San Giorgio in Salici, una foto dalla Slovacchia riporta alla luce un’amicizia nata durante la guerra

È stata una sorpresa, per la redazione del Baco, ricevere qualche giorno fa dalla Slovacchia una richiesta di notizie su Giovanni Ferrari di San Giorgio in Salici.

La vicenda riguarda l’amicizia nata durante la Seconda Guerra Mondiale, tra Giovanni e un soldato dell’esercito tedesco di origine slovacca, di nome Jozef (Giuseppe).

Jozef faceva parte della Seconda Divisione Tecnica Slovacca inviata in Italia tra il 1944 ed il 1945. Nella lettera inviata al Baco la nipote Andrea Rozborová scrive che “come molti suoi commilitoni, mio nonno rifiutò di appoggiare gli occupanti tedeschi e scelse di collaborare attivamente con i partigiani italiani del Comitato di Liberazione Nazionale nella zona tra Pavia e Verona”.

Per approfondire questa importate pagina di storia e onorare la memoria del nonno, Andrea Rozborová – che è ricercatrice e storica specializzata proprio nella storia della Divisione Slovacca in Italia – sta portando avanti un’approfondita ricerca. Andrea racconta che tra i ricordi più preziosi che il nonno riportò con se in Slovacchia dopo la fine della guerra vi è una foto sul retro della quale è presente una bellissima testimonianza scritta a mano in italiano: “Al mio caro amico Giuseppe. Giovanni Ferrari – San Giorgio in Salici – Sona (VR)”.

Le parole ”Al mio caro amico” – scrive la ricercatrice storica nella lettera inviata al Baco – testimoniano che tra questo giovane italiano e il nonno non ci fu solo un fugace incontro, ma una profonda amicizia nata nel pericolo della guerra, probabilmente cementata dalla comune lotta partigiana o dall’aiuto reciproco in quei mesi drammatici del 1945.

“Oggi, a distanza di oltre 80 anni – prosegue Andrea – desideriamo dare un volto e una storia a quel legame. Sappiamo che a San Giorgio in Salici esiste la storica Corte Ferrari legata a questo cognome, ed è molto probabile che questo Giovanni Ferrari provenisse proprio da lì o che i suoi figli e nipoti vivano ancora nel vostro comune”.

Dopo aver ricevuto la lettera, gli storici del Baco si sono mossi e le ricerche per risalire a Giovanni Ferrari hanno dato esito positivo grazie soprattutto ai ricordi della nipote Luciana Ferrari (figlia di un suo fratello) e ad alcune scarne informazioni raccolte da altri parenti.

La foto di Giovanni Ferrari conservata da Josef. Sul retro la scritta “Al mio caro amico Giuseppe. Giovanni Ferrari – San Giorgio in Salici – Sona (VR)” (nella foto sotto il titolo)
La famiglia Ferrari a San Giorgio in Salici presso La Bettola.

Ripercorriamo quindi, a grandi linee, la vita di Giovanni Ferrari, protagonista di questa storia di amicizia e mutuo soccorso nella lotta partigiana.

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Figlio di Carlo e di Teresa Fraccaroli, nacque a Fumane nel 1912 e si spense a San Giorgio nel 1985. Cresciuto in una famiglia contadina originaria della Valpolicella che viveva in Via Bettola a San Giorgio in Salici, era il terzo di nove figli (cinque maschi e quattro femmine: Guglielmo, Giovanni, Luigi, Daniele, Pio Noè, Luigia, Maria, Adele ed Ottorina). Fin da giovane era soprannominato in famiglia “il poeta” per le sue spiccate doti artistiche.

Da ragazzo imparò il mestiere di falegname e nel tempo libero si dilettava a scolpire il legno, realizzando soprattutto bassorilievi a soggetto sacro. Un parente ricorda che frequentò una scuola d’arte, probabilmente di ebanisteria, come testimoniano i pochi lavori di intarsio giunti fino a noi: un tavolo, un cassettone e una cassapanca.

Dopo la guerra si trasferì a Roma, dove continuò la sua professione dedicandosi anche alla pittura. Non si sposò mai e non ebbe figli. Ormai avanti con gli anni, fece ritorno nel veronese stabilendosi a Castelnuovo, dove lavorò in una falegnameria locale fino alla pensione. Anziano e malato, fu infine accolto e accudito da una sorella a San Giorgio, dove oggi riposa nel cimitero locale.

I ricordi su di lui sono pochi e frammentati, in gran parte andati perduti con la scomparsa dei fratelli e delle sorelle. La nipote Luciana ha interpellato anche gli altri cugini, ma tutti conservano solo vaghe memorie dello zio Giovanni: lo vedevano la domenica, quando negli ultimi anni veniva invitato a pranzo dalle varie famiglie, oppure d’estate, quando rientrava da Roma per fare visita ai parenti.

Uno dei quadri dipinti da Giovanni Ferrari

Della sua produzione artistica si sa poco, poiché era solito regalare le sue opere (alcune delle quali lasciate ai familiari). Non si conosce la corrente pittorica a cui si ispirasse, ma i pochi lavori ancora visibili appaiono di impronta classica, di notevole fattura e capaci di mostrare un autentico talento.

È importante ricordare e far conoscere questa figura rimasta a lungo nell’ombra: un uomo dal grande animo e dalle doti artistiche capaci, ancora oggi, di suscitare profonda ammirazione.

Eppure, forse, l’opera più preziosa lasciata da Giovanni Ferrari non è un bassorilievo, un mobile intarsiato o uno dei suoi quadri dispersi nelle case di parenti e conoscenti. È quella fotografia arrivata dalla Slovacchia, conservata per più di ottant’anni dalla famiglia di Jozef, con poche parole scritte a mano sul retro: “Al mio caro amico Giuseppe. Giovanni Ferrari – San Giorgio in Salici – Sona (VR)”.

Poche parole, ma abbastanza forti da attraversare una guerra, due Paesi, generazioni intere e persino l’oblio nel quale inevitabilmente finiscono tante vite comuni. Parole capaci oggi di riportare alla luce il volto di un giovane falegname di San Giorgio, “il poeta” di una grande famiglia contadina, e di raccontarci che dentro il tempo feroce della guerra ci fu spazio anche per qualcosa di profondamente umano: due uomini che si incontrarono, si aiutarono e diventarono amici mentre attorno a loro il mondo sembrava aver dimenticato perfino il significato della parola amicizia.

Non sappiamo ancora come si conobbero Giovanni e Jozef, cosa fecero insieme, quali pericoli affrontarono, quanto durò davvero quella loro vicinanza. Sono pagine che le ricerche della nipote e storica Andrea Rozborovà e dei familiari di Giovanni proveranno forse a riempire.

Ma una certezza, quella fotografia, ce l’ha già restituita. Giovanni Ferrari non è più soltanto un nome sbiadito nei ricordi di famiglia. Da qualche giorno, tra San Giorgio in Salici e la Slovacchia, è tornato ad essere soprattutto “un caro amico”. E forse non poteva esserci modo più bello per riportarlo a casa.

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Valentino Venturini
Nato a Cerea il 14 febbraio 1941. Residente a S. Giorgio in Salici dal 1949. Sposato con quattro figli, ho esercitato la professione di tecnico di anatomia patologica. Appassionato di ricerche storiche, ho raccolto i dati della parrocchia di S. Giorgio e dell’Oratorio di S. Rocco dal 1028 al 1940 circa, dell’Asilo don Panardo e del Campanile. Sono componente del gruppo storico del Comune di Sona.