(Scarse) Intelligenze estive nell’anno della pandemia

È un mondo che sta funzionando alla rovescia: aprono le discoteche, ma le università no. O per lo meno non si sa. Anzi, purtroppo sta funzionando tutto drittamente com’è sempre stato: la maggior parte della gente se ne infischia e tutto quel che di buono si disse mi pare dissolto nella nebbia. Mi aspettavo che dopo questo “Coviddì” alcune priorità cambiassero e invece siamo sempre alle solite.

Anche se la quarantena e l’isolamento forzato hanno messo sotto pressione e a prova di stress anche il più pio degli eremiti cristiani, non c’è aria di primavera. Senza nulla togliere agli ottimisti, se mai ne esistessero ancora, il mio realistico cinismo mi ha portata a rivalutare la fiducia che avevo nell’italiano medio: da scarsa a nulla. Mi dispiace, ma alcuni personaggi stanno dando dimostrazione di deficitaria intelligenza. Mi piacerebbe molto che l’evoluzionismo darwiniano potesse intervenire tempestivamente, ma non sarà così. Se siamo arrivati ad essere così furbi in migliaia di anni, figuriamoci quanto potrà metterci la natura a farci progredire un po’.

Parto con questa solita, acida polemica poiché ho avuto modo di leggere di come alcune persone consapevolmente infette abbiano razzolato indisturbate tra discoteche, aerei, treni e bar cittadini. Come se nulla fosse.

Mi piacerebbe molto parlare direttamente con questi plurilaureati “All’università della Vita” e portare loro un piccolo esempio personale che però trovo significativo. Ho da poco terminato l’esperienza di un CER (centro estivo ricreativo) in un paese al di fuori del Comune di Sona. Come tutti sanno, in ogni tipo di attività organizzata con bambini, ragazzi e adulti post pandemia, è stato necessario adottare misure di sicurezza e prevenzione non indifferenti: mascherine, gel, distanziamento sociale, zero contatti con altri gruppi, zero gite e via dicendo. Misure che in un contesto di questo tipo, con i bambini, sono ancora più difficoltose da gestire.

Un giorno un bambino si è fatto male. Mi sono resa conto che, piangendo, avrebbe avuto bisogno di un abbraccio, di essere preso in braccio, stretto e consolato. Non ho potuto farlo, perché ci è stato, giustamente, sconsigliato di avere contatti ravvicinati con i bambini, con le loro mani, la loro bocca, per la possibilità di contagio e perché, di conseguenza, sarebbe stato chiuso tutto il Centro Estivo (come è già successo in altre zone).

E’ stata una situazione frustrante, perché non ho potuto dargli quello di cui avrebbe avuto bisogno.

Voi che ve ne andate in giro infetti, vorrei che sapeste che anche io avrei voglia di andare in discoteca a fare serata, anche io vorrei andare in vacanza e ammassarmi sotto una consolle insieme a tutti i miei amici cantando a squarciagola la Carrà, ma al momento, se è difficile resistere, almeno cercare di stare attenti credo che sia il minimo.

A partire dal fatto che, come è stato consigliato, sareste dovuti andare in vacanza in Italia, non all’estero, per continuare con il fatto che se avete due linee di febbre, oggigiorno, sarebbe il caso di chiamare il medico di base, oltre al fatto di farsi due domande.

Vi piacciono le discoteche aperte, vero? Anche a me. Finalmente!

Vi interessa che le scuole e le università siano chiuse, con bambini che può essere non inizino neanche la prima elementare in modo decente, i banchi distanziati ovunque e le lezioni online per tutti? A me sì: ci sono persone che ci lavorano e poi a prescindere per amore verso l’istruzione. Perché se fossi un bambino, mi dispiacerebbe un sacco non poter stare con i miei compagni come si deve.

Quindi, lancio il mio vuoto appello a tutti coloro che fino ad oggi hanno usato impropriamente la corteccia cerebrale che Madre Natura ha donato loro: al di là del fatto che questa responsabilità di gestione delle aperture non sia direttamente vostra, abbiate la decenza di comprarvi un libro sul Buon Senso e un compendio sulla Vita di Comunità: che non pensiate di essere gli unici esseri umani frustrati sulla faccia della terra.