Sanremo: Grande spettacolo nella serata cover, ma il vincitore non convince l’Ariston. L’analisi del nostro inviato al Festival

La serata di ieri non ha tradito le attese. Ognuno ha le proprie preferenze, le proprie inclinazioni, la personale cultura musicale. Per cui i gusti sono tanti, diversi, indiscutibili. Ma sulla qualità dello spettacolo visto non si discute, perché la musica italiana si è messa il vestito della domenica mostrando davvero una varietà di artisti e di generi che definirei veramente convincente.

Mi rendo conto di aver scritto qualcosa di simile l’anno scorso. Ma i tanti aggettivi che compongono la dotazione lessicale della nostra lingua ci aiutano a differenziare bene i concetti. Ho scritto “qualcosa di simile”, non ho scritto la parola “uguale”. Perché quest’anno, soprattutto dal punto di vista meramente artistico, ho provato sensazioni emozionali più forti.

Quattro canzoni su tutte mi hanno preso, rapito, lasciato a bocca aperta, coperto di veri e propri brividi da pelle d’oca. La prima: La rondine scritta da Giuseppe Mango detto Pino, cantata da sua figlia Angelina che in molti aspettavano al varco, intravedendo il burrone della difficoltà tecnica. Niente burrone amici, ma una avvolgente nuvola paradisiaca dalla quale lasciarsi avvolgere, appoggiati a un quartetto d’archi diventato una piacevole culla per la voce suadente ed espressiva di questa formidabile ventiduenne. Nota bene: al secondo ascolto la magia si è ripetuta.

La seconda: Hallelujah di Skin e Santi Francesi. Vedo le prove del pomeriggio all’Ariston, l’ex cantante degli Skunk Anansie canta a cappella per scaldare la voce. Resto inchiodato alla sedia, perduto in un mondo infinito di pura gioia. Che continua quando arriva Alessandro De Santis, la voce del gruppo I Santi Francesi. Un fe-no-me-no.

E poi ci sono il professor Vecchioni e il ragazzo sognante Alfa. Subito il bellissimo pezzo di Roberto (Sogna ragazzo sogna) mi crea una sorta di fastidio legato alla parte aggiunta di Alfa. Ma questo fastidio non mi dà tregua. Perché devo capire. E subito capisco che sono entrato nell’inquietudine nella quale la canzone vuole portarti. Ci entro, trovo la chiave, ci entro e ci sto bene, davvero. In poco meno di un minuto sono a casa, lieto di essere entrato nel labirinto meraviglioso di un confronto musicale preciso e stimolante.

E poi c’è il solito gigante Diodato a suo agio con Amore che vieni, amore che vai che ha già inciso, che dapprima parte solo voce e chitarra acustica. Interpretazione ammiccante, che ti porta in una dimensione celeste in cui appare come un piacevole raggio di luce la voce di un Jack Savoretti davvero straordinario.

La musica, quella vera, quella suonata che ti entra dentro, precisa, profonda, penetrante.

Basta così, la giornata è stata davvero intensa, dedicata alla musica. Ho finito… Ah, nel momento in cui vi scrivo arriva il risultato. Quinto Alfa (che si è esibito con Vecchioni), quarto Ghali (che si è esibito con Ratchopper), terza Annalisa (che si è esibita con La Rappresentante di Lista e il Coro Artemia), seconda Angelina Mango (che si è esibita con il Quartetto d’archi dell’Orchestra di Roma), primo Geolier (che si è esibito con Guè, Luchè e Gigi D’Alessio).

Tutti fischiano, in Teatro come in sala stampa. È uno scandalo? Per me assolutamente sì, ma Sanremo è Sanremo. Sempre e comunque.

Massimo Bolzonella
Massimo Bolzonella nasce a Verona il 13 maggio 1965 intorno alle ore 22. Giornalista pubblicista dal 1991, ha prestato la sua voce alla radiofonia veronese per quasi 40 anni. Scrive e vive di musica Italiana, ha curato la comunicazione web di Umberto Tozzi per 12 anni. Sposato, ha due figli, due gatti e un cane. La frase della sua vita è "Sai dove vado adesso? A farmi il mondo", pronunciata da John Travolta nel film "Stayin'alive" dopo il trionfo da primo ballerino a Broadway.