Sandrà, venticinque anni di musica: l’Accademia Martinelli cresce senza perdere le sue radici

Stage performance with a large choir wearing bright shirts, colorful balloon arch on the left, and a screen showing a singer with Italian subtitles reading 'Ma sai, mamma sai' in the center.

Ci sono anniversari che si misurano con le date e altri che si riconoscono nelle persone. Nel caso dell’Accademia Musicale Giovanni e Sergio Martinelli, il traguardo dei venticinque anni porta con sé volti, voci, strumenti, spettacoli e generazioni di bambini e ragazzi che hanno trovato a Sandrà un luogo dove imparare la musica e, insieme, crescere.

La storia prende avvio nel 2002 per volontà di Giovanni Martinelli, Marilinda Berto e Dante Molesini. Il nome scelto rende omaggio a Sergio Martinelli, trombettista appassionato e presenza assidua nella Banda Cittadina di Castelnuovo del Garda. Quella passione coinvolse il figlio Giovanni, che credette con convinzione nel progetto di una scuola musicale. Dopo la sua scomparsa, anche il suo nome entrò nella denominazione ufficiale dell’Accademia, a riconoscimento della sua generosità e lungimiranza.

Accanto a Giovanni fu decisivo Dante Molesini, progettista e grande amante della musica, capace di ascoltare e sostenere le idee di una giovanissima Marilinda Berto, allora allieva del Conservatorio e già determinata a fare della musica la propria ragione di vita. È da questo intreccio di fiducia, competenze e passione che è nata una realtà oggi profondamente radicata nel territorio.

Per ripercorrere il cammino compiuto e capire in quale direzione si muoverà l’Accademia, abbiamo incontrato la direttrice Marilinda Berto, alla guida della scuola fin dalle origini, e il presidente Gianluigi Mazzi, in carica dal 2023.

Marilinda, che cosa ricorda dei primi passi dell’Accademia?
Ricordo soprattutto la fiducia. Ero molto giovane quando, insieme a Giovanni Martinelli e Dante Molesini, abbiamo fondato l’Accademia. Nonostante la mia età, mi affidarono fin dall’inizio il ruolo di direttrice, lasciandomi grande libertà d’azione. Da Giovanni, figlio di Sergio, e da Dante ho ricevuto un sostegno morale fondamentale. Quella fiducia mi ha permesso di costruire una scuola con un’identità precisa e, allo stesso tempo, capace di cambiare nel tempo.

Qual è stata, fin dall’inizio, l’idea educativa alla base della scuola?
Ho sempre creduto nell’interdisciplinarità. La musica non è mai stata sola: fin dall’inizio è stata affiancata dal teatro, e nel tempo abbiamo fatto dialogare corsi di strumento, canto e recitazione. I nostri percorsi sono aperti gli uni agli altri e lo spettacolo di fine anno coinvolge tutte le discipline. Non è soltanto un saggio: è il momento in cui il lavoro dell’anno diventa un’esperienza condivisa.

Che cosa distingue l’Accademia da altre proposte formative?
Per noi la crescita artistica deve procedere insieme alla crescita umana. Il coro e la musica d’insieme, per esempio, insegnano ad ascoltare gli altri, rispettare i tempi comuni, assumersi responsabilità. Sono esperienze propedeutiche anche al lavoro da solista. Prima di stare da soli sul palco bisogna imparare a stare dentro un gruppo.

Quindi la dimensione comunitaria non esclude il rigore?
Assolutamente no. Studiare musica richiede costanza, applicazione e passione. Il talento naturale conta, ma senza esercizio non porta lontano. A volte il solfeggio può sembrare noioso, ma è essenziale: non viene proposto per complicare la vita agli allievi, bensì per dare loro strumenti solidi. Le scorciatoie che promettono risultati immediati senza fatica non fanno bene alla formazione.

Non perderti questa rubrica del Baco
Un mondo di libri

Negli ultimi anni ha notato un cambiamento negli studenti e nelle famiglie?
Sì, soprattutto dopo il Covid ho percepito una maggiore fretta di ottenere risultati. Questo riguarda i ragazzi, ma anche gli adulti che li accompagnano. Talvolta si guarda al traguardo senza accettare il processo necessario per raggiungerlo. Il compito della scuola è anche spiegare che ogni risultato serio nasce da un percorso, e che gli insegnanti conoscono i passaggi necessari.

Quali sono le soddisfazioni più grandi dopo tanti anni?
Una delle più belle è vedere che molti ex allievi, anche quando non proseguono gli studi o la carriera musicale, rimangono legati all’Accademia e tornano a partecipare alle iniziative e agli spettacoli. Significa che qui non hanno trovato soltanto delle lezioni, ma un luogo a cui sentono di appartenere. E poi c’è un orgoglio molto concreto: oggi sei docenti della scuola sono nostri ex allievi.

