Dall’alto, oggi, quel lungo nastro chiaro che attraversa i campi di San Giorgio in Salici non assomiglia più soltanto a un cantiere. Le due rampe ormai disegnano con precisione la strada che sale verso il nuovo ponte, scavalca l’A4 e ridiscende dall’altra parte.
Sopra l’impalcato è stato eseguito anche il getto della soletta in calcestruzzo. Dopo anni in cui lì, al posto di un collegamento, c’erano deviazioni, terra smossa e lavori, la strada sta tornando ad avere una forma riconoscibile.
E soprattutto comincia ad avere una scadenza concreta. “Sono confermate le prove di carico sul nuovo ponte per la fine agosto, pertanto si procede spediti con lo scopo di aprire al traffico entro settembre, un risultato importante e soprattutto molto atteso per il nostro territorio dopo anni di disagi”, spiega al Baco l’assessore del Comune di Sona Roberto Merzi.
La fotografia scattata nei giorni scorsi racconta bene quanto il cantiere sia avanzato. Le rampe sui due lati dell’autostrada sono ormai completate nella loro struttura e raggiungono l’impalcato che da marzo attraversa nuovamente l’A4. Proprio sulla struttura metallica è arrivato uno dei passaggi necessari per trasformare quello scheletro d’acciaio in una strada vera: il getto della soletta in calcestruzzo.
L’orizzonte, dunque, si stringe. Prima ci saranno le prove di carico previste per la fine di agosto, passaggio tecnico decisivo prima di poter arrivare alla riapertura. Poi, se il percorso procederà secondo il programma indicato, il ritorno delle automobili sul cavalcavia dovrebbe avvenire entro settembre.
Per San Giorgio non è una scadenza qualsiasi. Il vecchio cavalcavia di via Segradi venne demolito nella notte tra il 6 e il 7 marzo 2021, intervento necessario per consentire la realizzazione della nuova linea ferroviaria ad alta velocità. Da allora sono passati più di cinque anni nei quali la frazione ha dovuto convivere con una viabilità profondamente modificata, strade sottoposte alla pressione dei cantieri e percorsi diventati più lunghi.
Il nuovo cavalcavia, identificato nell’ambito dei lavori TAV come IV32, è un’opera di dimensioni importanti: misura complessivamente 125 metri, con una campata centrale di 65 metri e circa 250 tonnellate di acciaio. Il momento più spettacolare e delicato era arrivato nella notte tra il 28 e il 29 marzo, quando l’A4 era stata chiusa tra Peschiera del Garda e Sommacampagna e la campata centrale, costruita a terra, era stata sollevata e collocata sopra l’autostrada.
All’alba del 29 marzo il ponte era tornato fisicamente a unire le due sponde della grande ferita aperta dal cantiere. Ma mancava ancora tutto ciò che permette a un ponte di diventare davvero una strada: rampe, raccordi, soletta, finiture e verifiche tecniche. Ed è proprio quella parte meno spettacolare, ma decisiva, che in questi mesi ha continuato a crescere.
Nel frattempo l’intero cantiere della TAV Brescia-Verona sul territorio sonese sta entrando nelle sue fasi più avanzate. Dal 25 maggio gli impianti di trazione elettrica della nuova linea sono stati energizzati permanentemente, un altro segnale del passaggio progressivo dalla costruzione alla futura messa in esercizio dell’infrastruttura.
Ma a San Giorgio il punto di osservazione è inevitabilmente più vicino, quasi domestico. Qui il ponte non è soltanto una delle tante opere collegate alla TAV: è la strada che per anni è mancata, il collegamento spezzato che ha inciso sugli spostamenti quotidiani e sulla vita della frazione.
IL PUNTO DEL DIRETTOREPalazzolo e quelle radici che possono ancora tenerci insiemeManca ancora l’ultima parte del percorso e saranno soprattutto le prove di fine agosto a segnare il prossimo passaggio concreto. Dopo cinque anni di attesa, per San Giorgio in Salici settembre è diventato il mese cerchiato sul calendario.
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