Sciopero alla Prialpas di Sona

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Hanno deciso di manifestare perché si sono stancati di «lavorare gratuitamente». I dipendenti della Prialpas, che sono senza stipendio da marzo, ieri mattina hanno scioperato per difendere il loro posto di lavoro e per chiedere a gran voce di tornare a ricevere il salario. Nel pomeriggio, poi, si sono recati in corteo davanti al municipio, con lo scopo di sollecitare le istituzioni a dare una mano alla loro azienda, in crisi ormai da parecchio tempo. Dalla salvezza dello stabilimento di Sona, specializzato nella produzione di lastre di gomma vulcanizzata, dipende il futuro di 101 famiglie.

 

Alla testa dei manifestanti, c´erano Sergio Benetton della Cgil e Dino Mantovani della Cisl, che spiegano: «Da un paio d´anni è stata attivata la cassa integrazione, di cui però è stato fatto un uso limitato, almeno fino a sei mesi fa. La situazione è esplosa a dicembre, quando l´azienda ha scelto di investire nell´acquisto di materie prime, piuttosto che pagare i dipendenti, che avevano in arretrato la tredicesima e la mensilità di novembre. A gennaio è stato discusso un primo piano di rientro, che ha reso possibile il pagamento della mensilità di dicembre, a cui è seguito ad aprile un secondo piano di rientro, stipulato in Provincia, per il pagamento della tredicesima, che è stato rispettato con un ritardo di circa quindici giorni rispetto alle scadenze stabilite. Al momento, i lavoratori hanno in arretrato il pagamento delle mensilità di novembre, marzo ed aprile, e nutrono serie preoccupazioni per quanto riguarda il pagamento della mensilità di maggio».

 

«Il problema principale della Prialpas», aggiungono Benetton e Mantovani, «è la mancanza di liquidità, con cui far fronte all´acquisto delle materie prime necessarie alla produzione. Attualmente, i dipendenti in cassa integrazione sono una sessantina, e nel reparto produttivo lavorano mediamente una decina di persone al giorno. Noi auspichiamo che vengano pagati i salari arretrati e che, al tempo stesso, l´azienda riesca a ripartire, in modo da salvare i posti di lavoro, anche perché gli ordini non mancano».

 

Nelle voci dei dipendenti si avverte la disperazione di chi sente su di sé il peso di una famiglia da mantenere, ma non riesce più ad arrivare a fine mese: «Non ho più una lira», afferma Massimo Turri, di Caselle, «la prossima settimana dovrò chiedere una mano alla San Vincenzo. Vengo al lavoro in bici, perché non riesco a pagare la benzina. Siamo ridotti alla fame, lavoriamogratuitamente».

 

Gli fa eco Gabriel Stoica, di Valeggio, che dice: «Mia moglie è incinta, non so cosa faremo se andremo avanti di questo passo». Preoccupato anche Paolo Viapiana, di Sona, che lamenta: «Non riusciamo ad avere un dialogo con la proprietà, non sappiamo come stiano veramente le cose».

 

Il sindaco Gualtiero Mazzi, che ha accolto i manifestanti in sala consiliare, ha aperto uno spiraglio di salvezza nella drammaticità di questa situazione: «Martedì prossimo», ha spiegato, «io e il presidente di Veneto Sviluppo incontreremo Chiara Podelli, presidente della Prialpas, per discutere del futuro dell´azienda. L´incontro è stato esplicitamente chiesto da lei, e questo fa ben sperare».

 

Federica Valbusa

Da “L’Arena” del 1 giugno 2012