Sandra da San Giorgio: una vita per la scuola

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Arrivo a casa di Sandra Gaburro verso sera, con una gran voglia di scoprire qualcosa in più di una persona che si vede spesso in giro qui a San Giorgio. Anzi, troppo generico dire “in giro”… la si incontra più che altro nei dintorni della nostra scuola elementare, tanto che nell’immaginario collettivo la presenza di Sandra è legata a filo doppio con l’istituzione scolastica.

“La Sandra” è quasi un archetipo. Stiamo parlando di una donna con anni di esperienza relazionale all’interno del delicato triangolo educativo costituito da bambini, maestre e genitori: tutti la conoscono, e la conoscono a motivo del suo particolare ruolo professionale.

Siamo arrivati a fare quest’intervista sulla scorta di un messaggio postato qualche mese fa sul sito del Baco da Seta: ci siamo incuriositi leggendo le parole riconoscenti di una mamma, che ha definito Sandra un angelo per i piccoli alunni delle elementari. Un modo efficace per dire che la collaboratrice scolastica è, insieme alla maestra, un’importantissima figura di riferimento per il genitore: non sempre ci si pensa, ma il (semplice) gesto di affidare ogni mattina i propri figli alle cure di maestre e bidelle rinnova quotidianamente un tacito atto di fiducia, non soltanto verso la scuola come istituzione ma anche e soprattutto verso le persone che la incarnano.

Raccontaci qualcosa su come sei arrivata a diventare collaboratrice scolastica…

Come sono diventata bidella? Ti dirò che preferisco questo termine più colloquiale rispetto alla recente definizione di “collaboratrice scolastica”. Lo sento più mio, mi appartiene, perché amo lavorare con il rigore delle bidelle vecchio stampo; essere chiamata così non è offensivo, anzi. Non nego però che il conio di una nuova perifrasi per descrivere la mia professione è comunque interessante, dal momento che implica direttamente il concetto di “collaborazione”: specifica di fatto la versatilità richiesta per svolgere al meglio questo ruolo, ora che la complessità di gestione scolastica va via via aumentando. La collaboratrice scolastica infatti non è più la signora col grembiule blu dedita soltanto alle pulizie e al controllo di ingressi e uscite; se vuole dare il suo pieno contributo, è impegnata anche in attività di responsabilità, nella mediazione tra dirigenza amministrativa, genitori e docenti. Non tutti sanno che sono entrata a far parte dell’istituzione scuola dopo anni trascorsi in fabbrica. Ho iniziato a lavorare nel 1976 mentre ero ancora adolescente; mi sarebbe piaciuto continuare gli studi, ero anche brava, ma non c’era possibilità. Così ho fatto l’operaia in catena di montaggio per nove lunghi anni, durante i quali sentivo che quella non era la mia strada; nel 1985 finalmente la svolta. Ho partecipato al primo concorso comunale per il posto di bidella, sostenendo un colloquio orale davanti a una decina di commissari. Me la ricordo ancora l’agitazione che avevo dentro: provenivo da anni di lavoro seriale in fabbrica, per me non è stato certo facile parlare in presenza di un uditorio. Bisogna inoltre dire che prendere parte a un concorso pubblico non era cosa da tutti i giorni; di solito i bandi si rivolgevano a candidati qualificati, che sarebbero andati a ricoprire posizioni di un certo livello. Sta di fatto che ce l’ho messa tutta, sentivo che era la mia occasione. Nei mesi precedenti mi sono messa perfino a studiare da sola; volevo arrivare preparata su nozioni di cultura generale e soprattutto di diritto, per capire i meccanismi dell’amministrazione comunale all’interno della quale intendevo inserirmi. E’ stato così che sono diventata bidella alla scuola elementare di Palazzolo. Mi si è aperto un mondo.

Come hai vissuto la tua prima esperienza a contatto con bambini e docenti?

