Roberto Scala, la passione nel produrre ruote. Prosegue il viaggio del Baco tra gli imprenditori del territorio

Continua il ciclo di interviste del Baco ad imprenditori del nostro territorio, alla scoperta delle loro aziende, della loro storia, del loro presente e del loro futuro. Sono l’humus fertile della tradizione imprenditoriale made in Veneto che ha scritto e sta scrivendo pagine di storia socio economica del Paese Italia.

Ogni intervista è un incontro che regala qualcosa anche dal punto di vista squisitamente emotivo ed umano. Incroci lo sguardo e la parola di persone che, in un certo momento della loro vita, non hanno avuto paura a buttare il cuore oltre l’ostacolo, ad assumersi responsabilità e rischi, a sviluppare una passione o un’idea, ad avere la tenacia di essere fedeli alla propria scelta nel tempo e immettere continue energie per dare spessore e valore alla loro creatura, l’azienda a cui hanno dato vita.

Abbiamo incontrato Roberto Scala, classe 1950 originario di Gaium nel comune di Rivoli Veronese, e la figlia Martina nella sede della Italtecno a Lugagnano, nella zona industriale prospicente alla Gande Mela. È un’azienda che ha fatto, della produzione di ruote in acciaio e nylon destinate a cancelli portoni serramenti e carrelli, la sua specializzazione.

“Nel 1977 – ci racconta Robertoero un dipendente della Italtecno la cui proprietà era da ricondurre alla famiglia Galletto, titolari di una catena di ferramenta a Verona. Dopo un cambio di assetto societario, un socio proseguì con le ferramenta e un altro portò la ditta inizialmente a Oderzo in provincia di Treviso e poi a Caselle. In azienda mi occupavano di tutto, a parte l’emissione delle fatture che faceva il titolare: ordini, bolle, produzione, manutenzione dei macchinari. Ero la classica persona di fiducia alla quale, ad un certo punto arrivò una offerta: ‘vuoi rilevare l’azienda? Te la cedo!'”.

Roberto Scala con la figlia Martina (le foto del servizio sono di Mario Pachera).

Erano le parole dell’allora titolare rivolte e Roberto che, in quella offerta, vide l’opportunità di intraprendere una carriera diversa da quella che in quel momento gli si prospettava: diventare attore del suo destino ed essere titolare di una propria attività. La sua risposta fu affermativa. “Dopo un anno di avviamento e un debito iniziale di cinquecentomila lire per acquistare il furgone per consegnare gli ordini ai clienti – ci racconta con un filo di emozione Robertola mia avventura ebbe inizio. La specializzazione in cui mi sono focalizzato era la produzione di ruote e accessori per cancelli. Come tutte le aziende che nascono ed iniziano il loro iter anch’io ho dovuto contrarre il classico debito iniziale per partire. Ricordo perfettamente la cifra: la banca mi concesse un mutuo di trenta milioni delle vecchie lire con cui iniziai a fare i miei primi investimenti in strumentazioni per la produzione”.

Erano tempi in cui le opportunità di crescere erano trainate da un’economia locale, nazionale ed internazionale in forte espansione. “Non ho mai avuto il dubbio di non riuscire a rientrare del mutuo contrattoci dice infatti Roberto –: riuscirci nei tempi previsti fu abbastanza naturale. Quando ci sono opportunità e credi in quello che fai il mantenere i tuoi impegni, la sostenibilità nel tempo e la crescita ne sono una conseguenza”.

L’incontro con Luigi “Gigi” Residori, imprenditore di Lugagnano specializzato nella commercializzazione di macchine utensili permise alla Italtecno di ampliare la “scuderia” delle attrezzature per la produzione con l’introduzione dei macchinari a controllo numerico che favorirono sia il miglioramento della qualità del prodotto finale sia l’aumento di produzione. La sede di Caselle cominciava ad essere troppo piccola per le crescenti esigenze produttive per cui, nel 2003, sfruttando l’espansione in atto della zona industriale di Sona, Roberto decise di acquisire un nuovo spazio produttivo, stabilendo li la nuova sede.

All’inizio sembrava immenso – ricordano sia Roberto che la figlia Martina sorridendoma poi con il passare degli anni sembrava sempre più piccolo. L’occasione di un’azienda nostra confinante che chiudeva i battenti, mettendo in vendita il capannone, ci fece fare un altro passo in avanti espandendo ulteriormente la nostra area produttiva con una nuova acquisizione immobiliare”. L’ingresso di Martina in azienda avviene nel 2002, sostituendo gradualmente la mamma nel ruolo di responsabile amministrativa.

“Nel tempo abbiamo acquisito anche clienti esteri – ci spiega Martina, che in azienda si occupa di tutto quanto concerne l’amministrazione – che ci regalano tante soddisfazioni professionali ed umane. Oltre a garantirci una certa diversificazione di mercato che è necessaria alla salute di ogni azienda e, ovviamente, anche un certo prestigio ed una buona immagine. Abbiamo clienti in Francia, in Spagna, in Romania ed in Tunisia. Lavoriamo molto bene con una azienda francese che raggruppa altre tre realtà produttive”.

L’azienda consta di tre dipendenti, oltre alla presenza costante del fondatore Roberto che, dall’alto della sua esperienza e forte del suo DNA di fondatore “fa per due!”, come ci dice lui stesso ridendo. Il fatturato complessivo si aggira attorno a un milione di euro.

