“Riapre la discarica Cà di Capri”, la serata organizzata dal Comitato Cittadini

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Mercoledì 7 maggio il Comitato dei Cittadini ha convocato a Lugagnano un’assemblea pubblica per illustrare la situazione della vicenda discarica Cà di Capri, alla luce della nuova ennesima riapertura, dopo vent’anni di tentativi per ottenere la sua chiusura per motivi di sicurezza ambientale dei terreni e delle falde acquifere. L’avvocato Fausto Scappini, per conto del Comitato, l’Avvocato Luca Tirapelle per Legambiente, il Consigliere regionale Franco Bonfante e Michele Bertucco, già responsabile provinciale e regionale di Legambiente, ora Consigliere comunale di Verona, hanno illustrato la situazione alla luce degli ultimi eventi.

 

“I proprietari della discarica – si è spiegato durante la seratadopo anni di inattività per il sequestro del sito, dopo l’arresto di alcuni loro dirigenti oltre che di operatori degli organismi provinciali di controllo, che andranno a giudizio in questi giorni per reati quali la falsificazione di formulari, inquinamento idrico, inquinamento terreni e associazione a delinquere, hanno presentato alcuni mesi orsono alla Regione Veneto un progetto per riaprire la discarica”.

 

La richiesta da alcune settimane è stata accolta ed in conseguenza di ciò la Procura della Repubblica ha dissequestrata la discarica. La strada intrapresa dai proprietari ripercorre vecchi collaudati percorsi ben noti ai cittadini di Lugagnano.

 

“Si sostiene – è stato indicato dal tavolo dei relatori – che la riapertura deve essere consentita per ‘mettere in sicurezza l’area’ e quindi chiuderla definitivamente. La ‘magica frase’ che viene ripetuta da decenni forse nasconde il solito trabocchetto, nel quale la Regione Veneto pare sia cascata anche questa volta. La richiesta è stata presentata per una discarica di materiali ‘speciali’ non pericolosi, ma la ditta richiedente ha chiesto delle deroghe che consentirebbero il conferimento di materiali con  valori accertati a livelli ben superiori a quelli delle discariche di prodotti ‘pericolosi’. Queste deroghe consentirebbero di depositare gli stessi materiali che in passato hanno creato gravi problemi di inquinamento ambientale oltre che pericolosi incendi”.

 

“La richiesta viene giustificata dal fatto che  depositare materiali speciali non sarebbe economicamente  interessante e quindi la proprietà non disporrebbe dei mezzi economici per provvedere alla ‘messa in sicurezza del sito’. Molti i quesiti messi sul tavolo – è stato indicato durante la serata – senza ragionevoli risposte: Le entrate ottenute dalla ditta in un passato pluridecennale dove sono finite? Le cauzioni depositate in Provincia  in presenza di tre infrazioni gravi sancite da atti pubblici, sono mai state incassate? Perchè consentire che l’imprenditore acceda ad altre laute nuove entrate prima che sani guasti ambientali acclarati da lui commessi?”

 

Il Sindaco Gianluigi Mazzi e l’Assessore Dalla Valentina, presenti all’Assemblea, hanno fornito  informazioni sui contatti avuti in Regione e sui colloqui con i dirigenti di Rotamfer, segnalando una forte preoccupazione. Senza un accordo e conseguente convenzione con la ditta il Comune potrebbe trovarsi nella stessa condizione nella quale si trova con la Sun Oil e cioè con un sito a grave rischio ambientale ed una prospettiva di oneri per la comunità notevoli per lo smaltimento di quanto presente.

 

Il Presidente del Comitato Cà di Capri Lucio Santinato (nella foto) aprendo e chiudendo i lavori ha manifestato il proprio sconforto per la situazione nella quale ci si è venuti a trovare a Lugagnano, dopo anni di gravosi impegni sul tema. Dopo aver raccolto 695 firme di cittadini di adesione all’iniziativa,  il ricorso a Tar contro il provvedimento si è potuto presentare con la firma di soli sei cittadini e da Legambiente ed in sede di raccolta fondi per le spese del contenzioso si è ottenuto il contributo solamente di altre sei persone.

 

Il Comune pur avendo votato in sede VIA (commissione regionale impatto ambientale) sempre ‘no’, mentre ogni altro Ente, Comuni dell’area, Provincia, Asl e funzionari regionali di settore hanno votato ‘si’, ha deciso di non aderire all’iniziativa del ricorso. Santinato, manifestando un notevole disagio personale, ha rilevato che la scarsa presenza di cittadini all’assemblea era dovuta ad un notevole calo di interesse della comunità civica di Lugagnano per un problema che purtroppo resta molto grave. Questo assenteismo non aiuta la causa. Ha concluso mettendo in risalto che la situazione anche per il futuro non si presenta  rosea in quanto, se il Comitato dovesse vincere il ricorso, si troverà da solo a dover affrontare il successivo appello in sede Consiglio di Stato, essendo stato l’unico proponente, senza mezzi economici a disposizione per quel livello di contenzioso. I presenti al tavolo degli organizzatori hanno suggerito al Comune un passaggio che lo rimetterebbe in corsa, tagliando fuori la Regione, quello di depositare un ricorso al Capo dello Stato, passaggio ritenuto non solo possibile, ma utile. Su quest’ultima proposta il Sindaco si è riservato di decidere, dopo aver ascoltando il parere dei Consiglieri di  maggioranza e di opposizione in tempi stretti. 

 

A margine della serata abbiamo posto al Sindaco alcune domande su questo scottante argomento. Perché non avete aderito al ricorso al TAR proposto dal Comitato dei Cittadini? “Perché non vi erano elementi per farlo. L’Amministrazione ha voluto verificare con i tecnici ed i legali se vi era la possibilità di procedere. Era stato sconsigliato: si era scelto di procedere ancora nell’analisi del tutto e decidere in un secondo momento se fare il ricorso al Presidente della Repubblica”. Quale quindi secondo voi la soluzione migliore per uscire da questa vicenda? “Mettere in sicurezza il sito, e lo si può fare portandolo a completamento. Questa discarica risale agli anni Settanta: venne fatta nel momento in cui si costruì l’autostrada Modena-Brennero. La parte di Verona è conclusa da anni, ora tocca a quella di Sona. L’attenzione e i controlli sono stati elevati da parte di tutti gli enti preposti ai massimi livelli, soprattutto dopo quanto è accaduto nel 2007. Sona necessita ora di una chiusura definitiva della vicenda: lasciare il tutto così significherebbe aprire le porte ad un possibile disastro ambientale. Servono quattro anni circa per completarla e, come suggerito dalle precedenti Amministrazioni, va stipulata una convenzione che porti anche ad un ritorno per la comunità, sia per quello che riguarda una ristorazione economica sia per quello che riguarda la creazione di una commissione di tecnici esterni per il controllo”.