Ero felice. All’inizio dovevo solo pulire la scuola, poi con il trascorrere del tempo ho avuto modo di mostrare chi era Sandra, personalizzando sempre più il mio lavoro quotidiano. Infatti amo davvero molto curare le relazioni interpersonali e in quegli anni ho capito che poteva diventare il mio punto di forza per svolgere al meglio il servizio affidatomi. Ho quindi imparato per prima cosa a gestire i rapporti con le maestre e poi mi sono dedicata a costruire un legame affettuoso e al tempo stesso equilibrato con i bambini; il fatto di stare bene con i bimbi automaticamente mi ha permesso di avere un ottimo rapporto con i loro genitori. Ho dei ricordi bellissimi di quell’anno trascorso a Palazzolo. A un certo punto, però, l’amministrazione comunale aveva bisogno di una persona di fiducia che facesse le pulizie nelle strutture degli uffici. Anche se avevo vinto un concorso per il ruolo di collaboratrice scolastica, sono andata a lavorare in Comune. I genitori di Palazzolo subito non si sono arresi all’idea e hanno organizzato una raccolta di firme perché io ritornassi al mio posto. Il tentativo è caduto a vuoto e ho continuato a fare le pulizie in Comune. Dalla fabbrica alla scuola, dalla scuola al Comune: sono approdata ancora una volta in un altro mondo. Comunque posso dire che mi sono trovata bene anche lì, perché mi è sempre piaciuto lavorare. Appena è andata in pensione la bidella storica di San Giorgio, Maria, io ero la prima in lista di attesa e non vedevo l’ora di inoltrare la domanda per quel posto; per anzianità avevo diritto a tornare di nuovo ad occuparmi di una scuola. Nel 1994 così sono diventata collaboratrice scolastica nel mio paese.

Immagino l’emozione che hai provato…

Al mio arrivo ho trovato una scuola pulitissima, perfetta. Sentivo la responsabilità di proseguire nel migliore dei modi il lavoro di Maria: è stata dura all’inizio perché venivo dopo una grande donna, che aveva dato la sua particolare impronta nella gestione della scuola. Ho dovuto conquistarmi la fiducia di maestre e genitori giorno per giorno, con pazienza e senza fretta. Nessuno mi ha mai chiesto di occuparmi di tutte le attività che seguo, anzi. Devo confessare che a volte il mio eccesso di zelo mi ha attirato anche delle critiche, ma cosa ci posso fare? E’ la mia natura: non mi si può certo riprendere perché non lavoro, tutt’al più mi richiamano perché lavoro troppo. Talvolta mi capita addirittura di prendere in autonomia decisioni importanti, consapevole del fatto che in certi casi seguire alla lettera le procedure rischia di paralizzare una sede staccata com’è la nostra. Molto spesso io uso il buonsenso più che le regole…

Da queste riflessioni si capisce quanto senti tua la scuola elementare di San Giorgio. Qual è la competenza che ritieni indispensabile per svolgere bene il tuo lavoro?

Di sicuro la capacità di costruire relazioni equilibrate con i bambini e ancor più con i docenti. La collaborazione e il rispetto sono il primo passo per arrivare a una buona gestione della cosa pubblica. Ti faccio un piccolo esempio pratico che ti dà la misura di quello che intendo dire: dopo le lezioni trovo aule usate in maniera rispettosa, non caotica. Questo perché le insegnanti abituano i bimbi a guardarsi indietro e a lasciare un ambiente già ordinato e pronto per le mie pulizie. Io e le maestre infatti siamo concordi su un punto: il rispetto per lo spazio pubblico è una delle prime lezioni di civiltà da impartire durante l’infanzia. Collaborare significa mirare a obiettivi comuni, cosa che un’agenzia educativa non può trascurare: i bambini capiscono subito se noi adulti siamo davvero convinti dei valori che cerchiamo di veicolare. L’esempio prima di tutto.

La tua figura assume particolare importanza quando l’alunno esce dai confini dell’aula. Come vivi il rapporto uno a uno?

E’ fondamentale che in una scuola ci sia una storia, una continuità: in altre parole una persona che si occupi del minore in assenza dei genitori. La mamma può così andare a lavorare serena, sa che per ogni cosa c’è Sandra. Quando il suo bambino ha qualche problema o sta male, ci sono io. Il docente, per sua stessa natura, non può abbandonare la classe e seguire i bisogni di un solo bimbo: è evidente, serve una figura “materna” che si dedichi a creare tutti i presupposti per un ambiente sicuro e sereno. Nel mio piccolo, sento di avere un grande compito. Sono la bidella della scuola di S. Giorgio da quasi vent’anni: ti posso assicurare che mi viene da piangere ogni volta che una classe finisce il ciclo, ripensando a tutti i momenti vissuti insieme…non esagero se ti dico che mi sento quasi una mamma, nell’istante in cui capisco che i miei bambini sono cresciuti e continueranno altrove il loro cammino.