“Durante il 2022, indicativamente da maggio in poi – ci diconoc’è stata una contrazione degli ordini, dovuta alle cause che sono agli occhi di tutti. Al di là della guerra in Ucraina, che ha un suo impatto sul sistema produttivo essendo quel Paese un grande produttore di acciaio di buona qualità, l’esagerato aumento del costo delle materie prime è il fattore fondamentale ed ha il suo naturale effetto negativo sul prezzo del prodotto finito che vendiamo ai nostri clienti. Qualcuno lo capisce ed accetta, qualcuno capisce e chiede di trovare dei compromessi che soddisfino entrambi, alcuni non capiscono proprio. Questi ultimi sono clienti che perdiamo, ma siamo coscienti che non può che essere così data la rigidità di posizione. L’impennata dei costi non colpisce anche loro?”.

Le ruote in acciaio subiscono un processo di zincatura una volta prodotte e prima che venga montato loro il cuscinetto. La zincatura conferisce una maggiore brillantezza al prodotto finale e soprattutto lo protegge dai processi di deterioramento come ad esempio la ruggine. La zincantura, finché era attivo con la sua azienda prima della pensione, veniva affidata a Vincenzo “Zinco” Guardini, altro imprenditore di Lugagnano che abbiamo intervistato nella sua nuova veste di volontario che si presta gratuitamente alla comunità. Nella location produttiva di Caselle, la Italtecno incontrò anche un altro imprenditore che abbiamo conosciuto in un’altra intervista Baco, Alberto Menon titolare della Menon Srl.

Nella nostra officinaci spiegano ancora Roberto e Martinatra produzione diretta e indiretta, vengono movimentate circa seicentomila ruote all’anno”. Girando nel magazzino accompagnato da Roberto non è possibile non notare ceste piene di ruote di tutte le dimensioni, segno di una lavorazione che richiede una certa capacità di scalabilità sulle dimensioni.

Roberto Scala nella sua azienda.

All’interno di un macchinario, protetto da una rete metallica attorno, un robot compie azioni precise eseguendo un programma di lavoro che qualcuno gli ha preimpostato. Gli incentivi del decreto Industria 4.0 permettono alle aziende di fare importanti investimenti nella evoluzione della propria filiera produttiva. Nel 2012 la Italtecno ha effettuato un importante investimento installando, sul tetto del capannone, un impianto fotovoltaico, ad oggi abbondantemente ammortato. “Un investimento quanto mai azzeccatoconferma Robertonon siamo completamente autonomi, siamo una azienda energivora. Ma ci permette un certo risparmio”.

C’è un episodio che Roberto ricorda con nostalgia e tanto affetto: l’acquisizione del primo cliente estero, avvenuta con un incontro assolutamente causale e inaspettato. “Un giorno stavo lavorando in officina e mi si presentano davanti al portone di ingresso due persone. Era il 1991. Erano due fratelli imprenditori francesi, uno dei quali parlava un fluente italiano. Tramite un loro contatto avevano chiesto informazioni su chi produceva in Italia le ruote di cui avevano bisogno per i loro prodotti finali. E quindi, senza preavviso, si sono proprio presentati sull’uscio della mia ditta. Ho fatto vedere loro i nostri prodotti, abbiamo parlato di volumi di ordini e prezzi e poi abbiamo suggellato questa possibile futura collaborazione con una bella cena dal Brinchi alle Caselle. Ne è nato un rapporto di stima professionale ed amicizia durato per dodici anni, fino a che non hanno ceduto la loro azienda ad altri. Ogni tanto – ricorda ridendo Roberto – venivano a farci visita e l’occasione era sempre propizia per chiudere l’incontro con una bella mangiata e una bella bevuta!”. “Ad una certa ora della sera – aggiunge Martina – tutti parlavano o francese o italiano, capendosi che era una meraviglia!”.

Racconti di un mondo imprenditoriale ed industriale in cui il contatto diretto fatto da occhi che si incrociano e si “studiano”, trattative vis a vis, scambi diretti di opinioni e punti di vista, rapporti umani da costruire e preservare con sentimenti di fiducia e rispetto che crescono nel tempo costituivano il sale della vita delle aziende. Non che ora questo non accada più, diciamo che si è rarefatto e diventato più illiquido. Gli stessi Roberto e Martina, e con loro altri imprenditori intervistati negli anni, pur riconoscendo il grande valore e la grande spinta data alle aziende dalla informatizzazione, nutrono sentimenti di affetto verso quel mondo delle relazioni che è diventato apparentemente meno necessario con l’avvento della possibilità di incontrarsi e chiudere affari anche da remoto.

Da remoto non si condivide un momento conviviale attorno ad un tavolo, si è meno propensi ad aprirsi per raccontare anche cose della propria sfera privata che possono diventare un tutt’uno nel rapporto tra due imprenditori, non si stringono mani né si danno pacche sulle spalle, non si prendono decisioni dettate dall’istinto dell’immediato, rimettendoci magari qualcosa pur di instaurare un rapporto lavorativo, tanto è una ruota che gira e prima o poi quello che metti di tuo ti ritorna.

Sono nato a Bussolengo l'8 ottobre 1966. Risiedo a Lugagnano sin dalla nascita, ho un figlio. Sono libero professionista nel settore della consulenza informatica. Il volontariato è la mia passione. Faccio parte da 30 anni nell'associazione Servizio Operativo Sanitario, di cui sono stato presidente e vicepresidente e attualmente responsabile delle pubbliche relazioni. Per 8 anni sono stato consigliere della Pro Loco di Sona. Ritengo che la solidarietà, insita nell’opera del volontario, sia un valore che vale la pena vivere ed agire. Si riceve più di quello che si dà. Sostengo la cooperazione tra le organizzazioni di volontariato di un territorio come strumento per amplificare il valore dei servizi, erogati da ognuna di esse, al cittadino.