Un telefono alzato all’altezza degli occhi, una faccia che riempie lo schermo, una frase semplice che costringe a scegliere le parole. In questi giorni, mentre il calendario corre verso il 2 giugno, dal Quirinale arriva un invito che somiglia più a una chiamata personale che a una cerimonia: raccontare la Repubblica in pochi secondi, con un video, mettendoci il volto. È la trama dell’iniziativa “Per me la Repubblica è…”, pensata per gli 80 anni dalla scelta che archiviò la monarchia e aprì la stagione repubblicana.
L’obiettivo non è una campagna patinata né un album di frasi fatte. L’idea dichiarata è costruire, giorno dopo giorno, un “archivio vivente”: una galleria di donne e uomini “di ogni età e regione”, con volti e voci che, sommate, restituiscano la fotografia di un Paese reale. Non un monumento immobile, ma una raccolta in movimento, che provi a trattenere il senso della scelta repubblicana anche per chi quella storia l’ha ereditata, non vissuta.
Il sito dedicato è già online, ivoltidellarepubblica.quirinale.it, e la sensazione è quella di una piazza digitale che si riempie in fretta: entrano personaggi noti e cittadini qualunque, con registri diversissimi, dalle parole misurate alle dichiarazioni più emotive. Tra i primi contributi compaiono anche volti popolari come Max Pezzali, Checco Zalone, Claudio Bisio e Marco Paolini, affiancati da chi non ha un palcoscenico ma ha comunque una definizione da affidare alla camera del cellulare.
In mezzo, ci sono le voci che spiazzano proprio perché arrivano senza cornice. La giovanissima Asia di Spongano parla di una “grande fotografia collettiva”, un ballo dove nessuno danza da solo. Lorenzo, bambino romano, riduce la Repubblica a una promessa elementare: essere uguali, essere amici. E poi c’è Riccardo Zanotti, che la definisce “un baluardo di condivisione e gentilezza” in un mondo che sente più duro, più brutale. In pochi secondi si vede la differenza tra una parola imparata e una parola scelta.
La macchina, dal punto di vista pratico, è lineare: si entra dal portale della Presidenza o dal sito dedicato, ci si registra, si riceve via mail il link per caricare il contributo e si invia un video verticale fino a 30 secondi, inquadrando il volto e iniziando con la formula richiesta: “Per me la Repubblica è…”. Partecipano le cittadine e i cittadini italiani, o chi è residente in Italia e maggiorenne. Per i minori la porta non è chiusa, ma c’è una condizione precisa: serve l’autorizzazione di chi esercita la responsabilità genitoriale o la tutela legale, con relativa liberatoria.
Dentro questa scelta c’è un messaggio politico nel senso più pulito del termine, senza slogan: la Repubblica non si celebra soltanto con i riti, ma si interroga con le persone. Il Quirinale parla esplicitamente di “momento di riflessione”, soprattutto per le nuove generazioni, sul senso della scelta repubblicana e sulla storia recente del Paese. E la forma scelta, il video breve, è un linguaggio contemporaneo: non chiede un tema, non pretende una lezione. Chiede una definizione, una sola, detta guardando in camera.
Resta un dettaglio che vale più di tante parole: qui non si cercano discorsi perfetti, ma presenze. Migliaia di micro-ritratti, forse milioni, che messi insieme possono diventare un termometro del sentimento civile, una mappa di ciò che oggi, nella testa e nel cuore delle persone, suona come Repubblica. E se il risultato sarà davvero un “archivio vivente”, lo si capirà dalla varietà: dalle esitazioni, dalle differenze, persino dalle contraddizioni. Perché è lì, spesso, che si vede un Paese che prova ancora a parlarsi.
© 2026 Riproduzione riservata
Segui il Baco
Scegli il canale che preferisci per ricevere e trovare più facilmente le notizie del territorio.