L’anno dell’anniversario si è sviluppato in due tempi. L’apertura, evento più solenne e formale con un grande concerto, affidato all’Orchestra Fiati di Verona diretta dal maestro Giuliano Bertozzo, con il tubista di fama internazionale Alessandro Fossi. In programma anche la prima assoluta di una composizione di Ferrer Ferran dedicata all’orchestra.

La conclusione, invece, ha avuto il carattere della festa popolare e condivisa. Con “Sanremo Story” il Teatro DIM è diventato il luogo di un viaggio nella musica italiana: brani entrati nella memoria collettiva, arrangiamenti originali, allievi, docenti e classe di teatro insieme sul palco. Prima dello spettacolo, l’aperitivo musicale e il DJ set degli studenti ha allargato la festa agli spazi esterni e all’intera comunità.

È una formula che rispecchia bene l’Accademia: qualità artistica e accessibilità, studio e divertimento, memoria e futuro. Non un evento celebrativo chiuso su sé stesso, ma un’occasione per restituire al territorio l’energia accumulata in venticinque anni di attività.

Una realtà culturale, ma anche una struttura da sostenere. Dunque presidente Mazzi, che cosa l’ha spinta ad accettare questo incarico?
Ho accolto con piacere la proposta di Marilinda di mettere a disposizione dell’Accademia le mie competenze professionali, che non sono sicuramente artistiche: non so né cantare né suonare. Condivido però pienamente le finalità della scuola e sono convinto che Castelnuovo del Garda e tutto il territorio circostante abbiano qui una realtà culturale che pochi possono vantare.

Qual è oggi la sfida principale dal punto di vista amministrativo?
La denatalità incide sul numero degli allievi e, nello stesso tempo, i ragazzi hanno a disposizione moltissime attività. Lo studio musicale richiede impegno e continuità, e non sempre questo viene accolto con facilità, a volte prima dalle famiglie che dagli stessi studenti. Dobbiamo quindi riuscire a mantenere alta la qualità e, nello stesso tempo, rendere la proposta sostenibile.

Perché la sostenibilità è un tema decisivo?
L’Accademia è un’associazione senza scopo di lucro e riceve un aiuto importante dal Comune, ma una struttura di questo tipo ha costi rilevanti. Gli insegnanti non sono volontari: sono professionisti e devono essere valorizzati come tali. La responsabilità del direttivo è far funzionare la struttura senza snaturarne gli scopi sociali.

In quale direzione state lavorando?
Stiamo pensando a corsi e attività rivolti anche agli adulti e agli anziani, così da ampliare la partecipazione e utilizzare maggiormente gli spazi. L’obiettivo è far lavorare la struttura, creare nuove opportunità e mantenere intatta la missione educativa e culturale dell’Accademia.

Marilinda, tornando da te e al futuro dell’accademia, quali progetti avete già in cantiere?
Nel tempo abbiamo introdotto nuovi percorsi, come la tecnologia musicale con il corso DJ. Ora stiamo pensando anche a corsi di musica in inglese e ad attività legate alle arti visive, dal disegno all’acquarello emozionale. Vorremmo inoltre allestire una sala di registrazione e creare una pagina dedicata agli eventi culturali nei quali l’Accademia potrà essere promotrice, partner o organizzatrice con una realtà parallela che verrà creata ad hoc di stampo più prettamente commerciale.

Che cosa rappresenterebbe questo sviluppo?
Significherebbe offrire agli allievi esperienze sempre più complete e, nello stesso tempo, creare ulteriori occasioni di lavoro per il nostro staff. L’Accademia deve continuare a evolversi, restando fedele alla propria identità: una scuola seria, aperta, capace di unire linguaggi diversi e di mettere sempre al centro le persone.

Un quarto di secolo dopo quel primo seme, l’Accademia Musicale Giovanni e Sergio Martinelli è diventata molto più di una scuola. È un luogo dove il rigore non esclude l’accoglienza, dove il talento viene coltivato con pazienza e dove la musica diventa esercizio di relazione. Le sfide non mancano, ma la direzione resta chiara: continuare a crescere senza perdere il senso delle origini, con la stessa fiducia che nel 2002 mise insieme tre persone e un’idea destinata a diventare comunità.

© 2026 Riproduzione riservata

IL BACO OGNI GIORNO

Segui il Baco

Scegli il canale che preferisci per ricevere e trovare più facilmente le notizie del territorio.

Manuela Taietta
Nata a Verona risiede a Lugagnano dal 1996. Sposata con Alessandro ha due figli, Matteo e Michele. Collabora nella gestione dello Studio Tecnico del marito. Amante della montagna, della vita all'aria aperta e della lettura.