dell’informarsi criticamente. Abbiamo capito l’importanza di analizzare e comprendere a fondo le notizie che leggiamo sui giornali, ascoltiamo per radio o in televisione e, per questo, ci fa piacere proporvi di volta in volta la lettura di un articolo e il commento allegato che, spontaneamente e liberamente, ognuno uno di noi  presenta all’inizio di ogni riunione”.

Oggi a presentare l’articolo del giorno è Matilde Santi che nel corso dell’ultimo incontro del Clan degli Scout di Lugagnano ha analizzato un articolo apparso su La Stampa di Torino sul tema dell’abbandono in Cina della politica del figlio unico, e l’ha commentato.

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LA CINA ABBANDONA LA POLITICA DEL FIGLIO UNICO: LA SVOLTA DOPO 35 ANNI DI CONTENIMENTO DELLE NASCITE. OGNI COPPIA POTRA’ AVERE DUE BAMBINI

Cambia la politica del figlio unico. La Cina dice in parte addio alla strategia di contenimento delle nascite istituita alla fine degli anni 70. Da oggi tutti i cinesi sono incoraggiati ad avere due figli per coppia. La notizia, riportata dall’agenzia di stato Xinhua, è la prima ad uscire dal quinto plenum del Comitato Centrale del Partito Comunista, che si conclude oggi.

La misura di contenimento era stata adottata nel 1979 come metodo di controllo demografico. Ma già nel 2013 erano state introdotte una serie di eccezioni. Le «minoranze etniche», per esempio, avevano già il diritto ad avere due figli. E anche i contadini, che avevano una figlia come primogenita, potevano tentare una seconda gravidanza. Non solo: dopo quasi quarant’anni di “figlio unico”, due figli unici che si fossero sposati avevano il diritto a due figli.

Nonostante queste deroghe la legge è stata sicuramente la più impopolare della storia della Cina comunista: ha causato milioni di aborti forzati anche a gravidanze avanzate, e un’interferenza costante e intrusiva nella vita privata delle famiglie cinesi, in particolare delle donne.

Da alcuni anni però economisti e sociologi cinesi stavano suonando l’allarme : l’economia rallenta, la popolazione invecchia, la forza lavoro diminuisce. La politica del figlio unico andava eliminata del tutto. Con l’annuncio di oggi, dunque, lo Stato chiede alla popolazione di cominciare a produrre nuove braccia pronte a lavorare. L’obiettivo è di consentire alla Cina di avere una forza lavoro capace di sostenere una popolazione sempre più vecchia.

I cinesi possono dunque fare due figli a testa. Ma non di più. Visto che il piano regolatore delle nascite non è ancora stato abolito.

(La Stampa, Ilaria Maria Sala)

Questo articolo che tratta della notizia del giorno non solo della Cina, ma anche di tutto il resto del mondo, mi ha colpita molto: mi sembrava impossibile che, pur essendo nel ventunesimo secolo, in uno dei paesi economicamente più avanzati  ci fosse una mentalità così arretrata e chiusa.

Infatti non solo le coppie spesso potevano avere un solo figlio, ma in aggiunta si era creato un forte controllo nella vita privata dei cittadini, causando una “grande sproporzione fra maschi e femmine” (La Stampa, Ilaria Maria Sala), per la “preferenza culturale per il figlio maschio e ottenuta tramite aborti selettivi”. La Cina dunque, come afferma la Commissione per la Salute e la Pianificazione Familiare in un suo rapporto, è il paese che “ha il disequilibrio del genere più grave al mondo”.

Inoltre mi ha colpita il fatto che la scelta di cambiare questa legge sia dovuta anche a  motivi economici: infatti la Cina sta diventando un paese sempre più vecchio, ci sono meno lavoratori e questi vogliono e devono essere pagati di più, perché non accettano di lavorare duramente a basso prezzo.

Matilde Santi

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