Roland Garros. Il virus ruba la semifinale ad Arnaldi, ma Cobolli tiene vivo il sogno azzurro

Poster for La Finale: Flavio Cobolli vs Alexander Zverev facing each other with the Roland Garros trophy between them in a stadium

A volte il tennis sa essere meraviglioso. Altre volte sa essere spietato. Per giorni l’Italia aveva sognato una semifinale storica al Roland Garros: una sfida tutta azzurra tra Flavio Cobolli e Matteo Arnaldi, due ragazzi cresciuti insieme, due amici arrivati a un passo dal più grande traguardo della loro carriera. Una partita destinata a garantire comunque un italiano in finale e che avrebbe scritto una pagina indimenticabile del nostro tennis. E invece il destino ha deciso di metterci lo zampino nel modo più crudele possibile.

A poco più di un’ora dall’ingresso in campo è arrivata la notizia che nessuno avrebbe voluto leggere. Matteo Arnaldi si è ritirato a causa di un virus che lo ha debilitato al punto da impedirgli di giocare. Una beffa enorme per il ligure, arrivata proprio nel momento più bello della sua carriera. Dopo settimane di sacrifici, dopo un torneo giocato da autentico guerriero e dopo quasi venti ore trascorse in campo a lottare su ogni punto, la corsa si è fermata davanti alla porta della finale. Perdere una semifinale Slam fa male, ma non avere nemmeno la possibilità di disputarla lascia ferite ancora più profonde.

Il cammino di Arnaldi era stato uno dei racconti più belli di questo Roland Garros. Dopo i problemi fisici che ne avevano rallentato la crescita negli ultimi mesi, il ligure aveva ritrovato fiducia, risultati e un tennis capace di entusiasmare gli appassionati. La finale era lì, a una sola partita di distanza. Bastava un ultimo sforzo. Invece il suo corpo ha presentato il conto proprio sul più bello, trasformando il sogno di una vita in uno dei momenti più amari della sua carriera sportiva.

Non deve essere stato semplice nemmeno per Cobolli. Certo, la finale è un sogno che diventa realtà, ma nessun tennista vorrebbe raggiungerla in queste circostanze. Quando dall’altra parte della rete c’è un amico con cui hai condiviso anni di sacrifici, la gioia si mescola inevitabilmente alla tristezza.

Dall’altra parte del tabellone, Alexander Zverev si è guadagnato il pass per la finale battendo Jakub Mensik 7-5, 6-2, 3-6, 6-3 in poco più di tre ore di gioco. Il giovane ceco aveva il vento in poppa dopo aver demolito in tre set il mediaticamente pompato Joao Fonseca, e nel terzo set è riuscito persino a riaprire i conti con un tennis finalmente libero e aggressivo. Ma è durata il tempo di un cambio di campo: Zverev ha strappato subito il servizio in apertura di quarto set e non si è più voltato indietro. Una vittoria costruita più con la testa che con il braccio, aggrappandosi al servizio nei momenti chiave e punendo ogni cedimento avversario.

A fine partita è arrivato anche il momento più leggero della giornata. Alla domanda su come facesse ad affrontare certe partite senza pensarci troppo, Zverev ha risposto con una risata:“We are athletes, very few of us have anything in our heads anyway. So sometimes it’s easier to be stupid and not think too much.” “Siamo atleti,  pochi di noi hanno comunque qualcosa in testa. Quindi a volte è più facile fare gli stupidi e non pensare troppo.” Una risposta autoironica che ha strappato un sorriso a pubblico e giornalisti e che ha mostrato un lato decisamente più leggero di un giocatore spesso percepito come freddo e impenetrabile.

Ora tutta l’attenzione è rivolta alla finale di domenica. Sulla carta il favorito resta Alexander Zverev, ma è anche l’uomo con tutto da perdere. Arriva alla sua quarta finale Slam avendo perso le prime tre: contro Dominic Thiem allo US Open 2020, contro Carlos Alcaraz al Roland Garros 2024 e contro Jannik Sinner agli Australian Open 2025. Tre volte al traguardo, tre volte rimasto a mani vuote. Non è una statistica, è una storia che chiede un epilogo diverso. Con molti dei grandi favoriti già fuori dal torneo, il mondo del tennis si aspetta che sia finalmente lui ad alzare la Coppa dei Moschettieri. La pressione sarà enorme e ricadrà quasi interamente sulle sue spalle.

Flavio Cobolli, invece, arriverà da sfidante. Senza obblighi, senza il peso dei pronostici e con la leggerezza di chi ha già superato ogni aspettativa. E c’è un dettaglio che rende questa finale ancora più intrigante: l’azzurro ha già battuto Zverev quest’anno. Lo scorso aprile, nella semifinale dell’ATP 500 di Monaco di Baviera, Cobolli si impose con un netto 6-3, 6-3 conquistando una delle vittorie più prestigiose della sua giovane carriera. Certo, una semifinale di un 500 e una finale Slam appartengono a universi completamente diversi, ma il precedente esiste e regala un pizzico di fiducia in più ai tifosi italiani.

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La Tribuna Vip del Divano questa volta si è trasformata in una vera e propria unità investigativa speciale. Dopo i ritiri di Jannik Sinner, Matteo Berrettini e ora anche di Matteo Arnaldi, l’Orso ha deciso che la situazione è troppo sospetta per essere ignorata.“Tre italiani fuori per problemi fisici nello stesso torneo? Qui c’è qualcosa che non torna…” avrebbe borbottato osservando con aria sospettosa il Philippe-Chatrier.

Per fare chiarezza è stato quindi convocato direttamente il celebre Ispettore Clouseau, arrivato a Parigi con impermeabile, taccuino e una quantità preoccupante di teorie improbabili. La prima pista seguita dall’investigatore francese riguarda una possibile contaminazione delle borracce azzurre.“Sto verificando se agli italiani sia stata servita acqua della Senna invece di acqua minerale” avrebbe dichiarato con assoluta serietà davanti ai giornalisti. Le indagini proseguono. Nel frattempo l’unico superstite della spedizione azzurra resta Flavio Cobolli. E forse, prima della finale, qualcuno dovrebbe controllare anche la sua borraccia.

Un pensiero a Matteo Arnaldi, fermato dal destino a un passo dal sogno. Forza Sinner sempre. E forza Cobolli, per te stesso e per tutta l’Italia del tennis.

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Davide Rudari
Nato a Bussolengo nel 1974, risiede da sempre a Corte Salvi, tra Lugagnano e Verona. Sposato con Chiara ha un figlio di nome Emanuele. Analista programmatore presso il Banco BPM. E’ appassionato di tecnologia, computer, fotografia, di manga/anime. Nel tempo libero gioca (male) a tamburello e segue con passione la squadra della propria contrada A.T. Salvi per la quale è segretario fotografo e reporter. Amante del freddo e dell’inverno, della buona cucina e delle persone che ridono di gusto.