Sabrina Montresor, da San Giorgio in Salici a Dresda, con un lavoro sulle patologie cardiovascolari (e la pasta fresca)

Prosegue la rubrica dedicata a raccontare le esperienze nel mondo che fanno i nostri concittadini. La rubrica ha la finalità di dare un contributo per far capire come si vive all’estero per tutti coloro che l’estero lo vedono forse in vacanza o al più in televisione. In questa puntata raccontiamo l’esperienza di Sabrina Montresor di San Giorgio in Salici che, da un anno, vive per lavoro in Germania a Dresda. Cerchiamo di capire anche questa volta, dalla sua esperienza, la Germania nella sua quotidianità ma soprattutto le opportunità che sta cogliendo.

Sabrina, innanzitutto iniziamo con le presentazioni: Chi sei e da dove provieni

Mi chiamo Sabrina Montresor e sono originaria di San Giorgio in Salici. Da un anno vivo a Dresda, in Germania. Dresda è un’incantevole città sviluppatasi sulle rive del fiume Elba, che per la sua storia e per la sua architettura si è guadagnata l’appellativo di “Firenze sull’Elba”.

Quali studi hai fatto?

Ho conseguito la laurea magistrale in Biotecnologie Mediche e Molecolari all’Università di Verona e mi sono laureata da poco più di un anno.

Che lavoro fai?

Lavoro in un laboratorio di ricerca all’Università di Dresda. Il gruppo in cui lavoro si occupa principalmente di ricerca nell’ambito delle patologie cardiovascolari.

Quando hai capito che saresti andata all’estero?

In realtà, ho sempre saputo di voler fare un’esperienza all’estero. Durante il mio percorso di studi ho valutato più volte la possibilità di partire per un soggiorno di breve durata. Migliorare il mio inglese e sperimentare una realtà diversa da quella italiana era ciò che mi spronava a partire. Ho avuto la fortuna di partecipare ad un bando indetto dell’Università di Verona, in cui si offriva agli studenti la possibilità di svolgere un tirocinio all’estero in una città a scelta. Da vera italiana a cui piace il sole e il bel tempo, ho scelto la Norvegia! Che dire, nonostante il clima, è stata un’esperienza fantastica. Ho visitato luoghi incredibili, ho conosciuto persone nuove, ho imparato a credere di più in me stessa e a non avere paura di osare. In altre parole, questa esperienza ha creato le fondamenta per la mia successiva partenza. A distanza di pochi giorni dal conseguimento della laurea ho ricevuto un’offerta di collaborazione dall’Università di Dresda ed ho quindi deciso di cogliere la palla al balzo.

Lavorare all’estero come opportunità o per necessità?

Direi entrambe. Le attuali possibilità lavorative per un neolaureato in Italia sono poche. Dresda mi ha dato l’opportunità di crescere sia a livello lavorativo che personale. Ho avuto la possibilità di conoscere persone da tutto il mondo, importante per mantenere un atteggiamento aperto ma anche per creare un network essenziale nel campo della ricerca. Ho avuto la fortuna di lavorare per quello che ho studiato e di arricchire il mio curriculum. Infine, sto migliorando la conoscenza della lingua tedesca e di quella inglese. Nella vita di tutti i giorni parlo tedesco mentre al lavoro inglese, essendo un laboratorio internazionale

Come vedi il tuo futuro? Sempre estero o rientro in Italia prima o poi?

Non so cosa mi riserverà il futuro. Mi auguro di trovare un impiego stabile, che sia all’estero o in Italia. Non posso nascondere però che un po’ di nostalgia di casa c’è.

Quanto è diversa la vita dove attualmente vivi rispetto all’Italia ed a San Giorgio in particolare?

Se dicessi che quello che mi manca di più è il cibo italiano, sarebbe una risposta troppo scontata? L’efficienza dei mezzi pubblici e l’enorme utilizzo della bicicletta, in qualsiasi condizione climatica!, sono solo alcuni esempi di ciò che mi ha maggiormente colpito di Dresda. Inoltre, ho sperimentato una cultura volta al rispetto della natura e che valorizza tutto ciò che la propria terra abbia da offrire. Dobbiamo ammettere che il nostro Comune si trova in una bellissima zona, a due passi dal lago di Garda, dalle montagne e dalla città, ma di cui non apprezziamo più il valore perché per noi è diventata la normalità. Direi che una volta che ci si abitua, la vita a Dresda non è così diversa da casa, la cosa più importante è trovare il proprio equilibrio. Si, è vero che non posso ammirare il nostro bel lago di Garda o il Monte Baldo, ma posso comunque passeggiare lungo il fiume Elba o nel Parco Nazionale della Svizzera Sassone.

È facile o difficile crearsi una rete di relazioni all’estero secondo la tua esperienza?

Sicuramente l’inizio non è mai facile. Quando si parte si lasciano delle certezze per dirigersi verso l’ignoto. Si saluta la propria famiglia, i parenti e gli amici e si ricomincia la propria vita dalle fondamenta. Ricordo perfettamente quella sera di una anno fa in cui arrivai a Dresda, accompagnata soltanto dalle mie due enormi valigie. Ero sola, non conoscevo nessuno e in quel momento ho realizzato che avrei dovuto contare soltanto sulle mie forze. Ben presto ho conosciuto persone nuove e mi sono resa conto che tanti altri giovani stavano facendo il mio stesso percorso. Devo ammettere inoltre che a Dresda gli italiani sono ben visti, per cui non ho mai avuto problemi nel relazionarmi. Veniamo sempre associati al buon cibo, al buon vino e a “o sole mio”, anche se la battuta sull’essere una “mangia spaghetti” non manca veramente mai!

Un aneddoto particolare che vuoi raccontare?

Direi la prima volta in vita mia alle prese con la pasta fresca fatta in casa. No, non ero a San Giorgio con nonna Valeria che mi insegnava a prepararla. Ero a Dresda e seguivo gli insegnamenti di due ragazzi tedeschi che la preparavano abitualmente. Nel loro immaginario la classica ragazza italiana impasta ogni giorno, niente di più falso dal momento che la mia esperienza era nulla. Che dire, sicuramente nonna Valeria, e non solo, avrebbe avuto da ridire sulla qualità della mia pasta fresca, ma in fin dei conti, nonna, per essere la prima volta non era neanche così male.

Concludendo, cosa suggerisci a chi ti sta leggendo e si sta chiedendo se nel proprio futuro ci dovrà essere o meno un’esperienza all’estero?

Il mio consiglio, per chi avesse voglia di fare un’esperienza all’estero, è di partire. Non abbiate paura di rischiare. Indipendentemente dall’esito, sarà un’esperienza che vi insegnerà molto, servirà per crescere, per rendervi più forti e vi rimarrà nel cuore tutta la vita.

Chi volesse approfondire l’esperienza di Sabrina, può scriverle una email all’indirizzo montresorsabrina93@gmail.com.

Enrico Olioso

About Enrico Olioso

Nato a Bussolengo il 16 agosto 1964, risiede dall’età di 5 anni a Sona (i primi 5 anni a Lugagnano). Sposato con due figli. Attivo nel mondo del volontariato fin dall’adolescenza, ha fatto anche esperienza di cooperazione sociale. È presidente dell’associazione Cav. Romani e socio Avis dal 1984. Fa parte della redazione di Sona del Baco da Seta dal 2002. È tra gli ideatori del progetto Associazioni di Sona in rete attivato nel settembre 2014.

Related posts