Sbagliato ridurre gli spazi di discussione in Consiglio Comunale. Una proposta del Baco

E’ degli scorsi giorni, con una forte eco anche su L’Arena, la polemica nata durante la conferenza dei Capigruppo e nel corso dell’ultimo Consiglio Comunale del 4 marzo in merito alla decisione, presa dal Presidente del Consiglio Comunale di Sona Roberto Merzi, di vietare ad inizio seduta le comunicazioni ai Consiglieri Comunali, riservandole solo al Sindaco.

La decisione è assolutamente corretta a norma del Regolamento. I Consiglieri, infatti, hanno la possibilità di chiedere la parola solo per celebrazioni di eventi, commemorazioni di persone o date di particolare rilievo e comunicazioni “di grave importanza”. Fuori da questi casi – disciplina il Regolamento – è solo il Sindaco a poter presentare comunicazioni su argomenti estranei all’ordine del giorno, sui quali tra l’altro non è consentita la discussione

Ma, detto questo, era da tempo consolidata a Sona la prassi di utilizzare quel momento, soprattutto da parte delle minoranze, per intervenire su determinati argomenti e per evidenziare segnalazioni e situazioni.

La materia verrà disciplinata nel nuovo Regolamento di funzionamento del Consiglio, ha spiegato Merzi, soprattutto nel senso che gli argomenti dovranno essere comunicati prima della seduta e gli interventi dovranno essere contenuti nei tempi. Una scelta che, ovviamente, non è proprio piaciuta alle opposizioni.

A parere di chi scrive la decisione del Presidente del Consiglio appare inopportuna in quanto comprimere gli spazi di discussione non è mai un bel segnale, pur se ci si è mossi nel pieno rispetto del Regolamento vigente. Forse la condotta più ragionevole sarebbe stata quella di mantenere per intanto la prassi in uso, arrivando poi ad una stesura del nuovo Regolamento condivisa con la minoranza e che metta assieme le doverose esigenze di funzionamento delle sedute del Consiglio con le altrettanto importanti esigenze di assicurare spazi e modi di intervento i più garantiti possibile, soprattutto per la minoranza che deve poter esercitare nella maniera più agevole possibile il suo fondamentale ruolo di controllo sull’attività della maggioranza.

L’argomento in discussione ci offre poi il destro per proporre un’ulteriore modifica al Regolamento, visto che ci si sta per mettere manoche potrebbe aprire ancora di più gli spazi di confronto in sede di Consiglio Comunale. Perché non prevedere una sorta di “question time”, aperto al pubblico in sala? Si potrebbe pensare alla creazione di uno spazio, ben circoscritto e strettamente delimitato nel tempo ad inizio seduta, durante il quale i cittadini potrebbero proporre quesiti e domande agli amministratori, dando vita ad un ulteriore momento di confronto tra istituzioni e comunità.

L’istituto non è del tutto inedito, è già presente in alcuni Comuni italiani, e di solito prevede che sia aperto ai cittadini maggiorenni e residenti nel Comune o che abbiamo attività commerciali o imprenditoriali sul territorio.

Ovviamente andrebbero pensate modalità certe per disciplinarlo – ad esempio prevedendo l’invio preventivo delle domande, in maniera da contingentarle seduta per seduta – ma potrebbe diventare veramente un sistema semplice ma efficace per aprire ancora di più le porte del Comune ai cittadini.

Mario Salvetti
Nato nel 1969, risiede da sempre a Lugagnano. Sposato con Stefania, ha due figli. Molti gli anni di volontariato sul territorio e con AIBI. Nella primavera del 2000 è tra i fondatori del Baco, di cui è Direttore Responsabile. E' giornalista pubblicista iscritto all'Ordine dei Giornalisti del Veneto. Nel tempo libero suona (male) la batteria.