San Giorgio: è morto don Alessandro Speri, fu parroco dal 1962 al 1996

Nella notte fra domenica e lunedì 6 luglio è tornato alla Casa del Padre don Alessandro Speri, già parroco di S. Giorgio in Salici.

Era nato a Bussolengo il 2 ottobre 1926 da Augusto ed Elisa, una povera famiglia di contadini ma ricca di profonda fede cristiana.

Venne ordinato sacerdote nel 1950 e subito è stato inviato come curato nelle parrocchie di Dossobuono e di Valeggio prima di arrivare a S. Giorgio a metà degli anni ‘50 in aiuto all’allora parroco don Vittorio Castello.

Alla morte di questi, nel 1962, venne eletto come parroco con le votazioni dei capi famiglia per il diritto di juspatronato ancora vigente. Rimase parroco fino al 1996 e poi si ritirò nella sua casa di Via Boschette collaborando ancora in parrocchia.

Ricordarlo così in poche righe non è facile, di solito la vita di un parroco è scritta pagine su pagine fino a formare un grosso libro ricco di aneddoti, di testimonianze e di opere, praticamente tutta la vita vissuta in quel paese.

Posso dire che l’ho conosciuto che avevo 13-14 anni e poi o poco o tanto ci siamo sempre frequentati.

Anche negli ultimi mesi, qualche volta andavo a trovarlo, quando era disponibile mi chiamava al telefono dicendomi che mi doveva parlare. Suonavo il campanello e trovavo già il cancelletto aperto e la porta spalancata, lui sentiva e conosceva i miei passi e mi accoglieva con grande piacere.

Le conversazioni con lui erano sempre più o meno sugli stessi argomenti, come del resto fanno tutte le persone anziane e piuttosto sole. Voleva sapere delle ultime novità in paese, in parrocchia, nella mia famiglia e poi il discorso cadeva sempre sulle tante brave persone che aveva incontrato nel suo ministero a S. Giorgio, partendo dalla povertà che esisteva negli cinquanta, sessanta.

In quegli anni l’emigrazione dalla campagna verso paesi limitrofi alla città in cerca di nuove occupazioni aveva dimezzato i suoi parrocchiani ed ecco l’intuito di fermare questo deflusso di famiglie cercando di dar loro una casa, e l’ha fatto egregiamente. Mi diceva, l’uomo si distingue per la parola data, per l’abito che indossa e per la casa dove proteggere e far crescere la sua famiglia. Che cosa volesse dirmi, quando mi ha chiamato, non si ricordava più, sarà, mi diceva, per il prossimo incontro.

Ci sarebbero ancora tante cose da dire, io mi fermo qui e supplico il buon Dio di accoglierlo nella sua casa.

Nella foto don Alessandro Speri con don Giuseppe Marconi e Monsignor Ducoli

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