Scontro, muore sedicenne di Lugagnano

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Stava tornando verso casa in sella al suo Piaggio Zip, ma la vita di Omar Cordioli, spensierato sedicenne, si è schiantata ieri mattina alle 10,50 contro un furgone all’incrocio tra via Ganfardine e via Barco, al confine tra Villafranca e Sommacampagna. Il ragazzo abitava con la mamma in via Isarco a Mancalacqua di Sona. Nello scontro è rimasta seriamente ferita Tania Borodi, 16 anni, di origine rumena abitante a Lugagnano in piazza Don Brunelli. La ragazza, che era seduta sul motorino dietro ad Omar, ha riportato una frattura scomposta e parzialmente esposta alla gamba destra ed un versamento pleurico. Soccorsa, è stata trasportata all’ospedale di Bussolengo dove si trova ora ricoverata nel reparto di ortopedia.

 

I due giovanissimi provenivano da via Ganfardine e, probabilmente, volevano svoltare in via Barco. Sulla stessa strada, che in quel punto fa una curva stretta, ma dalla direzione opposta arrivava il Fiat Iveco condotto da L.P., 62 anni, artigiano di Caprino, anche lui diretto in via Barco. Per cause in corso di accertamento da parte della polizia stradale di Verona, intervenuta sul luogo dell’incidente, il motociclo si è scontrato con il furgone all’altezza della portiera sinistra. L’urto è stato violento: i due ragazzi sono stati sbalzati sull’asfalto.

 

Sul posto, oltre alla pattuglia della stradale di Verona, sono arrivate un’ambulanza e un elicottero di Verona emergenza. I soccorritori hanno cercato di rianimare Omar Cordioli apparso subito in condizioni disperate, ma non c’è stato niente da fare. Tania Borodi, trasportata e curata all’ospedale di Bussolengo, ne avrà per un paio di mesi. L’autista del camion non ha riportato ferite.

 

La notizia dell’incidente ha gettato nello sconforto il padre di Omar, Gianmario Cordioli, 41 anni, titolare di un’azienda che lavora ferro a Lugagnano e la madre, Annalisa Fasoli, operaia di 36 anni. I due sono separati: il figlio viveva con la madre a Mancalacqua. Tania Borodi è la figlia della attuale compagna, una donna rumena, di Gianmario Cordioli. Anche se non lo erano, Omar e Tania, a detta di molte persone, si consideravano fratelli ed erano felici di stare insieme. Il che li ha portati a viaggiare su uno scooterino che non poteva portare due persone. Forse è anche per questo che stavano percorrendo, nella splendida giornata di sole di ieri, strade secondarie. Non volevano incappare in un controllo dei vigili urbani.

 

Non è il primo incidente che accade all’incrocio tra via Ganfardine e via Barco. Un incrocio infame: la strada fa un’ampia curva, dove si immettono altre due strade, dopo due rettilinei che non invitano certo ad andare piano. «Negli ultimi due mesi ci sono stati ben sette incidenti», afferma una residente. «I veicoli corrono. Fino a due settimane fa, poi, la visibilità era ulteriormente impedita da altissime piante di polenta».

«È una curva stretta e non c’è un’ottima visibilità e nemmeno una segnalazione adeguata», afferma Giuliano Sartori, abitante a località Casella Bassi, che si trova a poche centinaia di metri dall’incrocio, «chi è del posto come noi non ha problemi, ma chi percorre la strada per la prima volta non riesce a capire a chi tocchi la precedenza».