Rifiuti e maleducazione: Il nuovo anno non ha certo migliorato le nostre abitudini

Due anni fa, e una manciata di giorni prima che ci parlassero dell’esistenza di un virus pandemico che ci avrebbe poi (s)travolto le vite, ho avuto la possibilità di andare quasi dalla parte opposta dell’emisfero terreste, a Brisbane che si trova nella regione sud-est del Queensland, sulla costa est australiana.

Un viaggio che mi porterò nel cuore per sempre non solo per i luoghi magici che ho potuto visitare ma soprattutto per il patrimonio inestimabile che a livello umano ho portato con me una volta atterrata in Italia. Ma questo centra ben poco con ciò di cui vorrei parlarvi oggi.

Vengo dunque al punto. Nel centro città di Brisbane, capitale del Queensland, e più specificatamente nell’area di South Bank, c’è una zona (pieno centro, sottolineo) in cui si può avere accesso ad un’ampia piscina e ad una spiaggia artificiale con annesse zone relax che sono a completa disposizione di chiunque: gratuitamente. Sì, a titolo completamente gratuito tu sei lì che passeggi e ti guardi intorno, hai caldo e decidi di voler fare un bagno: lo puoi fare senza tirar fuori un centesimo e realizzando di poter nuotare in calde e limpide acque, fino a tarda notte, in tutta sicurezza (perché ci sono anche i bagnini che vegliano sulla tua incolumità di frivolo vacanziero, incredibile no?). Lo devo ammettere, ho dovuto chiedere se fosse davvero così o se mi trovassi dinanzi ad una specie di scherzo che radicasse in me il fatto che esistono luoghi del genere, quasi del tutto incontaminati da persone maleducate.

Inoltre, i servizi igienici a ridosso della zona balneare urbana erano oltremodo puliti ed in perfetto stato di ordine e conservazione da far impallidire gli espositori di una qualsiasi fiera dell’arredamento.

Perché vi porto a conoscenza di un luogo così surreale? E cosa c’entra tutto questo con quello che vi sto per dire? Presto esplicitato. E’ tornata l’ecologista pretenziosa che tanto vi era mancata e che, nonostante sia appena trascorso il periodo di Natale e con esso un clima di serena magia e reale condivisione dei pensieri, non può fare a meno di sottolineare cosa i miei occhi (e non solo, per fortuna i miei) hanno visto all’indomani dei festeggiamenti del 31 dicembre.

Una situazione di degrado che è perdurata per un paio di giorni, quelli necessari all’arrivo degli operatori ecologici che hanno ristabilito un po’ di ordine nel caos quotidiano in cui versano alcune vie del nostro Comune.

Abito in via Salazzari a Lugagnano e quello che ho visto passeggiando il primo giorno dell’anno non mi è piaciuto per niente: cartoni ammassati l’uno sull’altro a ridosso della strada, nel bel mezzo del marciapiede, alcuni anche scaraventati sulle auto parcheggiate; bicchieri e bottiglie lasciate (o lanciate?) nell’area verde condominiale; sacchetti di spazzatura abbandonati qua e là ed ovviamente residui bellici dei fuochi artificiali (ma non si era suggerito di non esploderli o diminuirne l’uso?).

Stesse considerazioni si possono purtroppo fare per altre aree pubbliche del nostro territorio, purtroppo in tutte le frazioni. Ed è proprio di ieri l’ultima segnalazione, che riguarda il degrado in cui versa il parco di via Marco Polo a Lugagnano.

Ora, le mie domande sono in particolar modo “soltanto” queste: dove andremo a finire con questo tipo di approccio e cosa possiamo fare per ribaltare la situazione e cambiare le (malsane) vecchie abitudini.

Non si può sempre sperare che siano gli altri (i soliti poi, se vogliamo dirla tutta) a mettere la pezza alle nostre mancanze, non possiamo sempre addossare la colpa a chi ci governa, non possiamo sempre giustificare le nostre pessime abitudini da cittadini qualunquisti puntando il dito contro il vicino ed esonerandoci dall’esame di coscienza da cui verremmo sicuramente bocciati a pieno titolo.

Istituiamo una giornata al mese – già si fa ogni tanto nel nostro Comune – in cui ci infiliamo dei guanti, prendiamo un sacco ciascuno e facciamo il giro del nostro quartiere dando un’occhiata al bottino che alla fine della passeggiata abbiamo raccolto: vi assicuro che un sacchetto non sarà sufficiente ed il senso di impotenza e probabilmente di sconforto si abbatterà su di voi come è peraltro successo a me, immediatamente dopo il fugace senso di appagamento per aver ripulito il mio personale pianeta casa (e zone limitrofe).

Quando, in un precedente articolo, ho manifestato il mio pensiero su questo tema mi sono resa conto a posteriori di aver ottenuto generosi consensi e proposte anche degne di nota ma tutto è rimasto sospeso, come in una bolla. Mi è sembrato di aver miseramente fallito ancora. Questa mia “denuncia ecologica” che seguito mai potrà avere nel complesso di una realtà ostica e poco sentita? E’ tutto il sistema che a monte sembra sbagliato, a partire dall’educazione civica che ognuno di noi ha (o non ha) radicata dentro.

Nulla, si può dire, in coloro che la notte del veglione hanno deciso di lasciar i resti sudici dei propri bagordi ed è questo che infonde in me una cupa constatazione. Il nesso che c’è tra il mio viaggio e gli ultimi fatti del veglione di capodanno è che in un Paese come il nostro dei servizi tali come quelli australiani (e presumo ce ne siano anche in altre parti del mondo, attendo curiosa segnalazioni al riguardo) possiamo oltremodo scordarceli, se continuiamo a ragionare individualmente ed egoisticamente.

Il primo pensiero quando mi si è presentata agli occhi quella vasca piena d’acqua tersa e praticamente vuota e quella spiaggia ordinata e silenziosa seppur con molte persone ad occuparla è stato: da noi una situazione del genere non durerebbe che qualche ora, esagerando. Perché se nei nostri territori anche le piscine a pagamento sono gremite di folle impazzite che si stanziano per ore chiassosamente ed allegramente inconsapevoli della confusione da italiano medio che arrecano, in altre parti del mondo tutto questo risulta inconcepibile.

Non parliamo poi dello stato in cui lasciamo i servizi igienici pubblici o le immondizie che non raccogliamo e che lasciamo sul ciglio della strada perché poi qualcuno le raccoglierà e perché comunque non sono vicino a casa nostra.

Già. Che sconfinata amarezza. Il nostro Comune, il nostro dipartimento scuola, le nostre famiglie ma non solo questi organi, bensì tutti abbiamo il dovere di batterci per garantire un futuro al nostro territorio e di conseguenza al nostro Pianeta. Non saremo di certo noi sonesi a cambiare le sorti dell’intero globo terrestre ma possiamo senz’altro smuovere le cose solo se ci proviamo, con un po’ di costanza, con un po’ di fiducia, con un po’ di collaborazione.

Molta collaborazione, frutto di passaparola, di menti aperte ed educate. E con un po’ di sfacciataggine e pelo sullo stomaco capitanati dal coraggioso senso di giustizia. E cose belle. Che portano ad altre cose belle. Ci proviamo?

Da quasi 15 anni Lugagnano è per me e la mia famiglia divenuta casa. Sono nata il 6 aprile 1981, mamma pasticciona, mi definisco un’accanita fan della vita. Mi piace modificare la mia prospettiva sul mondo e sulle cose e considero i cambiamenti fonte di potenti opportunità (ovvero adoro mettermi continuamente in discussione).